editoriale

Dio lascia libera la storia di esprimere ingiustizie, ma non le giustifica, e sta sempre con gli oppressi

02 marzo 2025

Cuneo

la Bibbia (foto Pixabay) (foto Pixabay) «Abbiamo aiutato l’Ucraina con 300 miliardi di dollari, mentre l’Unione Europea ne ha solo prestati 100». «Zelenski è un dittatore non eletto». «L’Ucraina non avrebbe dovuto iniziare questa guerra». Lo sappiamo, sono solo alcune delle affermazioni lanciate a raffica dal nuovo presidente degli Usa. Le più facili da smentire. Anche se c’è chi sostiene che in fondo la politica della realtà deve prendere atto di chi è il più forte e quale verità vuole sostenere, dal momento che sempre sono stati i vincitori a scrivere la storia. In fondo, sarebbe da bambini ingenui credere che sia la giustizia a gestire i rapporti tra le persone. Basta un’occhiata al mondo degli adulti e alle notizie per comprenderlo. E la Bibbia? È nel mondo della realtà o dei sogni? A un primo livello, è ben consapevole di ciò che accade nella storia: Abramo (due volte) e Isacco fingono che le loro mogli siano loro sorelle, per aver salva la vita o per ottenere vantaggi, Giacobbe ottiene con l’inganno la primogenitura e, più tardi, il proprio abbondante gregge forte e sano, con un bluff Giuseppe porta in Egitto i suoi fratelli e il padre, Davide prende truffando Gerusalemme e una moglie (Betsabea). E la propaganda non l’abbiamo inventata noi... C’è però da dire che in nessuno di questi casi, che riguardano gli “eroi” biblici, gli autori sacri sembrano compiacersi della falsità, ma pare quasi che la tollerino a malincuore, tranne forse nel caso di Giuseppe che però si conclude con un perdono generale, e dove in fondo gli inganni più cattivi e gravi lui li aveva subiti. L’unico inganno che sembra essere approvato è quello con cui il giudice Ehud libera i giudei dall’oppressione del re di Moab (Gdc 3). Nel decalogo si invita però a non offrire una testimonianza falsa. Anzi, la complicata formula letterale si esprime come: “testimonianza verso il vuoto”. Quasi che il falso non fosse semplicemente una mancata corrispondenza con il vero, ma l’appoggiarsi sul vuoto, così da trovarsi destinati a cadere. Sono comunque diversi i profeti che spendono parole di fuoco nei confronti dei datori di lavoro che ingannano i dipendenti, che li pagano meno, che non rispettano la parola data... Si direbbe insomma che nel Primo Testamento la falsità sia riprovevole, ma diventi grave solo quando va a danno di chi già è oppresso o sfruttato. Quando a Gesù chiedono quali sono i comandamenti, lui ne offre una versione abbreviata, ma l’ottavo è presente, e molto si insiste sulla testimonianza affidabile che il Battista garantisce a Gesù o che lega reciprocamente il Padre e il Figlio nel Vangelo di Giovanni. D’altronde, Gesù si esprime a sorpresa contro i giuramenti, invitando invece a un linguaggio che dica “sì” se è “sì” e “no” se è “no”: «Il di più, viene dal maligno». È affermazione sorprendente perché il giuramento era accettabile sia per il mondo ebraico da cui lui viene, sia per quello cristiano che da lui scaturisce: insomma, sembra che quella fosse davvero la sua convinzione, fortemente originale. In quello stesso contesto, peraltro, Gesù pare molto duro verso chi non aiuta i propri genitori affermando (a torto? a ragione?) che i beni a loro destinati debbano invece andare al tempio. Nelle beatitudini, poi, Gesù certifica semplicemente che la fame e sete di giustizia sarà saziata. Evidentemente da Dio, forse non nella storia ma con certezza. Perché Dio è dalla parte della giustizia. Insomma, parrebbe proprio che il tema della falsità delle informazioni o delle attestazioni non sia centrale per la Bibbia, che pure è consapevole di ciò che accade e sembra auspicare che però la parola umana rispecchi il vero. È tuttavia certo che il giudizio sia molto più duro quando dalla falsità scaturisca un danno per i più poveri e gli oppressi. Non sembra proprio che ci sia bisogno della Bibbia per auspicare che il sogno (infantile?) di parole limpide e trasparenti diventi reale. Basterebbe il desiderio di equità umano. Ma se c’è una certezza, è che accanto a quel desiderio umano autentico si trova anche Dio, che lascia libera la storia di esprimere ingiustizie e sopraffazioni, ma non le giustifica e si pone anzi dalla parte degli oppressi. E che, quando la sua sarà l’unica voce a parlare, placherà la sete di giustizia.  
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