(foto Pixabay)
Perdonare in silenzio e scegliere di non parlarne più è un modo per proteggersi. È accettare di lasciar andare ciò che è stato, senza riaprire la porta della sofferenza. Perdonare non significa dimenticare. Significa scegliere la pace per sé stessi. È un’idea di perdono interessante: lasciar andare e scegliere la pace, invece di rimanere dentro dinamiche polemiche, bloccate e condizionate dalla reattività reciproca.
Perdonare è un’azione che si fa appunto “per dono”: come dono a sé stessi prima di tutto, per recuperare l’autocentratura necessaria alla pacificazione interiore e al poter tornare a vivere una vita che ci somigli, sganciandoci dalla predilezione che l’ego nutre per le situazioni oppositive e competitive. Il perdono ha bisogno di silenzio, quiete, raccoglimento. Si nutre di presente e non di passato. Cerca spazio, aria, luce.
Perdonare nel silenzio significa farsi da parte e lasciar agire la vita, che con la sua saggezza ci avvicina o ci allontana, a seconda che si sia ancora sintonizzati e compatibili oppure no, perché destinati a portare a compimento ciascuno il proprio viaggio. Per questo si può scegliere di tacere: per non nuocere, per non nuocersi.
L’autoprotezione del silenzio è necessaria quando insistere diventa mero autolesionismo, discorso a senso unico, rassegnazione all’assenza di reciprocità: quando dentro di sé qualcosa si spegne.
Il silenzio è un’occasione di pulizia e di rinascita: si può ricominciare a scrivere su una pagina bianca. Il silenzio può essere l’antidoto non violento all’esposizione a una comunicazione da cui ci si dissocia, lasciandola alla responsabilità di chi la pratica, proteggendo la propria libertà di scelta esistenziale e comunicativa.
editoriale
(foto Pixabay)
Perdonare in silenzio e scegliere di non parlarne più è un modo per proteggersi. È accettare di lasciar andare ciò che è stato, senza riaprire la porta della sofferenza. Perdonare non significa dimenticare. Significa scegliere la pace per sé stessi. È un’idea di perdono interessante: lasciar andare e scegliere la pace, invece di rimanere dentro dinamiche polemiche, bloccate e condizionate dalla reattività reciproca.
Perdonare è un’azione che si fa appunto “per dono”: come dono a sé stessi prima di tutto, per recuperare l’autocentratura necessaria alla pacificazione interiore e al poter tornare a vivere una vita che ci somigli, sganciandoci dalla predilezione che l’ego nutre per le situazioni oppositive e competitive. Il perdono ha bisogno di silenzio, quiete, raccoglimento. Si nutre di presente e non di passato. Cerca spazio, aria, luce.
Perdonare nel silenzio significa farsi da parte e lasciar agire la vita, che con la sua saggezza ci avvicina o ci allontana, a seconda che si sia ancora sintonizzati e compatibili oppure no, perché destinati a portare a compimento ciascuno il proprio viaggio. Per questo si può scegliere di tacere: per non nuocere, per non nuocersi.
L’autoprotezione del silenzio è necessaria quando insistere diventa mero autolesionismo, discorso a senso unico, rassegnazione all’assenza di reciprocità: quando dentro di sé qualcosa si spegne.
Il silenzio è un’occasione di pulizia e di rinascita: si può ricominciare a scrivere su una pagina bianca. Il silenzio può essere l’antidoto non violento all’esposizione a una comunicazione da cui ci si dissocia, lasciandola alla responsabilità di chi la pratica, proteggendo la propria libertà di scelta esistenziale e comunicativa.
Silenzio e perdono
29 marzo 2025
Cuneo
(foto Pixabay)
Perdonare in silenzio e scegliere di non parlarne più è un modo per proteggersi. È accettare di lasciar andare ciò che è stato, senza riaprire la porta della sofferenza. Perdonare non significa dimenticare. Significa scegliere la pace per sé stessi. È un’idea di perdono interessante: lasciar andare e scegliere la pace, invece di rimanere dentro dinamiche polemiche, bloccate e condizionate dalla reattività reciproca.
Perdonare è un’azione che si fa appunto “per dono”: come dono a sé stessi prima di tutto, per recuperare l’autocentratura necessaria alla pacificazione interiore e al poter tornare a vivere una vita che ci somigli, sganciandoci dalla predilezione che l’ego nutre per le situazioni oppositive e competitive. Il perdono ha bisogno di silenzio, quiete, raccoglimento. Si nutre di presente e non di passato. Cerca spazio, aria, luce.
Perdonare nel silenzio significa farsi da parte e lasciar agire la vita, che con la sua saggezza ci avvicina o ci allontana, a seconda che si sia ancora sintonizzati e compatibili oppure no, perché destinati a portare a compimento ciascuno il proprio viaggio. Per questo si può scegliere di tacere: per non nuocere, per non nuocersi.
L’autoprotezione del silenzio è necessaria quando insistere diventa mero autolesionismo, discorso a senso unico, rassegnazione all’assenza di reciprocità: quando dentro di sé qualcosa si spegne.
Il silenzio è un’occasione di pulizia e di rinascita: si può ricominciare a scrivere su una pagina bianca. Il silenzio può essere l’antidoto non violento all’esposizione a una comunicazione da cui ci si dissocia, lasciandola alla responsabilità di chi la pratica, proteggendo la propria libertà di scelta esistenziale e comunicativa.