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Il pasticcio tra Stato e Regione sulla norma delle distanze minime tra cimiteri e i centri abitati

04 ottobre 2025

Cuneo

Cimitero Un pasticcio normativo relativo ai vincoli cimiteriali a 200 metri, sta mettendo in difficoltà amministrazioni locali e imprenditori. Sotto accusa una norma omnibus dell’aprile 2014, uno degli ultimi atti della scorsa legislatura regionale che ha abrogato il comma 4 dell’articolo 89 della legge regionale 25 marzo 2013, n. 3 “Fino all’adeguamento dei PRG alle nuove definizioni delle fasce di rispetto di cui all’articolo 27 della l.r. 56/1977, come modificato dalla presente legge, sono fatte salve le perimetrazioni, le fasce, le previsioni urbanistiche e le relative disposizioni contenute nei PRG vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge” . Una norma di buon senso che permetteva di applicare alcune deroghe salvaguardando lo stato di fatto fino all’adeguamento del Piano Regolatore e che oltre dieci anni ha permesso di gestire situazioni anche complesse. Questa disposizione, ai tempi non impugnata dallo Stato, permetteva una via d’uscita ai Comuni e ai tecnici comunali alla stringente norma statale che prevede tout court il divieto totale di edificazione entro un raggio di 200 metri dal perimetro di un cimitero, basato sull’articolo 338 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie del 1934 poi modificato dalla legge 166 del 2002 . La frettolosa abrogazione approvata in dirittura d’arrivo della XI Legislatura con i soli voti del centro destra, ha di fatto reso inapplicabili le previsioni urbanistiche fino ad allora legittimamente approvate,  mettendo in seria difficoltà gli Enti locali e imprese. Anche se tale vincolo nazionale si basa su ragioni di salute pubblica, per  il decoro e la sacralità dei luoghi di sepoltura  e per garantire lo spazio per la potenziale espansione futura dei cimiteri, per molti comuni soprattutto quelli più piccoli che hanno i cimiteri adiacenti ai centri urbani rappresenta un vincolo a volte insormontabile che dovrebbe essere gestito con maggior flessibilità. Dopo l’abrogazione della norma citata, sono stati bloccati gli interventi edilizi di ampliamento superiore al 10% dei fabbricati costruiti nel perimetro dei 200 metri e sono stati fermati i piani esecutivi convenzionati con gravi danni anche per gli imprenditori che si sono visti “cambiare le carte in tavola” magari dopo aver pagato per anni l’IMU per aree fabbricabili che ora non possono più essere utilizzate  per questo fine. Una vicenda di non facile soluzione. La Regione, non potendo re introdurre le deroghe abrogate, ha approvato una proposta di legge per invitare il Parlamento a legiferare in tal senso dato che la competenza è statale. Il provvedimento è stato votato dalla maggioranza di centro destra e dal Pd. Una dichiarazione d’intenti condivisa da gran parte del Parlamentino regionale, ma che per  adesso rimane un buon proposito, ma senza tempistiche certe. L’assessore all’urbanistica Marco Gallo è però fiducioso “Questa iniziativa nasce dall’ascolto delle difficoltà di tanti sindaci e cittadini, in particolare nei piccoli Comuni montani, dove la presenza dei cimiteri a ridosso dei centri abitati impediva spesso lo sviluppo edilizio e la valorizzazione del territorio. Con la proposta al Parlamento vogliamo dare risposte concrete e aggiornare una norma ormai superata, garantendo al tempo stesso la sicurezza e il rispetto delle regole sanitarie”. Una  parte dell’opposizione ha votato il provvedimento, ma evidenzia l’errore fatto dal centro destra nell’aprile 2024 “Concordiamo con la proposta, ma contestiamo – afferma Mauro Calderoni, consigliere regionale del PD –  l’atteggiamento altalenante e superficiale della maggioranza di centrodestra, che è riuscita a compiere una spettacolare inversione a U, creando soltanto confusione e incertezza per i Comuni, i cittadini e le imprese. Il risultato  è che in pochi mesi le amministrazioni locali si sono trovate a dover gestire norme contraddittorie, con strumenti urbanistici da rivedere, progetti bloccati, cittadini disorientati e un alto rischio di contenziosi”. L’iniziativa legislativa si aggiunge anche a quella di altre regioni come il Veneto al momento ferme in Parlamento,  che già nel 2022  hanno richiesto la riduzione a 50 o 100 metri a seconda della dimensione del comune, dei vincoli cimiteriali  consentendo interventi di recupero, miglioramento energetico e inclusione di aumenti volumetrici nelle aree vincolate.  L’auspicio è l’iniziativa piemontese abbia maggior fortuna. L’incertezza generata da questa disposizione  si somma alle modifiche volute dal Ministro Salvini contenute nel Testo unico dell’edilizia che mirano a semplificare le procedure edilizie e sanare le difformità minori riducendo però  gli  incassi delle Amministrazioni locali.  Un’altra brutta notizia per gli Enti locali.
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