cronaca

In 13 a processo per diffamazione al padre di quattro bambini

19 luglio 2025

Cuneo

Una separazione consensuale cui dopo un po’ di tempo era seguita una denuncia da parte della ex moglie per abusi e maltrattamenti a carico dell’ex marito, di cui sarebbero state vittime i figli. In mezzo una perizia che aveva giudicato inidonea la madre alla custodia dei figli e il collocamento di questi a casa dei nonni paterni; una decisione che però aveva evidenziato molte problematiche, tanto che erano stati gli stessi nonni a chiedere l’intervento del Tribunale dei minori per trovare un’altra soluzione, individuata nel collocamento dei tre maggiori in una comunità e della più piccola in una famiglia. Era l’estate del 2020 e la madre aveva dato notizia di questa decisione dei giudici sul gruppo Facebook da lei amministrato, ‘aiutiamo i quattro fratellini di Cuneo’. Sotto quel post si scatenarono i commenti di molti iscritti, tra cui quelli dei 23 rinviati a giudizio con l’accusa di diffamazione ai danni del padre dei bambini e dei nonni paterni; di questi in dieci hanno risarcito il danno, mentre per gli altri tredici si è aperto a Cuneo il processo in cui il padre e gli anziani genitori si sono costituiti parti civili. “Amici e colleghi mi avevano segnalato quel gruppo Facebook e lo avevo monitorato per qualche settimana, poi su suggerimento del mio avvocato avevo cancellato il mio profilo e non ne seppi più niente. Contenevano insulti a me e ai miei genitori, mi davano del pervertito, dell’ubriacone, mi auguravano di finire in carcere dove gli altri detenuti avrebbero pensato a me, mi avevano condannato prima ancora del processo, ho avuto paura, per lungo tempo attacchi di panico, non riuscivo a dormire la notte. L’avvocato aveva dato mandato ad un’agenzia investigativa di monitorare il gruppo Facebook; a gennaio 2021 ci relazionarono su quanto scritto e decidemmo di sporgere querela”. L’uomo ha dichiarato di non aver parlato con i genitori di quei commenti per non turbarli ulteriormente, così come i due coniugi hanno riferito alla giudice di aver tenuto nascosto al figlio le tre lettere minatorie che ricevettero a febbraio, aprile e luglio del 2021. “Coinvolgemmo nostro figlio solo dopo la terza lettera, la più pesante di tutte, e decidemmo di andare dall’avvocato - ha riferito il padre in aula -. Contenevano minacce, dicevano di non farci vedere in giro, di non uscire sul balcone di casa”. Il 30 gennaio il processo proseguirà con l’escussione degli altri testi di accusa e difesa.
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