Si arriva in vetta, alla meta, a sé stessi.
È più un fatto di disposizione mentale che di buona sorte. È più un fatto di costanza che di velocità.
Dirlo è quasi imbarazzante, nell’epoca dell’istantaneità.
Crediamo nel “tutto e subito”, lo pretendiamo addirittura.
I progetti invece - personali, relazionali, creativi, professionali - non stanno dentro la narrativa del “è avvenuto tutto in ogni istante”, ma nel mettersi in cammino ogni giorno, guidati dalla visione del “che cosa” desideriamo realizzare, lasciando il “quando” e il “come” alla vita, che ha i suoi perché.
A chiarire l’importanza dello “stare in ogni passo” è il filosofo austriaco Karl Popper (1902-1994) con la sua fiducia nel miglioramento incrementale, una forma di antidoto ai rischi di qualsiasi rivoluzione rigida e assolutista. La società e la conoscenza avanzano per piccoli passi, ognuno dei quali viene messo alla prova e affinato. Secondo Popper, la conoscenza progredisce solo attraverso la critica. Le teorie devono essere messe al vaglio, falsificate e migliorate. Parla di un cambiamento che non pretende la perfezione subito, ma valorizza i piccoli progressi. La sua tecnica del “piecemeal engineering”, che in italiano è chiamata “tecnica a spizzico”, si basa su miglioramenti incrementali, che possono essere corretti lungo il percorso. “Procedere per piccoli passi è più sicuro rispetto a una trasformazione radicale. La storia è piena di esperimenti fallimentari nati dal voler cambiare tutto di colpo. La vera forza sta nel migliorare a poco a poco, con l’umiltà di mutare rotta quando serve”, scrive Simonetta Tassinari nel saggio “Il bello tra le crepe: Manuale di riparazione della vita quotidiana”, Feltrinelli 2025.
La trasformazione richiede cura per ogni passaggio. Dare tempo al tempo: ai progressi necessari, sequenziali e sostenibili, alla possibilità di apportare piccole riparazioni e aggiustamenti, grazie alla saggezza acquisita dall’esperienza e alle indicazioni date dalla vita, passo dopo passo.
editoriale
Si arriva in vetta, alla meta, a sé stessi.
È più un fatto di disposizione mentale che di buona sorte. È più un fatto di costanza che di velocità.
Dirlo è quasi imbarazzante, nell’epoca dell’istantaneità.
Crediamo nel “tutto e subito”, lo pretendiamo addirittura.
I progetti invece - personali, relazionali, creativi, professionali - non stanno dentro la narrativa del “è avvenuto tutto in ogni istante”, ma nel mettersi in cammino ogni giorno, guidati dalla visione del “che cosa” desideriamo realizzare, lasciando il “quando” e il “come” alla vita, che ha i suoi perché.
A chiarire l’importanza dello “stare in ogni passo” è il filosofo austriaco Karl Popper (1902-1994) con la sua fiducia nel miglioramento incrementale, una forma di antidoto ai rischi di qualsiasi rivoluzione rigida e assolutista. La società e la conoscenza avanzano per piccoli passi, ognuno dei quali viene messo alla prova e affinato. Secondo Popper, la conoscenza progredisce solo attraverso la critica. Le teorie devono essere messe al vaglio, falsificate e migliorate. Parla di un cambiamento che non pretende la perfezione subito, ma valorizza i piccoli progressi. La sua tecnica del “piecemeal engineering”, che in italiano è chiamata “tecnica a spizzico”, si basa su miglioramenti incrementali, che possono essere corretti lungo il percorso. “Procedere per piccoli passi è più sicuro rispetto a una trasformazione radicale. La storia è piena di esperimenti fallimentari nati dal voler cambiare tutto di colpo. La vera forza sta nel migliorare a poco a poco, con l’umiltà di mutare rotta quando serve”, scrive Simonetta Tassinari nel saggio “Il bello tra le crepe: Manuale di riparazione della vita quotidiana”, Feltrinelli 2025.
La trasformazione richiede cura per ogni passaggio. Dare tempo al tempo: ai progressi necessari, sequenziali e sostenibili, alla possibilità di apportare piccole riparazioni e aggiustamenti, grazie alla saggezza acquisita dall’esperienza e alle indicazioni date dalla vita, passo dopo passo.
A piccoli passi
11 luglio 2025
Cuneo
Si arriva in vetta, alla meta, a sé stessi.
È più un fatto di disposizione mentale che di buona sorte. È più un fatto di costanza che di velocità.
Dirlo è quasi imbarazzante, nell’epoca dell’istantaneità.
Crediamo nel “tutto e subito”, lo pretendiamo addirittura.
I progetti invece - personali, relazionali, creativi, professionali - non stanno dentro la narrativa del “è avvenuto tutto in ogni istante”, ma nel mettersi in cammino ogni giorno, guidati dalla visione del “che cosa” desideriamo realizzare, lasciando il “quando” e il “come” alla vita, che ha i suoi perché.
A chiarire l’importanza dello “stare in ogni passo” è il filosofo austriaco Karl Popper (1902-1994) con la sua fiducia nel miglioramento incrementale, una forma di antidoto ai rischi di qualsiasi rivoluzione rigida e assolutista. La società e la conoscenza avanzano per piccoli passi, ognuno dei quali viene messo alla prova e affinato. Secondo Popper, la conoscenza progredisce solo attraverso la critica. Le teorie devono essere messe al vaglio, falsificate e migliorate. Parla di un cambiamento che non pretende la perfezione subito, ma valorizza i piccoli progressi. La sua tecnica del “piecemeal engineering”, che in italiano è chiamata “tecnica a spizzico”, si basa su miglioramenti incrementali, che possono essere corretti lungo il percorso. “Procedere per piccoli passi è più sicuro rispetto a una trasformazione radicale. La storia è piena di esperimenti fallimentari nati dal voler cambiare tutto di colpo. La vera forza sta nel migliorare a poco a poco, con l’umiltà di mutare rotta quando serve”, scrive Simonetta Tassinari nel saggio “Il bello tra le crepe: Manuale di riparazione della vita quotidiana”, Feltrinelli 2025.
La trasformazione richiede cura per ogni passaggio. Dare tempo al tempo: ai progressi necessari, sequenziali e sostenibili, alla possibilità di apportare piccole riparazioni e aggiustamenti, grazie alla saggezza acquisita dall’esperienza e alle indicazioni date dalla vita, passo dopo passo.