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Educare non vuol dire “aggiustare” gli adolescenti

30 marzo 2025

Cuneo

Cuneo_Convegno Germogli_21marzo2025_2 “Non si tratta di adolescenti da aggiustare, ma di adulti fragili. I germogli evocano un’eco positiva, permettendoci di vedere le cose nella loro complessità. Tuttavia, viviamo in un contesto in cui è difficile mantenere uno sguardo complesso: davanti alle grandi crisi cerchiamo soluzioni rapide, un decalogo di cose da fare”. Così Tommaso Zanella è intervenuto venerdì 21 marzo, in sala San Giovanni, durante il convegno “Germogli” promosso dal Servizio per la Pastorale Giovanile della diocesi di Cuneo-Fossano. Di fronte ad una sala gremita di giovani, adulti, educatori, insegnanti e genitori, don Paolo Revello ha spiegato il senso del convegno: “Lo spunto nasce dalla consapevolezza di fermarci sugli adolescenti. Vogliamo che diventino germogli. Lasciamoci provocare da loro e cresciamo come Chiesa e come società civile”. La serata è stata moderata da Luca Burdisso. Zanella, psicoterapeuta milanese e vicepresidente dell’associazione Minotauro, ha parlato di “Crescere nell’epoca della fragilità adulta: come si lotta oggi in adolescenza”. Stare nel cambiamento “Dobbiamo mettere al centro non solo l’adolescente come portatore di novità, ma anche il cambiamento che coinvolge gli adulti - ha detto Zanella -. È una visione di complessità in cui tutti siamo attori. Il sistema educativo di riferimento è cambiato, così come la società: le regole si trovano ormai solo nei videogiochi, mentre nel resto della vita sono plasmabili in base alle eccezioni”. Come ha fatto notare lo psicoterapeuta, il modello educativo normativo con cui sono cresciuti i quarantenni di oggi è stato abbandonato a favore di un sistema più affettivo, basato sul dialogo e sulla ricerca di intesa. Un tempo vi era un’alta aspettativa di successo e realizzazione; oggi, il modello attuale è l’estremizzazione di quello affettivo. “Viviamo in una società che tende a rimuovere le situazioni negative, ma non possiamo permetterci di eliminare le emozioni scomode. Soffocare e reprimere gli aspetti autentici impedisce una riflessione e un’integrazione”. Genitori iperpresenti e adolescenziali  Inoltre, l’iperpresenza dei genitori non aiuta. “Non basta individuare colpevoli esterni, come Internet: la rete non è solo uno strumento, ma una parte integrante del nostro ambiente. Non possiamo eliminarla, ma dobbiamo imparare a viverla. La rivoluzione digitale è in atto e porta con sé anche molti aspetti positivi”, continua Zanella. “Oggi gli adulti si comportano in modo adolescenziale, mentre i bambini vengono adultizzati troppo presto. È fondamentale permettere ai figli di essere dipendenti nei momenti giusti e di conquistare gradualmente l’autonomia. Anche il nostro uso della tecnologia è significativo: gli adulti riempiono le loro gallerie di foto e poi chiedono agli adolescenti perché scattano tante immagini. Questo rivela un bisogno di conferma e una rassicurazione all’angoscia da parte dei genitori”. Un tempo la comunità educante era rigida e ben definita. Oggi, invece, fa notare Zanella, le chat dei genitori sono spesso teatro di competizioni e attacchi per chi si aggiudica il primo premio nel modello educativo perfetto. Fare emergere germogli Partendo dall’etimologia della parola educare, che significa “tirare fuori”, per lo psicoterapeuta milanese bisogna far emergere le potenzialità degli adolescenti: “i germogli sono già presenti, bisogna solo aiutarli a crescere”. Rilevando però anche che gli adulti fanno fatica ad ascoltare, mentre gli adolescenti hanno geyser emotivi. “Oramai è tutto incentrato sul come intervenire, ma dove è finito il perché? Non si tratta solo di togliere, come per Internet. Ma di incontrarli lì dove sono. Facciamo fatica a legittimare un agire diverso da quello che è a noi normale. Mettere l’accento solo sui rischi non li allontana da Internet, semmai allontana la relazione tra genitori e figli”. Per questo Zanella ha spiegato che vedere dipendenza ovunque non è sano. Come del resto, un minimo di conflitto non rende una relazione tossica. In molti ambiti, gli adolescenti sono più avanti degli adulti, sia emotivamente che psicologicamente. Vanno accompagnati. Dal campetto ai videogiochi Il cambiamento che stanno attraversando gli adolescenti viene visto dagli adulti in modo sospettoso. Zanella ha fatto l’esempio dei ragazzi che giocano in casa ai videogiochi e durante le sessioni con gli amici online si sentono espressioni verbali che possono essere anche oscene e condite di turpiloquio. Certo è che non bisogna nascondersi dietro ad un dito, “cosa succedeva quando noi giocavamo al pallone al campetto!?”. Cambiano le modalità ma non la necessità della relazione. La relazione è ancora importante. Inoltre, lo psicoterapeuta ha sfatato un mito: “non è vero che i videogiochi violenti creano adolescenti violenti”, in molti casi possono essere un modo per scaricare delle tensioni. Il dramma della scelta “Viviamo in una società caratterizzata da un vuoto interiore e da un eccesso di scelte - continua -. I giovani cercano un’identità e, talvolta, si auto-diagnosticano disturbi. Il problema non è solo l’abbondanza di possibilità, ma la mancanza di punti di riferimento e di guide. C’è un dramma nella scelta. La tecnologia ha moltiplicato le opzioni, ma il bisogno di relazioni autentiche resta fondamentale. In questo contesto, dovremmo sospendere la caccia al colpevole - Internet! - e concentrarci sulla costruzione di relazioni. Il lavoro sulla trasmissione dei valori è stato avviato, ma bisogna cambiare approccio: l’adolescente va educato non con imposizioni rigide, ma coltivando il rapporto. A volte si fanno passi indietro per poi avanzare di tre. Bisogna adattarsi”.  Rimettere al centro la relazione  “Va rimessa al centro la relazione: la fragilità non va eliminata, ma valorizzata - conclude Zanella -. Non è un problema da risolvere, bensì un aspetto da integrare. Non dobbiamo cedere alla tentazione di eliminare le difficoltà con soluzioni rapide. È necessario aprire canali di dialogo. I ‘no’ aiutano a crescere, ma gli adolescenti hanno bisogni e desideri che vanno ascoltati”. In questo senso ha portato l’esempio della musica trap che, nonostante il linguaggio, dà voce alla loro paura. Infine, ha dato un consiglio prezioso: non va anestetizzato il futuro degli adolescenti con le paure degli adulti. Va riaffermato il valore positivo del futuro in quest’epoca, perché se non lo faranno gli adulti vicini a loro, i giovani lo cercheranno altrove. La proposta: creare una rete di supporto A conclusione del convegno, don Paolo Revello e don Mattia Dutto insieme al Coordinamento per la Pastorale Giovanile lanciano la proposta di formare una rete di supporto per gli adolescenti. “Si è appena concluso il convegno ‘Germogli’, durante il quale abbiamo cercato di riflettere sull’adolescenza. Siamo grati per questi giorni di confronto, ma rimaniamo con alcune domande aperte. Domenica, Simona Atzori ha detto a tutti gli adolescenti presenti: ‘Non abbiate paura di chiedere aiuto!’ Ma gli adolescenti delle nostre comunità sanno davvero a chi rivolgersi? Forse sì, ma noi adulti siamo in grado di ascoltare questo grido d’aiuto, o troppo spesso continuiamo a camminare da soli? Vorremmo davvero prenderci cura di questi meravigliosi germogli, i nostri adolescenti. Ma per farlo, è necessario un impegno condiviso: dobbiamo costruire una rete tra noi, tra tutte le realtà educative, per riuscire ad accogliere e sostenere le loro richieste di aiuto. Per questo, invitiamo tutti coloro che, nel territorio di Cuneo e oltre, hanno a cuore gli adolescenti a un incontro martedì 8 aprile alle 20.45 nel Vescovado nuovo di Cuneo (via A. Rossi 28). Sarà un’occasione per confrontarci e lavorare insieme alla costruzione di una rete di supporto per i giovani”. Cuneo_Convegno Germogli_21marzo2025_1
Antonio Audisio Tommaso Zanella convegno Germogli Servizio per la Pastorale Giovanile della diocesi di Cuneo-Fossano