Franca Cappelli e Gigi Pomero
Ha alle spalle una vita intensa, con tante cose interessanti da raccontare. Pierluigi (Gigi) Pomero è nato a Saluzzo il 2 aprile 1942, dove oggi vive: “Mio padre si chiamava Giacomo, mia mamma era Monica Dutto. Ho dei ricordi bellissimi di loro, che a Verzuolo avevano una bottega di commestibili. Io sono il loro unico figlio e a loro non ho mai dato grandi fastidi! Da bambino giocavo in strada con i miei amici all’incrocio fra via San Bernardo e via Muletti, intorno ad un antico gelso e frequentavo la Parrocchia di Santa Maria, dove il parroco era don Giovanni Fino, in apparenza ruvido: ma sapeva coinvolgerci. Ho dei ricordi molto belli di quegli anni! Ricordo con piacere i curati don Arturo Zali (che ha inciso nella mia formazione) e don Michelangelo Priotto. Ho visto nascere e crescere la comunità delle sorelle di San Grato: quando pioveva si fermavano a casa nostra quando le loro scarpe erano infangate e le cambiavano per andare a Messa”.
Angelo Boero lo ricorda?
“Molto bene! Lui, partigiano scampato all’eccidio di Valmala, lo conoscevo da quando ero ragazzo. Aveva 20 anni più di me. La prima mia esperienza amministrativa è stata a Verzuolo, quando lui era sindaco e io il suo ‘vice’. Sono cresciuto all’ombra sua: era un uomo buono, molto coinvolgente e carismatico. A livello amministrativo Angelo Boero è stato un grande”.
E don Giuseppe Dutto?
“Era il fratello di mia mamma. Era il segretario del Vescovo Egidio Luigi Lanzo. Ad Isasca l’avevano mandato per problemi di salute: con lui viveva mia nonna, grandissima cuoca. Era severo e mi faceva studiare! Poi siamo diventati amici e andavamo a trovarlo sovente nel paesino della valle Varaita. Mio zio era molto rigido nella morale, alla gente di Isasca ha voluto molto bene”.
Le scuole?
“Le Elementari a Verzuolo, le Medie e il Liceo classico a Saluzzo. Poi mi ero iscritto all’Università a Medicina a Roma, ma il padre del notaio Bonanno, medico, mi aveva suggerito di cambiare strada, in quell’estate. E allora ero riuscito a dare l’esame per il cambio di Università al collegio dell’Augustinianum, alla Cattolica di Milano. Ricordo che erano studenti con me Romano Prodi (di tre anni più vecchio) e l’ex ministro Tiziano Treu. Ho incrociato anche Mario Capanna, più giovane di me, molto intelligente e simpatico: lui contestava e l’avevano mandato via dopo il primo anno”.
Lei per quanti anni ha fatto l’avvocato a Saluzzo?
“Per 53 anni. Devo dire che la professione è cambiata molto, una volta c’erano i rapporti personali con i clienti, oggi salvo che per i penalisti tutto è cambiato. La fatica più grande, quando sono partito da giovane e ho dovuto farmi tutta la clientela. Altra difficoltà: le diverse cause, con processi anche lontani geograficamente”.
E le soddisfazioni?
“Incontro ancora oggi delle persone che a distanza di anni mi ringraziano, perché le avevo difese bene. So di essere riuscito ad aiutare diverse persone, anche a livello di situazioni familiari”.
Quando ha iniziato ad impegnarsi in politica?
“Da noi agli inizi c’era l’Azione cattolica: e da studente liceale avevo fondato a Verzuolo l’Associazione Politeia, una esperienza interessante. Poi ero entrato nella democrazia cristiana. Il primo impegno è stato a Verzuolo nel 1964 con Angelo Boero sindaco, da assessore e poi come vicesindaco. Poi sono diventato sindaco di Verzuolo in una coalizione con i socialisti, con Vittorio Abbà come vicesindaco. Si era poi dimesso e lo aveva sostituito Carlo Panero. Gli oppositori erano soprattutto quelli di Falicetto e in consiglio comunale Livio Berardo con i comunisti: eravamo avversari, ma mai nemici! Poi nel marzo 1977 ho dato le dimissioni da sindaco, restando però in giunta ancora per qualche mese, e mi aveva sostituito Piero Rosso”.
E poi?
“Sono stato presidente della Comunità montana dal 1978 al 1980 e poi sono stato quattro anni e mezzo nel comitato di gestione dell’Usl 63. E ho avuto dei momenti difficili quando Amedeo Damiano era il presidente”.
Cosa era successo?
“Damiano mi aveva fatto delle confidenze e dopo la sua morte (il 2 luglio 1987, ad Imola) ero andato a Cuneo dalla Polizia, per informarli su quel che Damiano mi aveva raccontato. Tra lui e il direttore sanitario Ponte i rapporti erano pessimi. È molto grave che negli anni non si sia risalito ai mandanti del suo omicidio ed è una grande sconfitta per la giustizia e la democrazia”.
I politici di oggi come li vede?
“Sono stato candidato nel 1976 per la Camera dei deputati per la democrazia cristiana ed ero stato il primo escluso. Oggi sono fuori dai giochi. La classe politica di oggi mi sembra molto meno preparata di quella di un tempo”.
Lei si sente rappresentato dalla seconda carica dello Stato che custodisce i busti del duce Mussolini a casa sua?
“È una vergogna. Ma se le opposizioni non si mettono d’accordo, il futuro lo vedo male. E non so cosa lasceremo ai nostri figli e nipoti, perché il mondo di oggi non mi piace. Troppa gente, nelle diverse categorie, ha messo i soldi e i propri interessi al primo posto”.
Papa Francesco?
“Padre Alberto Maggi sostiene che Francesco ha cercato di portare Dio agli uomini, e in effetti è così: e l’ha fatto con tante carezze. Mi piaceva molto: è stato un profeta, che lascia delle tracce incancellabili.”.
Lei cosa ha messo al primo posto nella sua vita?
“La solidarietà e il cercare di aiutare gli altri. Credo in Dio, sono cattolico praticante: il prossimo Papa dovrà seguire la linea di Papa Francesco, è inevitabile”.
La vita è facile o difficile?
“Io ho avuto momenti molto complicati. Nel 2007, dopo un cancro al colon, mi avevano dato 60 giorni di vita, ma i medici si erano sbagliati. Non ho paura di morire, perché essendo credente la morte per me è un passaggio collegato alla vita, ed è il momento più difficile delle nostre esistenze. Quel che mi fa paura è il dolore”.
Sua moglie dove l’ha incontrata?
“Franca Cappelli l’avevo conosciuta a un convegno della Fuci, a Sampeyre, dove io ero uno dei relatori. Aveva un bel cappello e l’avevo subito notata. Ho tribolato un po’ per conquistarla (… ma nemmeno troppo!) e dopo tre anni di fidanzamento, ci siamo sposati il 21 aprile 1969 a Isasca, davanti a don Dutto. Il viaggio di nozze lo abbiamo fatto nelle Dolomiti. Abbiamo quattro figli e nove nipoti. Fare i nonni ci piace, a me soprattutto con i nipoti più piccoli”.
Arriva la moglie Franca con il caffè: “A me piace fare la nonna! E Gigi lo sposerei di nuovo, siamo stati felici insieme e ci sono stati anche momenti di difficoltà. Le più grandi soddisfazioni sono arrivate dalla nostra famiglia!”.
Gigi, sorridendo: “Anche io sposerei di nuovo Franca... e di corsa!”.
paesi
Franca Cappelli e Gigi Pomero
Ha alle spalle una vita intensa, con tante cose interessanti da raccontare. Pierluigi (Gigi) Pomero è nato a Saluzzo il 2 aprile 1942, dove oggi vive: “Mio padre si chiamava Giacomo, mia mamma era Monica Dutto. Ho dei ricordi bellissimi di loro, che a Verzuolo avevano una bottega di commestibili. Io sono il loro unico figlio e a loro non ho mai dato grandi fastidi! Da bambino giocavo in strada con i miei amici all’incrocio fra via San Bernardo e via Muletti, intorno ad un antico gelso e frequentavo la Parrocchia di Santa Maria, dove il parroco era don Giovanni Fino, in apparenza ruvido: ma sapeva coinvolgerci. Ho dei ricordi molto belli di quegli anni! Ricordo con piacere i curati don Arturo Zali (che ha inciso nella mia formazione) e don Michelangelo Priotto. Ho visto nascere e crescere la comunità delle sorelle di San Grato: quando pioveva si fermavano a casa nostra quando le loro scarpe erano infangate e le cambiavano per andare a Messa”.
Angelo Boero lo ricorda?
“Molto bene! Lui, partigiano scampato all’eccidio di Valmala, lo conoscevo da quando ero ragazzo. Aveva 20 anni più di me. La prima mia esperienza amministrativa è stata a Verzuolo, quando lui era sindaco e io il suo ‘vice’. Sono cresciuto all’ombra sua: era un uomo buono, molto coinvolgente e carismatico. A livello amministrativo Angelo Boero è stato un grande”.
E don Giuseppe Dutto?
“Era il fratello di mia mamma. Era il segretario del Vescovo Egidio Luigi Lanzo. Ad Isasca l’avevano mandato per problemi di salute: con lui viveva mia nonna, grandissima cuoca. Era severo e mi faceva studiare! Poi siamo diventati amici e andavamo a trovarlo sovente nel paesino della valle Varaita. Mio zio era molto rigido nella morale, alla gente di Isasca ha voluto molto bene”.
Le scuole?
“Le Elementari a Verzuolo, le Medie e il Liceo classico a Saluzzo. Poi mi ero iscritto all’Università a Medicina a Roma, ma il padre del notaio Bonanno, medico, mi aveva suggerito di cambiare strada, in quell’estate. E allora ero riuscito a dare l’esame per il cambio di Università al collegio dell’Augustinianum, alla Cattolica di Milano. Ricordo che erano studenti con me Romano Prodi (di tre anni più vecchio) e l’ex ministro Tiziano Treu. Ho incrociato anche Mario Capanna, più giovane di me, molto intelligente e simpatico: lui contestava e l’avevano mandato via dopo il primo anno”.
Lei per quanti anni ha fatto l’avvocato a Saluzzo?
“Per 53 anni. Devo dire che la professione è cambiata molto, una volta c’erano i rapporti personali con i clienti, oggi salvo che per i penalisti tutto è cambiato. La fatica più grande, quando sono partito da giovane e ho dovuto farmi tutta la clientela. Altra difficoltà: le diverse cause, con processi anche lontani geograficamente”.
E le soddisfazioni?
“Incontro ancora oggi delle persone che a distanza di anni mi ringraziano, perché le avevo difese bene. So di essere riuscito ad aiutare diverse persone, anche a livello di situazioni familiari”.
Quando ha iniziato ad impegnarsi in politica?
“Da noi agli inizi c’era l’Azione cattolica: e da studente liceale avevo fondato a Verzuolo l’Associazione Politeia, una esperienza interessante. Poi ero entrato nella democrazia cristiana. Il primo impegno è stato a Verzuolo nel 1964 con Angelo Boero sindaco, da assessore e poi come vicesindaco. Poi sono diventato sindaco di Verzuolo in una coalizione con i socialisti, con Vittorio Abbà come vicesindaco. Si era poi dimesso e lo aveva sostituito Carlo Panero. Gli oppositori erano soprattutto quelli di Falicetto e in consiglio comunale Livio Berardo con i comunisti: eravamo avversari, ma mai nemici! Poi nel marzo 1977 ho dato le dimissioni da sindaco, restando però in giunta ancora per qualche mese, e mi aveva sostituito Piero Rosso”.
E poi?
“Sono stato presidente della Comunità montana dal 1978 al 1980 e poi sono stato quattro anni e mezzo nel comitato di gestione dell’Usl 63. E ho avuto dei momenti difficili quando Amedeo Damiano era il presidente”.
Cosa era successo?
“Damiano mi aveva fatto delle confidenze e dopo la sua morte (il 2 luglio 1987, ad Imola) ero andato a Cuneo dalla Polizia, per informarli su quel che Damiano mi aveva raccontato. Tra lui e il direttore sanitario Ponte i rapporti erano pessimi. È molto grave che negli anni non si sia risalito ai mandanti del suo omicidio ed è una grande sconfitta per la giustizia e la democrazia”.
I politici di oggi come li vede?
“Sono stato candidato nel 1976 per la Camera dei deputati per la democrazia cristiana ed ero stato il primo escluso. Oggi sono fuori dai giochi. La classe politica di oggi mi sembra molto meno preparata di quella di un tempo”.
Lei si sente rappresentato dalla seconda carica dello Stato che custodisce i busti del duce Mussolini a casa sua?
“È una vergogna. Ma se le opposizioni non si mettono d’accordo, il futuro lo vedo male. E non so cosa lasceremo ai nostri figli e nipoti, perché il mondo di oggi non mi piace. Troppa gente, nelle diverse categorie, ha messo i soldi e i propri interessi al primo posto”.
Papa Francesco?
“Padre Alberto Maggi sostiene che Francesco ha cercato di portare Dio agli uomini, e in effetti è così: e l’ha fatto con tante carezze. Mi piaceva molto: è stato un profeta, che lascia delle tracce incancellabili.”.
Lei cosa ha messo al primo posto nella sua vita?
“La solidarietà e il cercare di aiutare gli altri. Credo in Dio, sono cattolico praticante: il prossimo Papa dovrà seguire la linea di Papa Francesco, è inevitabile”.
La vita è facile o difficile?
“Io ho avuto momenti molto complicati. Nel 2007, dopo un cancro al colon, mi avevano dato 60 giorni di vita, ma i medici si erano sbagliati. Non ho paura di morire, perché essendo credente la morte per me è un passaggio collegato alla vita, ed è il momento più difficile delle nostre esistenze. Quel che mi fa paura è il dolore”.
Sua moglie dove l’ha incontrata?
“Franca Cappelli l’avevo conosciuta a un convegno della Fuci, a Sampeyre, dove io ero uno dei relatori. Aveva un bel cappello e l’avevo subito notata. Ho tribolato un po’ per conquistarla (… ma nemmeno troppo!) e dopo tre anni di fidanzamento, ci siamo sposati il 21 aprile 1969 a Isasca, davanti a don Dutto. Il viaggio di nozze lo abbiamo fatto nelle Dolomiti. Abbiamo quattro figli e nove nipoti. Fare i nonni ci piace, a me soprattutto con i nipoti più piccoli”.
Arriva la moglie Franca con il caffè: “A me piace fare la nonna! E Gigi lo sposerei di nuovo, siamo stati felici insieme e ci sono stati anche momenti di difficoltà. Le più grandi soddisfazioni sono arrivate dalla nostra famiglia!”.
Gigi, sorridendo: “Anche io sposerei di nuovo Franca... e di corsa!”.
Pierluigi Pomero, avvocato per 53 anni a Saluzzo
31 maggio 2025
Cuneo
Franca Cappelli e Gigi Pomero
Ha alle spalle una vita intensa, con tante cose interessanti da raccontare. Pierluigi (Gigi) Pomero è nato a Saluzzo il 2 aprile 1942, dove oggi vive: “Mio padre si chiamava Giacomo, mia mamma era Monica Dutto. Ho dei ricordi bellissimi di loro, che a Verzuolo avevano una bottega di commestibili. Io sono il loro unico figlio e a loro non ho mai dato grandi fastidi! Da bambino giocavo in strada con i miei amici all’incrocio fra via San Bernardo e via Muletti, intorno ad un antico gelso e frequentavo la Parrocchia di Santa Maria, dove il parroco era don Giovanni Fino, in apparenza ruvido: ma sapeva coinvolgerci. Ho dei ricordi molto belli di quegli anni! Ricordo con piacere i curati don Arturo Zali (che ha inciso nella mia formazione) e don Michelangelo Priotto. Ho visto nascere e crescere la comunità delle sorelle di San Grato: quando pioveva si fermavano a casa nostra quando le loro scarpe erano infangate e le cambiavano per andare a Messa”.
Angelo Boero lo ricorda?
“Molto bene! Lui, partigiano scampato all’eccidio di Valmala, lo conoscevo da quando ero ragazzo. Aveva 20 anni più di me. La prima mia esperienza amministrativa è stata a Verzuolo, quando lui era sindaco e io il suo ‘vice’. Sono cresciuto all’ombra sua: era un uomo buono, molto coinvolgente e carismatico. A livello amministrativo Angelo Boero è stato un grande”.
E don Giuseppe Dutto?
“Era il fratello di mia mamma. Era il segretario del Vescovo Egidio Luigi Lanzo. Ad Isasca l’avevano mandato per problemi di salute: con lui viveva mia nonna, grandissima cuoca. Era severo e mi faceva studiare! Poi siamo diventati amici e andavamo a trovarlo sovente nel paesino della valle Varaita. Mio zio era molto rigido nella morale, alla gente di Isasca ha voluto molto bene”.
Le scuole?
“Le Elementari a Verzuolo, le Medie e il Liceo classico a Saluzzo. Poi mi ero iscritto all’Università a Medicina a Roma, ma il padre del notaio Bonanno, medico, mi aveva suggerito di cambiare strada, in quell’estate. E allora ero riuscito a dare l’esame per il cambio di Università al collegio dell’Augustinianum, alla Cattolica di Milano. Ricordo che erano studenti con me Romano Prodi (di tre anni più vecchio) e l’ex ministro Tiziano Treu. Ho incrociato anche Mario Capanna, più giovane di me, molto intelligente e simpatico: lui contestava e l’avevano mandato via dopo il primo anno”.
Lei per quanti anni ha fatto l’avvocato a Saluzzo?
“Per 53 anni. Devo dire che la professione è cambiata molto, una volta c’erano i rapporti personali con i clienti, oggi salvo che per i penalisti tutto è cambiato. La fatica più grande, quando sono partito da giovane e ho dovuto farmi tutta la clientela. Altra difficoltà: le diverse cause, con processi anche lontani geograficamente”.
E le soddisfazioni?
“Incontro ancora oggi delle persone che a distanza di anni mi ringraziano, perché le avevo difese bene. So di essere riuscito ad aiutare diverse persone, anche a livello di situazioni familiari”.
Quando ha iniziato ad impegnarsi in politica?
“Da noi agli inizi c’era l’Azione cattolica: e da studente liceale avevo fondato a Verzuolo l’Associazione Politeia, una esperienza interessante. Poi ero entrato nella democrazia cristiana. Il primo impegno è stato a Verzuolo nel 1964 con Angelo Boero sindaco, da assessore e poi come vicesindaco. Poi sono diventato sindaco di Verzuolo in una coalizione con i socialisti, con Vittorio Abbà come vicesindaco. Si era poi dimesso e lo aveva sostituito Carlo Panero. Gli oppositori erano soprattutto quelli di Falicetto e in consiglio comunale Livio Berardo con i comunisti: eravamo avversari, ma mai nemici! Poi nel marzo 1977 ho dato le dimissioni da sindaco, restando però in giunta ancora per qualche mese, e mi aveva sostituito Piero Rosso”.
E poi?
“Sono stato presidente della Comunità montana dal 1978 al 1980 e poi sono stato quattro anni e mezzo nel comitato di gestione dell’Usl 63. E ho avuto dei momenti difficili quando Amedeo Damiano era il presidente”.
Cosa era successo?
“Damiano mi aveva fatto delle confidenze e dopo la sua morte (il 2 luglio 1987, ad Imola) ero andato a Cuneo dalla Polizia, per informarli su quel che Damiano mi aveva raccontato. Tra lui e il direttore sanitario Ponte i rapporti erano pessimi. È molto grave che negli anni non si sia risalito ai mandanti del suo omicidio ed è una grande sconfitta per la giustizia e la democrazia”.
I politici di oggi come li vede?
“Sono stato candidato nel 1976 per la Camera dei deputati per la democrazia cristiana ed ero stato il primo escluso. Oggi sono fuori dai giochi. La classe politica di oggi mi sembra molto meno preparata di quella di un tempo”.
Lei si sente rappresentato dalla seconda carica dello Stato che custodisce i busti del duce Mussolini a casa sua?
“È una vergogna. Ma se le opposizioni non si mettono d’accordo, il futuro lo vedo male. E non so cosa lasceremo ai nostri figli e nipoti, perché il mondo di oggi non mi piace. Troppa gente, nelle diverse categorie, ha messo i soldi e i propri interessi al primo posto”.
Papa Francesco?
“Padre Alberto Maggi sostiene che Francesco ha cercato di portare Dio agli uomini, e in effetti è così: e l’ha fatto con tante carezze. Mi piaceva molto: è stato un profeta, che lascia delle tracce incancellabili.”.
Lei cosa ha messo al primo posto nella sua vita?
“La solidarietà e il cercare di aiutare gli altri. Credo in Dio, sono cattolico praticante: il prossimo Papa dovrà seguire la linea di Papa Francesco, è inevitabile”.
La vita è facile o difficile?
“Io ho avuto momenti molto complicati. Nel 2007, dopo un cancro al colon, mi avevano dato 60 giorni di vita, ma i medici si erano sbagliati. Non ho paura di morire, perché essendo credente la morte per me è un passaggio collegato alla vita, ed è il momento più difficile delle nostre esistenze. Quel che mi fa paura è il dolore”.
Sua moglie dove l’ha incontrata?
“Franca Cappelli l’avevo conosciuta a un convegno della Fuci, a Sampeyre, dove io ero uno dei relatori. Aveva un bel cappello e l’avevo subito notata. Ho tribolato un po’ per conquistarla (… ma nemmeno troppo!) e dopo tre anni di fidanzamento, ci siamo sposati il 21 aprile 1969 a Isasca, davanti a don Dutto. Il viaggio di nozze lo abbiamo fatto nelle Dolomiti. Abbiamo quattro figli e nove nipoti. Fare i nonni ci piace, a me soprattutto con i nipoti più piccoli”.
Arriva la moglie Franca con il caffè: “A me piace fare la nonna! E Gigi lo sposerei di nuovo, siamo stati felici insieme e ci sono stati anche momenti di difficoltà. Le più grandi soddisfazioni sono arrivate dalla nostra famiglia!”.
Gigi, sorridendo: “Anche io sposerei di nuovo Franca... e di corsa!”.