(foto https://european-union.europa.eu)
Secondo il recente rapporto dell’Autorità Bancaria Europea sulle tendenze nei comportamenti di spesa, i rischi ai quali sono maggiormente esposti i fruitori dei servizi bancari sono le frodi, il sovraindebitamento e, per i più fragili, il cosiddetto “de-risking”, cioè l’esclusione dall’accesso ai servizi bancari in presenza di indici che richiedono maggiori attenzioni da parte del sistema.
Se le frodi rappresentano un problema sul quale da tempo sono in corso campagne di sensibilizzazione, qualche parola in più possono meritare gli altri due fattori di rischio.
Il sovraindebitamento delle famiglie, infatti, si sta diffondendo in modo significativo anche a causa degli acquisti con pagamenti BNPL, cioè “Buy now pay later” (letteralmente, “compra ora, paga più tardi”) oppure con pagamenti rateizzati anche per piccole spese. Il ricorso sistematico a questi strumenti, infatti, può determinare la perdita del controllo delle uscite e l’incapacità di farvi fronte se diventano tali da non poter essere sostenute. Non è infrequente, inoltre, che questi meccanismi di pagamento vengano utilizzati da persone con modeste competenze finanziarie e, dunque, esposti più di altri alle conseguenze di una inefficace programmazione. Questo aspetto non sembra sconosciuto a chi li propone, dato che non è infrequente che il servizio non preveda costi, commissioni o interessi, ma penali, anche significative, in caso di mancato pagamento, alla scadenza, anche di singole rate. In modo analogo, sebbene il meccanismo di pagamento sia diverso, sull’indebitamento delle famiglie incidono i servizi in abbonamento. Se è vero che il mondo anglosassone spesso anticipa le tendenze che si affermano, poi, anche nel nostro paese, una certa attenzione merita una recente indagine di VISA, condotta in Inghilterra, e particolarmente focalizzata sui ragazzi e sulle ragazze della “Generazione Z”, vale a dire i nati tra il 1997 e il 2012. Secondo la ricerca, gli appartenenti alla Generazione Z spendono in media 305 sterline al mese (circa 360 euro) per servizi in abbonamento. Questa cifra risulta tre volte superiore a quella della Generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980), che spendono 91 sterline al mese per gli stessi motivi e dei Baby Boomer (i nati tra il 1946 e il 1964) che ne spendono 108. I Millennial (i nati tra il 1981 e il 1996) spendono 261 sterline al mese.
Decisamente curiose, per la nostra sensibilità, sono le tipologie di servizi acquistati in abbonamento dai giovani d’oltremanica, vale a dire 86 sterline per i kit pasto, 70 sterline per i servizi di benessere (tra i quali, le app di meditazione), 57 sterline per gli abbonamenti alle piante, e 53 sterline per scatole di snack. Se i motivi di spesa possono, a noi, apparire stravaganti, degno di nota è il fatto che, sulla totalità degli intervistati (dunque, non solo i giovani), quasi un quarto (23%) risulta aver pagato una bolletta o un abbonamento che non desiderava più, il 16% ha perso una finestra di cancellazione per impedire il rinnovo automatico, il 13% ha saltato il pagamento di un abbonamento o di una bolletta e l’11% ha dovuto pagare penali per il ritardo. La conclusione che se ne deve trarre è, dunque, che anche questi servizi tendono a far perdere la percezione della spesa e che le modalità con le quali vengono proposte può fare abbassare le difese dei fruitori, soprattutto se poco attrezzati.
Tra le conseguenze c’è anche quella che il rapporto dell’Autorità Bancaria Europea segnala come criticità per i potenziali fruitori di servizi bancari, vale a dire il “de-risking” e cioè quella prassi per la quale i prestatori di servizi finanziari, quando hanno a che fare con interlocutori che presentano profili di rischio, ad esempio perché a basso reddito o poco avveduti nella gestione delle sostanze, possono rinunciare a offrire loro i propri servizi anziché attivare meccanismi di monitoraggio e tutela per gestire il rischio stesso. La conseguenza è il rischio di esclusione finanziaria di queste persone che, non potendo contare su soggetti economici istituzionali e professionalmente qualificati, in caso di necessità, potranno, ad esempio, chiedere prestiti a realtà finanziarie non sempre trasparenti.
Per certi aspetti, dunque, il nostro sistema economico sta generando dei rischi che poi non gestisce e, così facendo, li aggrava e ne fa sorgere altri. Inutile dire che l’inclusione finanziaria e quella sociale passano per ben altri percorsi, fatti di vicinanza e di accompagnamento.
editoriale
(foto https://european-union.europa.eu)
Secondo il recente rapporto dell’Autorità Bancaria Europea sulle tendenze nei comportamenti di spesa, i rischi ai quali sono maggiormente esposti i fruitori dei servizi bancari sono le frodi, il sovraindebitamento e, per i più fragili, il cosiddetto “de-risking”, cioè l’esclusione dall’accesso ai servizi bancari in presenza di indici che richiedono maggiori attenzioni da parte del sistema.
Se le frodi rappresentano un problema sul quale da tempo sono in corso campagne di sensibilizzazione, qualche parola in più possono meritare gli altri due fattori di rischio.
Il sovraindebitamento delle famiglie, infatti, si sta diffondendo in modo significativo anche a causa degli acquisti con pagamenti BNPL, cioè “Buy now pay later” (letteralmente, “compra ora, paga più tardi”) oppure con pagamenti rateizzati anche per piccole spese. Il ricorso sistematico a questi strumenti, infatti, può determinare la perdita del controllo delle uscite e l’incapacità di farvi fronte se diventano tali da non poter essere sostenute. Non è infrequente, inoltre, che questi meccanismi di pagamento vengano utilizzati da persone con modeste competenze finanziarie e, dunque, esposti più di altri alle conseguenze di una inefficace programmazione. Questo aspetto non sembra sconosciuto a chi li propone, dato che non è infrequente che il servizio non preveda costi, commissioni o interessi, ma penali, anche significative, in caso di mancato pagamento, alla scadenza, anche di singole rate. In modo analogo, sebbene il meccanismo di pagamento sia diverso, sull’indebitamento delle famiglie incidono i servizi in abbonamento. Se è vero che il mondo anglosassone spesso anticipa le tendenze che si affermano, poi, anche nel nostro paese, una certa attenzione merita una recente indagine di VISA, condotta in Inghilterra, e particolarmente focalizzata sui ragazzi e sulle ragazze della “Generazione Z”, vale a dire i nati tra il 1997 e il 2012. Secondo la ricerca, gli appartenenti alla Generazione Z spendono in media 305 sterline al mese (circa 360 euro) per servizi in abbonamento. Questa cifra risulta tre volte superiore a quella della Generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980), che spendono 91 sterline al mese per gli stessi motivi e dei Baby Boomer (i nati tra il 1946 e il 1964) che ne spendono 108. I Millennial (i nati tra il 1981 e il 1996) spendono 261 sterline al mese.
Decisamente curiose, per la nostra sensibilità, sono le tipologie di servizi acquistati in abbonamento dai giovani d’oltremanica, vale a dire 86 sterline per i kit pasto, 70 sterline per i servizi di benessere (tra i quali, le app di meditazione), 57 sterline per gli abbonamenti alle piante, e 53 sterline per scatole di snack. Se i motivi di spesa possono, a noi, apparire stravaganti, degno di nota è il fatto che, sulla totalità degli intervistati (dunque, non solo i giovani), quasi un quarto (23%) risulta aver pagato una bolletta o un abbonamento che non desiderava più, il 16% ha perso una finestra di cancellazione per impedire il rinnovo automatico, il 13% ha saltato il pagamento di un abbonamento o di una bolletta e l’11% ha dovuto pagare penali per il ritardo. La conclusione che se ne deve trarre è, dunque, che anche questi servizi tendono a far perdere la percezione della spesa e che le modalità con le quali vengono proposte può fare abbassare le difese dei fruitori, soprattutto se poco attrezzati.
Tra le conseguenze c’è anche quella che il rapporto dell’Autorità Bancaria Europea segnala come criticità per i potenziali fruitori di servizi bancari, vale a dire il “de-risking” e cioè quella prassi per la quale i prestatori di servizi finanziari, quando hanno a che fare con interlocutori che presentano profili di rischio, ad esempio perché a basso reddito o poco avveduti nella gestione delle sostanze, possono rinunciare a offrire loro i propri servizi anziché attivare meccanismi di monitoraggio e tutela per gestire il rischio stesso. La conseguenza è il rischio di esclusione finanziaria di queste persone che, non potendo contare su soggetti economici istituzionali e professionalmente qualificati, in caso di necessità, potranno, ad esempio, chiedere prestiti a realtà finanziarie non sempre trasparenti.
Per certi aspetti, dunque, il nostro sistema economico sta generando dei rischi che poi non gestisce e, così facendo, li aggrava e ne fa sorgere altri. Inutile dire che l’inclusione finanziaria e quella sociale passano per ben altri percorsi, fatti di vicinanza e di accompagnamento.
I rischi per i fruitori dei servizi bancari e l’esclusione finanziaria
22 aprile 2025
Cuneo
(foto https://european-union.europa.eu)
Secondo il recente rapporto dell’Autorità Bancaria Europea sulle tendenze nei comportamenti di spesa, i rischi ai quali sono maggiormente esposti i fruitori dei servizi bancari sono le frodi, il sovraindebitamento e, per i più fragili, il cosiddetto “de-risking”, cioè l’esclusione dall’accesso ai servizi bancari in presenza di indici che richiedono maggiori attenzioni da parte del sistema.
Se le frodi rappresentano un problema sul quale da tempo sono in corso campagne di sensibilizzazione, qualche parola in più possono meritare gli altri due fattori di rischio.
Il sovraindebitamento delle famiglie, infatti, si sta diffondendo in modo significativo anche a causa degli acquisti con pagamenti BNPL, cioè “Buy now pay later” (letteralmente, “compra ora, paga più tardi”) oppure con pagamenti rateizzati anche per piccole spese. Il ricorso sistematico a questi strumenti, infatti, può determinare la perdita del controllo delle uscite e l’incapacità di farvi fronte se diventano tali da non poter essere sostenute. Non è infrequente, inoltre, che questi meccanismi di pagamento vengano utilizzati da persone con modeste competenze finanziarie e, dunque, esposti più di altri alle conseguenze di una inefficace programmazione. Questo aspetto non sembra sconosciuto a chi li propone, dato che non è infrequente che il servizio non preveda costi, commissioni o interessi, ma penali, anche significative, in caso di mancato pagamento, alla scadenza, anche di singole rate. In modo analogo, sebbene il meccanismo di pagamento sia diverso, sull’indebitamento delle famiglie incidono i servizi in abbonamento. Se è vero che il mondo anglosassone spesso anticipa le tendenze che si affermano, poi, anche nel nostro paese, una certa attenzione merita una recente indagine di VISA, condotta in Inghilterra, e particolarmente focalizzata sui ragazzi e sulle ragazze della “Generazione Z”, vale a dire i nati tra il 1997 e il 2012. Secondo la ricerca, gli appartenenti alla Generazione Z spendono in media 305 sterline al mese (circa 360 euro) per servizi in abbonamento. Questa cifra risulta tre volte superiore a quella della Generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980), che spendono 91 sterline al mese per gli stessi motivi e dei Baby Boomer (i nati tra il 1946 e il 1964) che ne spendono 108. I Millennial (i nati tra il 1981 e il 1996) spendono 261 sterline al mese.
Decisamente curiose, per la nostra sensibilità, sono le tipologie di servizi acquistati in abbonamento dai giovani d’oltremanica, vale a dire 86 sterline per i kit pasto, 70 sterline per i servizi di benessere (tra i quali, le app di meditazione), 57 sterline per gli abbonamenti alle piante, e 53 sterline per scatole di snack. Se i motivi di spesa possono, a noi, apparire stravaganti, degno di nota è il fatto che, sulla totalità degli intervistati (dunque, non solo i giovani), quasi un quarto (23%) risulta aver pagato una bolletta o un abbonamento che non desiderava più, il 16% ha perso una finestra di cancellazione per impedire il rinnovo automatico, il 13% ha saltato il pagamento di un abbonamento o di una bolletta e l’11% ha dovuto pagare penali per il ritardo. La conclusione che se ne deve trarre è, dunque, che anche questi servizi tendono a far perdere la percezione della spesa e che le modalità con le quali vengono proposte può fare abbassare le difese dei fruitori, soprattutto se poco attrezzati.
Tra le conseguenze c’è anche quella che il rapporto dell’Autorità Bancaria Europea segnala come criticità per i potenziali fruitori di servizi bancari, vale a dire il “de-risking” e cioè quella prassi per la quale i prestatori di servizi finanziari, quando hanno a che fare con interlocutori che presentano profili di rischio, ad esempio perché a basso reddito o poco avveduti nella gestione delle sostanze, possono rinunciare a offrire loro i propri servizi anziché attivare meccanismi di monitoraggio e tutela per gestire il rischio stesso. La conseguenza è il rischio di esclusione finanziaria di queste persone che, non potendo contare su soggetti economici istituzionali e professionalmente qualificati, in caso di necessità, potranno, ad esempio, chiedere prestiti a realtà finanziarie non sempre trasparenti.
Per certi aspetti, dunque, il nostro sistema economico sta generando dei rischi che poi non gestisce e, così facendo, li aggrava e ne fa sorgere altri. Inutile dire che l’inclusione finanziaria e quella sociale passano per ben altri percorsi, fatti di vicinanza e di accompagnamento.