editoriale

Disordinati

20 settembre 2025

Cuneo

disordine (foto Pixabay) (foto Pixabay) La realtà non è ordinata, né quella esterna né quella interiore. Incertezza, diversità, punti di vista molteplici e contraddittori possono essere vissuti come minacce oppure come opportunità. Possiamo starcene sulla difensiva e cercare di controllare tutte le variabili, oppure guardarci intorno con curiosità, sapendo che non è sempre tutto comodo quello che incontriamo lungo il cammino. La vita, più che a una strada diritta, è simile a un labirinto, dove per avvicinarsi al centro si compiono diversi movimenti rotatori in varie direzioni, come nel labirinto di Chartres. Il centro viene raggiunto solo dopo un lungo percorso in direzione opposta che, inaspettatamente, ripiega poi verso la meta desiderata. I disordinati, abituati a essere circondati da contesti non lineari, accettano più facilmente la vita con le sue circonvoluzioni. Hanno un cervello più allenato alla gestione del disordine e a focalizzarsi, di volta in volta, su ciò che è importante, anche se immerso nel caos. I disordinati non si aspettano che le cose vadano a posto per forza. Chi non si appoggia a schemi e mappe predefiniti non perde la testa quando schemi e mappe saltano: non ci ha mai fatto troppo affidamento. I disordinati sono adatti a tempi imprevedibili, complessi e disagevoli come questi, in cui spesso non si capisce dove si è, dove si sta andando e, quando meno te l’aspetti, è tutto da rifare: i disordinati mantengono lucidità e sangue freddo, perché ci sono abituati. Imparare a convivere e collaborare col disordine è un atteggiamento interiore e una pratica quotidiana. È sviluppare la capacità di danzare con l’imprevisto, di improvvisare come un musicista jazz, che non si limita a seguire uno spartito, ma dialoga con ciò che accade attorno a lui.
Vita Ordine disordine