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Giulia e Michele, gestori felici di un piccolo B&B a Festiona

03 maggio 2025

Cuneo

giulia porracchia e michele di francesco Non sono ricchi, ma la loro è una vita felice, fra le montagne e le persone. Giulia Porracchia e Michele Di Francesco raccontano con semplicità le loro vite, costate anche qualche fatica. Sono i gestori felici di un piccolo B&B incastonato nella valle Stura, a Festiona. I vostri genitori? Giulia: “Mio papà Angelo era operaio metalmeccanico in fabbrica, si svegliava prima dell’alba e rientrava stanco, ma mai lamentandosi. Mia mamma, Valeria Marino, faceva la casalinga, una presenza costante, silenziosa ma fortissima. Mi hanno insegnato il valore del sacrificio, del guadagnarsi ogni cosa con impegno e dignità. Ancora oggi, quando fatico, penso a loro e trovo la forza per andare avanti”. Michele: “È stato mio nonno Lidio Giraudo a lasciarmi l’eredità più forte. Era il Randiere di Sant’Anna, una figura quasi leggendaria qui in Valle. Viveva tra famiglia e santuario, ma aveva sempre una porta aperta, una minestra calda e una parola gentile per chi attraversava le montagne. Da lui ho imparato cosa significa l’accoglienza vera, incondizionata. Per una decina d’anni, gli sono stato vicino: oltre alle mucche, mi occupavo con lui della lavorazione dei formaggi e della raccolta delle erbe officinali, oltre ad andare a Sant’Anna in primavera o tardo autunno per i consueti lavori di ripristino del santuario: diciamo che è come fossi stato un suo ultimo figlio... È da lui che ho imparato ad essere un custode della montagna, insomma ad essere un Randiere! È questo il seme da cui è nato anche il nostro modo di ospitare. Mio papà, Angelo, invece, mi ha insegnato la giustizia... e a provarci sempre. È uno che ti mette di fronte alle sfide, senza sconti, ma con grande onestà. E mia mamma, Pinuccia Giraudo,  mi ha trasmesso la creatività: la capacità di vedere oltre, di immaginare, di costruire qualcosa che non c’è ancora. Sono parti di me che riconosco ogni giorno, in quello che faccio”.  I vostri giochi da bambini? Michele: “All’aperto, sempre. A pallone con gli amici, e con mio fratello e sorella a costruire capanne con quel che trovavamo. Era poco, ma ci bastava!”. Giulia: “Io giocavo nel prato, con le cugine e amiche. Inventavamo storie, cucinavamo fiori e foglie in pentoline finte. Pochi giochi veri, ma tanta fantasia!”. Le scuole? Giulia: “Ho fatto la triennale del liceo tecnico turistico. Poi la vita ha preso il suo corso, ho iniziato a lavorare presto, ma non ho mai smesso di credere nell’importanza della formazione. Oggi, a distanza di anni, sto studiando per concludere quel percorso e ottenere finalmente il diploma. È una sfida, ma anche una soddisfazione personale”. Michele: “Geometri. Ma poi ho preso altre strade, più manuali. Mi piaceva vedere le cose nascere da zero!”. Cosa sognavate di fare da bambini?  Giulia: “Volevo diventare una grande cuoca e ho iniziato a lavorare prestissimo nei ristoranti. Oggi lavoro in fabbrica, nell’ambito alimentare. Una strada diversa, ma con il sogno di quella passione iniziale nel cuore!”. Michele: “Il mio sogno era diventare un aviatore! Guardavo il cielo e immaginavo mondi lontani. Poi la vita mi ha portato su altre rotte: ho iniziato a lavorare in edilizia, imparando il mestiere con le mani. E in seguito ho lavorato per le due più grandi aziende del cuneese: esperienze intense che mi hanno formato molto, anche sul piano umano”. Oggi che lavori fate? “Giulia lavora in fabbrica e Michele è assistente all’autonomia nella scuola. Siamo padroni di casa, tuttofare, cuochi, psicologi, giardinieri, amministratori. Gestiamo il B&B: ma è molto più di un lavoro, è uno stile di vita. Non si stacca mai, davvero!” Come è venuta fuori l’idea della struttura ricettiva? Michele: “Ci siamo innamorati subito di questa casa, di Festiona e dei suoi abitanti. C’era qualcosa di speciale nell’aria, un’energia che non si può spiegare, ma solo avvertire. La prima volta che l’ho vista ho capito che sarebbe diventata il B&B che sognavo da tempo. Un luogo semplice, ma pieno di calore, dove accogliere le persone come una volta!”. Giulia: “Volevamo restare qui in Valle Stura, senza scappare in città. E aprire le porte della nostra casa ci è sembrato il modo migliore per farlo”. Facile o difficile realizzarlo? Giulia: “All’inizio, difficilissimo. Mille pratiche, burocrazia, lavori da fare con pochi soldi. Ma avevamo l’entusiasmo”. Michele: “Abbiamo fatto quasi tutto da soli. Notti a tinteggiare, giorni interi a sistemare i bagni. Ora ogni angolo ci parla di noi…”. Cosa vi piace di più del vostro lavoro? “Le persone! Le storie che ci portano, gli occhi che si riempiono davanti ai panorami. E poi gli apprezzamenti per la nostra colazione, che prepariamo con cura e prodotti del territorio: per me è un piccolo rito quotidiano. Tanti ospiti ci ringraziano anche per la disponibilità di Michele, che essendo guida escursionistica ambientale della Regione, sa sempre consigliare dove andare, cosa vedere e come vivere al meglio la Valle. Questi contatti umani ci ripagano di tutto”. La fatica più grande? Michele: “Non staccare mai la spina. Anche quando sei stanco o malato, c’è sempre qualcosa da fare”. Giulia: “I momenti in cui arrivano recensioni ingiuste, o ospiti scortesi. Ma poi passano”. La soddisfazione più grande? Michele e Giulia: “Quando qualcuno ritorna. Quando ti scrivono: ‘Qui mi sono sentito a casa’. Ma soprattutto quando da semplici ospiti diventiamo amici. Succede spesso: ci scriviamo, ci aggiorniamo, aspettiamo con gioia il loro ritorno. È il segno che quello che abbiamo costruito va oltre l’ospitalità... ed è forse la cosa più bella!”. Chi arriva da voi? Giulia: “Famiglie, coppie, qualche camminatore solitario. Tanti stranieri innamorati dell’Italia ‘vera’”. Michele: “Chi cerca silenzio, autenticità. Chi scappa un po’ dalla frenesia”. La vostra famiglia? Giulia: “Abbiamo due figli, Norah di 9 anni e Giovanni Lidio di 3. Stanno crescendo in mezzo agli ospiti, alla natura, ai ritmi di una casa che è anche lavoro e accoglienza. Una vita particolare, ma ricca di stimoli e incontri”. Michele: “E poi c’è il nostro cane Giove, che ormai è la mascotte ufficiale del nostro Bed”. Il mondo di oggi? Michele: “Corre troppo. Vuole tutto e subito. Ma perde il contatto con la terra”. Giulia: “C’è tanta solitudine. Ma anche tanta voglia di ritrovarsi, di semplicità. Lo vediamo qui.” Cosa mettete al primo posto nelle vostre vite?  Giulia: “La gentilezza. Il rispetto. La verità delle piccole cose”. Michele: “La coerenza. E il tempo. Per noi, per chi amiamo”. Quando vi svegliate di mattina, il vostro primo pensiero? Michele: “Il caffè! Poi guardo fuori e penso: ‘È un altro giorno, qui’. E già basta”. Giulia: “Penso subito a cosa serve ai bambini: colazione pronta, zaini, organizzazione. Poi passo mentalmente in rassegna gli ospiti che ci sono, cosa devo preparare, se qualcuno di loro parte. La testa si accende subito, ma cerco sempre di ritagliarmi un momento per guardare fuori e respirare. Anche solo per un minuto!”. Il futuro della Valle Stura come lo vedete? Giulia: “Dipende da noi. Se ci crediamo, se investiamo, se la proteggiamo”. Michele: “Ha un’anima forte. Può essere un rifugio, un laboratorio di futuro. Ma serve comunità, non gelosie o cattiverie”. Lidio Giraudo (foto di Ezio Vallana) Lidio Giraudo (foto di Ezio Vallana)
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