editoriale

Cuneo, Fossano e Boves per la Repubblica; Alba, Saluzzo e Mondovì per la Monarchia

02 giugno 2025

Cuneo

referendum 2 giugno 1946 Quel voto del 2 giugno di quasi ottant’anni fa e che ha determinato in modo così importante la vita sociale e civile del nostro paese, per quel che riguarda le nostre zone, è stato connotato da alcune specificità. Quella più nota è che, nel cuneese, come nell’astigiano, tra le poche zone del Nord Italia, ha vinto la Monarchia. Nel dettaglio, nella città di Cuneo, la Repubblica ha prevalso con 12.457 voti contro 10.631 per la Monarchia. A Fossano, i voti sono stati 5.780 per la Repubblica e 5.303 per la Monarchia. A Mondovì, Saluzzo e Savigliano, invece, ha prevalso la Monarchia, rispettivamente con 6.297 voti contro 6.049, 5.074 a 4.721 e 5.559 a 5.487. Opposti sono stati i risultati in due città decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare: ad Alba, ha prevalso la Monarchia con 6.709 voti, più del doppio dei 3.334 per la Repubblica, mentre a Boves la Repubblica ha vinto con 2.403 voti a 2.337. Per il resto, ogni centro ha fatto le sue scelte, con alcuni esiti particolarmente netti, come a Valloriate (425 voti per la Repubblica e 76 per la Monarchia); al contrario, a Cervere, la Monarchia è stata preferita alla Repubblica, con 812 voti a 282. Nella Granda, il totale è stato di 147.480 voti per la Repubblica e 188.876 per la Monarchia. Si tratta di un esito che si presta a molte considerazioni e sul quale gli storici hanno riflettuto e continueranno a riflettere. Il dato in linea con quello nazionale è quello relativo all’affluenza, che, nella Circoscrizione Cuneo – Alessandria – Asti è stata dell’89.75% e, a livello nazionale, dell’89,08%. Senza voler cedere alla tentazione della retorica, dei trionfalismi, o tessere le lodi di un mondo antico che non esiste più, e ricordato il felice esito repubblicano della consultazione, tra i molti, ci sono due aspetti di ciò che è accaduto che meritano di essere ricordati e sottolineati. Il primo, e più evidente, è quello della partecipazione. Per il voto del 2 giugno 1946, esteso, finalmente, anche alle donne, nella nostra circoscrizione, si sono recati al seggio, praticamente, nove elettori su dieci. Il secondo è relativo alla coesione sociale e civile, successiva al voto, che ha connotato gli anni che sono seguiti. In un’Italia divisa e che aveva sofferto le ferite del fascismo, del conflitto mondiale e degli anni successivi all’8 settembre, in comunità locali che hanno manifestato sensibilità diverse le une dalle altre e al loro stesso interno, le tensioni sarebbero potute emergere in modo seriamente divisivo. Eppure, così non è stato. Certamente, si può affermare che l’alta affluenza al voto sia stata determinata anche da una serie di fattori propri del momento storico nel quale si è svolto. Si è trattato del primo vero suffragio universale con il voto femminile e del primo voto libero dopo oltre vent’anni di negazione delle libertà democratiche. Tuttavia, nulla è scontato e, soprattutto, l’accettazione dell’esito del voto e il contenimento delle tensioni tra chi aveva votato diversamente, significa che, al di là del dato quantitativo, la qualità democratica della partecipazione al voto è stata elevatissima. In occasione delle celebrazioni del 25 Aprile, il Presidente Mattarella ha detto: “La partecipazione politica è questione che contraddistingue come essenziale la nostra democrazia. È l’esercizio democratico che sostanzia la nostra libertà. Da questi principi fondativi viene un appello: non possiamo arrenderci all’assenteismo dei cittadini dalla cosa pubblica, all’astensionismo degli elettori, a una democrazia a bassa intensità”. Quella del 2 giugno del 1946, a Cuneo e in tutta Italia, è stata la feconda espressione di partecipazione democratica non solo numericamente significativa, ma ad alta intensità, per usare le parole del nostro Presidente. Il dato quantitativo e quello qualitativo paiono due facce della medesima, virtuosa, medaglia. La passione civile e politica, infatti, si è tradotta sia in una massiccia affluenza, sia nel rispetto delle altrui opinioni e, in definitiva, nell’incanalamento delle divergenze in quegli strumenti democratici, rappresentativi e partecipativi, che la Costituzione repubblicana, di lì a poco, avrebbe disegnato. Partecipazione, rispetto, dialogo e convergenza delle diverse forze politiche sui grandi temi democratici rappresentano un’eredità troppo preziosa di quel voto, e di quanto ne è seguito, per non essere ricordata.  
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