editoriale

La parola liberata

02 maggio 2025

Cuneo

libro (foto Pixabay) (foto Pixabay) Nell’ottantesimo anniversario dalla Liberazione, un pensiero va alla parola liberata. Nella storia della letteratura italiana si registra dal 1945 un’esplosione di memoriali sull’esperienza vissuta: la parola di nuovo libera può raccontare l’orrore della guerra, la resistenza partigiana, la brutalità dei campi di concentramento. In molti casi si tratta di una scrittura non letteraria, che svela l’urgenza che la parola ha di tornare a vibrare fuori dalla gabbia del nazifascismo. In altri casi la parola che si fa testimonianza ha una qualità letteraria che la rende memorabile. Tra i narratori piemontesi del dopoguerra si distinguono le parole finalmente libere dalla retorica di Primo Levi, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese e Nuto Revelli. Ancora oggi come ieri, la parola liberata risulta scomoda a chi ha solo slogan e non buoni argomenti. A saper resistere alla censura è in particolare la parola poetica, che con il suo linguaggio concentrato e figurato scavalca barriere ideologiche e fili spinati. “Dì tutta la verità, ma dilla obliqua”, suggeriva non a caso la poetessa americana Emily Dickinson. Eugenio Montale nel 1924 scriveva “Non chiederci la parola”: in pieno regime fascista come poeti ci si doveva limitare a dire “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Ma qualche anno dopo ne “La primavera hitleriana” lo stesso Montale trova le parole, oblique, per dire il gelo della visita di Hitler a Firenze nel ’39 e di quella accoglienza connivente: “e più nessuno è incolpevole”. In questi giorni una poetessa, Alessandra Carnaroli, è stata attaccata sui social per i suoi testi disturbanti e diretti su violenza domestica, femminicidi, corpi smembrati di bambini palestinesi. Le hanno scritto che la sua non è poesia e che la casa editrice Einaudi subirà un danno d’immagine per averla pubblicata. Quella di Carnaroli è invece poesia nella sua funzione più alta: è la parola come squillo di tromba del risveglio, che non piace di solito a chi preferisce continuare a dormire indisturbato.  
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