editoriale

La dignità delle istituzioni e la buona educazione di chi le rappresenta

07 settembre 2025

Cuneo

parlamento italiano Mauro Berruto, ex commissario tecnico della nazionale italiana maschile di pallavolo, ha coniato l’espressione “egoismo di gruppo” per indicare la felice convergenza delle aspettative individuali dei membri di un gruppo, quando tutti lavorano per il successo della squadra e, così, indirettamente, per la propria personale riuscita. L’immagine è suggestiva. Tuttavia, di egoismo siamo forse un po’ saturi e varrebbe la pena di riflettere sulla possibilità, in questi tempi difficili, di un percorso inverso,chiedendosi se i valori propri di una realtà alla quale si appartiene possano influenzare positivamente chi, volta per volta, di quella realtà entra a far parte. Non è infrequente che chi ha a che fare con una certa impresa o associazione o istituzione percepisca un modo di pensare e di agire legato a quel determinato ente, almeno in parte indipendente dai singoli che, via via, lo rappresentano o ne fanno parte. Non si vuole negare che siano le persone a dare l’impronta, ma non è escluso che il ruolo e l’appartenenza a un certo gruppo possano incidere, positivamente o negativamente, sul modo di interpretare quell’appartenenza. Ad esempio, fare parte di un organo collegiale istituzionale o amministrativo ha un significato che dovrebbe andare oltre i singoli individualismi, perché la dignità del ruolo dovrebbe contribuire a plasmare la dignità della persona che lo ricopre. Se si leggono le interviste di esponenti della politica di qualche decennio fa si coglie, immediatamente, una certa ricercatezza (talvolta ridondante) nel linguaggio, un’attenzione all’abbigliamento e ai modi, che oggi, per alcuni, sembra smarrita. Gli esperti di comunicazione spiegano questo cambiamento distinguendo una fase storica nella quale il ruolo richiedeva a certe persone di non comportarsi come ci si comporterebbe da persone comuni e un’altra fase storica, quella attuale, in cui, per ottenere le simpatie e il consenso dell’elettorato, occorre presentarsi proprio come una persona comune. Questa interessante teoria, però, non spiega come mai la “persona comune” che sarebbe la guida e il modello di alcune personalità pubbliche sia quella che esprime, con modi sempre più discutibili, stili di vita per nulla raffinati che, fortunatamente, appartengono solo ad alcuni. Per citare un esempio di questa tendenza non si può fare a meno di menzionare il Presidente Trump e alcuni dei suoi collaboratori. Anche senza entrare nel contestabilissimo merito delle azioni dell’amministrazione americana, neppure a un osservatore distratto può sfuggire un imbarbarimento nei modi e nel linguaggio impensabili, fino a pochi mesi fa, per chi si siede nello Studio Ovale. Sarebbe troppo ingenuo illudersi che certi problemi se ne stiano al di là dell’Oceano Atlantico. Purtroppo, anche dalle nostre parti, europee e nazionali, non sono mancati e non mancano pessimi esempi di scarso riguardo per il decoro istituzionale che, anche nel linguaggio e nel comportamento, non rendono giustizia alla dignità del ruolo ricoperto. La buona notizia è che non mancano numerosi esempi positivi. Sia a livello nazionale, sia a livello comunitario, sono la maggioranza le persone che alimentano la storia virtuosa, nel merito e nella forma, delle istituzioni che rappresentano. A queste persone, nel momento storico nel quale stiamo vivendo, compete una responsabilità ulteriore rispetto a quelle dei loro predecessori. Sindaci, membri di giunte e consigli, Parlamentari, Ministri, Magistrati, professionisti, dipendenti pubblici e funzionari dello Stato, oggi, devono essere consapevoli che spetta loro il delicatissimo compito di proteggere la dignità e la storia delle istituzioni delle quali fanno parte e dei ruoli che ricoprono. Perché le istituzioni continuino ad essere al servizio delle persone e, così, incarnare quell’altruismo istituzionale e funzionale che rappresenta il loro senso più profondo di esistere, è necessario che chi le rappresenta non solo intenda il proprio ruolo come servizio, ma lasci anche che questa dimensione altruistica plasmi anche il proprio comportamento. Dietro la maleducazione e i modi arroganti, in fondo, c’è anche un desiderio di protagonismo con tratti narcisistici che può e deve essere messo da parte. Le istituzioni hanno anche un ruolo educativo, in primo luogo nei confronti di chi le rappresenta.  
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