editoriale

Mia moglie

30 agosto 2025

Cuneo

computer con smartphone (foto Pixabay) (foto Pixabay) Nel giro di poche ore un’inchiesta partita da Instagram, grazie alla pagina L’ha scritto una femmina, ha svelato l’esistenza del gruppo Facebook “Mia Moglie”. Dietro il titolo innocuo si nascondeva una comunità di oltre 32.000 iscritti, in gran parte uomini, tra cui insegnanti, medici, avvocati, poliziotti. L’attività era semplice e brutale: condividere senza consenso foto di mogli, fidanzate e compagne, rubate all’intimità o alla quotidianità, commentandole con volgarità da spogliatoio. Non un gioco, ma un abuso organizzato che ha trasformato migliaia di donne in merce di scambio. Le denunce sono state immediate: in molte hanno riconosciuto se stesse o i propri partner tra i membri del gruppo. Nel giro di poche ore la Polizia Postale è intervenuta, parlando di disagio profondo nel leggere contenuti tanto grevi, e Meta ha disposto la chiusura della pagina. Circa tremila le segnalazioni raccolte, mentre gli investigatori procedono nell’identificazione degli iscritti. Ma la chiusura non ha fermato la pratica: molti uomini si sono spostati su Telegram, dove l’assenza di controlli favorisce il proliferare di comunità simili. Colpisce il tentativo di minimizzare: “una goliardata”, “uno scherzetto” che non dovrebbe compromettere un matrimonio. Ma questo linguaggio tradisce l’idea di fondo: considerare i corpi femminili come proprietà da esporre, senza consenso e senza conseguenze. La vicenda solleva interrogativi sulla coerenza sociale e istituzionale: la docente che tempo fa ha aperto un profilo su OnlyFans - col consenso di se stessa - è stata licenziata; per gli insegnanti, i poliziotti e i professionisti, che hanno preso parte a un gruppo che alimentava la violenza di genere, saranno previste sanzioni? “Mia Moglie” non è un episodio isolato, ma la punta dell’iceberg di un problema sistemico. La domanda è: quale modello socio-culturale ha generato uomini convinti di poter disporre delle donne come di cose proprie? E il problema ulteriore è che questa mentalità di possesso è la stessa che conduce dritta al femminicidio.
Uomini Femminicidio Pagina Facebook mia moglie foto senza consenso