(foto Pixabay)
Viaggio dentro
Quello interiore non finisce mai.
“Sono vasto. Contengo moltitudini”, scriveva il poeta americano Walt Whitman in “Canto di me stesso” (Foglie d’erba, 1855). Per questo a volte si ha la sensazione che una vita intera non basti: per esplorarsi, conoscersi, permettere alle diverse parti di sé di emergere e manifestarsi.
Pare tuttavia sia più efficace “scendere” a vedere invece di attendere l’emersione spontanea di quanto è contenuto nelle nostre profondità.
Ma perché farlo? “Perché essere te stesso in un mondo che cerca costantemente di fare di te qualcos’altro è il successo più grande”, come affermava lo scrittore Ralph Waldo Emerson. La fedeltà a sé stessi, alla propria unicità e dunque al proprio mandato, dipende dalla capacità di frequentare, proteggere e mantenere vivo il proprio mondo interiore e dall’imparare ad osservarlo con onestà e integrità. Solo così si impara a filtrare quello che ci viene detto e a comprendere se ci corrisponde, invece di accettarlo acriticamente.
All’importanza del viaggio interiore spesso ci si risveglia: e il risveglio è spesso ospitato da un momento di crisi che non passa, una malattia, una perdita. Sono momenti in cui di solito il procedere ordinario delle cose rallenta: in quella dimensione sospesa si apre un varco, la finestra sul mondo “dentro”. Una delle lezioni da non dimenticare, a crisi superata, è che il mondo interiore ha bisogno di uno spazio-tempo dedicato, che ha una consistenza e una frequenza diverse dal mondo “fuori”. Artisti, filosofi e maestri spirituali ci hanno lasciato testimonianze preziose della loro esperienza del “varco”. Mi ha sorpreso dunque il racconto che di tale esperienza ha fatto il fisico Federico Faggin nella sua autobiografia “Silicio” (Mondadori 2018) e nella recente lunga intervista uscita quest’anno sempre per Mondadori nel volume “Oltre l’invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono”, in cui parla di risveglio, coscienza, libero arbitrio, facendo dialogare in modo davvero inedito scienza e spiritualità. Per viaggiatori interiori e palombari esploratori degli abissi.
editoriale
(foto Pixabay)
Viaggio dentro
Quello interiore non finisce mai.
“Sono vasto. Contengo moltitudini”, scriveva il poeta americano Walt Whitman in “Canto di me stesso” (Foglie d’erba, 1855). Per questo a volte si ha la sensazione che una vita intera non basti: per esplorarsi, conoscersi, permettere alle diverse parti di sé di emergere e manifestarsi.
Pare tuttavia sia più efficace “scendere” a vedere invece di attendere l’emersione spontanea di quanto è contenuto nelle nostre profondità.
Ma perché farlo? “Perché essere te stesso in un mondo che cerca costantemente di fare di te qualcos’altro è il successo più grande”, come affermava lo scrittore Ralph Waldo Emerson. La fedeltà a sé stessi, alla propria unicità e dunque al proprio mandato, dipende dalla capacità di frequentare, proteggere e mantenere vivo il proprio mondo interiore e dall’imparare ad osservarlo con onestà e integrità. Solo così si impara a filtrare quello che ci viene detto e a comprendere se ci corrisponde, invece di accettarlo acriticamente.
All’importanza del viaggio interiore spesso ci si risveglia: e il risveglio è spesso ospitato da un momento di crisi che non passa, una malattia, una perdita. Sono momenti in cui di solito il procedere ordinario delle cose rallenta: in quella dimensione sospesa si apre un varco, la finestra sul mondo “dentro”. Una delle lezioni da non dimenticare, a crisi superata, è che il mondo interiore ha bisogno di uno spazio-tempo dedicato, che ha una consistenza e una frequenza diverse dal mondo “fuori”. Artisti, filosofi e maestri spirituali ci hanno lasciato testimonianze preziose della loro esperienza del “varco”. Mi ha sorpreso dunque il racconto che di tale esperienza ha fatto il fisico Federico Faggin nella sua autobiografia “Silicio” (Mondadori 2018) e nella recente lunga intervista uscita quest’anno sempre per Mondadori nel volume “Oltre l’invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono”, in cui parla di risveglio, coscienza, libero arbitrio, facendo dialogare in modo davvero inedito scienza e spiritualità. Per viaggiatori interiori e palombari esploratori degli abissi.
Viaggio dentro
26 luglio 2025
Cuneo
(foto Pixabay)
Viaggio dentro
Quello interiore non finisce mai.
“Sono vasto. Contengo moltitudini”, scriveva il poeta americano Walt Whitman in “Canto di me stesso” (Foglie d’erba, 1855). Per questo a volte si ha la sensazione che una vita intera non basti: per esplorarsi, conoscersi, permettere alle diverse parti di sé di emergere e manifestarsi.
Pare tuttavia sia più efficace “scendere” a vedere invece di attendere l’emersione spontanea di quanto è contenuto nelle nostre profondità.
Ma perché farlo? “Perché essere te stesso in un mondo che cerca costantemente di fare di te qualcos’altro è il successo più grande”, come affermava lo scrittore Ralph Waldo Emerson. La fedeltà a sé stessi, alla propria unicità e dunque al proprio mandato, dipende dalla capacità di frequentare, proteggere e mantenere vivo il proprio mondo interiore e dall’imparare ad osservarlo con onestà e integrità. Solo così si impara a filtrare quello che ci viene detto e a comprendere se ci corrisponde, invece di accettarlo acriticamente.
All’importanza del viaggio interiore spesso ci si risveglia: e il risveglio è spesso ospitato da un momento di crisi che non passa, una malattia, una perdita. Sono momenti in cui di solito il procedere ordinario delle cose rallenta: in quella dimensione sospesa si apre un varco, la finestra sul mondo “dentro”. Una delle lezioni da non dimenticare, a crisi superata, è che il mondo interiore ha bisogno di uno spazio-tempo dedicato, che ha una consistenza e una frequenza diverse dal mondo “fuori”. Artisti, filosofi e maestri spirituali ci hanno lasciato testimonianze preziose della loro esperienza del “varco”. Mi ha sorpreso dunque il racconto che di tale esperienza ha fatto il fisico Federico Faggin nella sua autobiografia “Silicio” (Mondadori 2018) e nella recente lunga intervista uscita quest’anno sempre per Mondadori nel volume “Oltre l’invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono”, in cui parla di risveglio, coscienza, libero arbitrio, facendo dialogare in modo davvero inedito scienza e spiritualità. Per viaggiatori interiori e palombari esploratori degli abissi.