Aveva lasciato i suoi due cani in custodia ad un amico a Garessio presso la casa di una terza persona la sera di capodanno, ma dopo alcuni giorni, il custode dei due cani partì per un viaggio all’estero, lasciandoli chiusi nell’appartamento, con le tapparelle abbassate, senza cibo né acqua. I due cani rimasero così incustoditi per circa 7 giorni fino a quando il 21 gennaio, dopo le sollecitazioni di alcuni vicini che li sentivano abbaiare e graffiare con le unghie contro la porta di casa, intervennero carabinieri e volontari ad aprire la porta della casa per liberare i due animali che uscirono immediatamente facendo le feste ai loro liberatori. I testimoni che entrarono nell’appartamento quel giorno avevano descritto lo stato di abbandono in cui erano stati lasciati i due cani, “un letto tutto mangiato, bisogni su tutto il pavimento e un odore terrificante, faceva molto freddo e non c’erano nè acqua nè cibo”. Per questo motivo la proprietaria dei due cani, J.C. è stata rinviata a giudizioso l’accusa di abbandono di animali. “La situazione è tanto semplice quanto triste” aveva concluso nella sua requisitoria il pubblico ministero Lucietta Gai chiedendo la condanna della proprietaria dei due cani a 20 giorni di arresto, “l’uomo a cui erano stati affidati i cani ha detto che quella custodia doveva durare pochissimi giorni ma che la proprietaria non era più venuta a prendere i cani nonostante lui le avesse chiesto di riprenderli perchè lui doveva partire per la Spagna. Il veterinario ha dichiarato che anche solo 3 o 4 giorni in queste condizioni sono lesivi per gli animali”. Per la difesa invece, se era stata provato indiscutibilmente l’abbandono dei due cani lasciati soli in quell’appartamento per più giorni senza cibo nè acqua, questo andava imputato all’amico cui erano stati affidati i due cani e al proprietario della casa, poiché non era stato accertato nell’indagine che la donna fosse a conoscenza dello stato in cui si trovavano gli animali, nè che lei avesse accesso a quella casa. A fronte di una richiesta di assoluzione avanzata dalla difesa, il giudice ha però deciso di condannare la donna al pagamento di 3 mila euro di ammenda.