
Il primo progetto del Liceo di Cuneo
Cuneo in questi mesi della fine del 2024, è un cantiere. Camminiamo quotidianamente fra ponteggi al posto dei marciapiedi, studenti e insegnanti di molte scuole superiori sono costretti a trasferirsi quotidianamente nelle succursali (spesso più di una). Un’idea di “scuola diffusa” si irradia sul territorio, ma non raggiunge il fascino dell’equivalente alberghiero. Questo e gli articoli che seguiranno (cinque in tutto) cercheranno di tracciare una piccola e si spera qualche volta divertente storia di uno degli edifici che sta subendo gli interventi più “pesanti”: quello del Liceo “Pellico-Peano”, che prima fu Ginnasio e Liceo e oggi unisce il classico con lo scientifico, sua più tarda costola.
Esordiamo subito dicendo che scoprirete che questo edificio è stato costruito in un paio d’anni, e pure in tempo di guerra. Ma anticipiamo subito il nostro discorso, “spoilerando” il finale, come direbbero i nostri stessi studenti, spiegando che non ne deriverà un discorso di dubbie venature politiche, del tipo “quando c’era Lui i licei si costruivano in due anni” ma piuttosto un sobrio e realistico elogio di un’epoca in cui i Comuni avevano progettisti interni di valore capaci di realizzare in poco tempo opere prestigiose, pur agendo da sani economi di provincia.
Cominciamo da un po’ di storia, noiosa forse, ma necessaria: durante il periodo napoleonico il Dipartimento dello Stura faceva parte della Francia imperiale che doveva essere dotata di Licei pubblici nei suoi capoluoghi e il loro accesso era garantito a studenti disagiati tramite borse di studio. Si pensi che nel 1808 furono istituite dieci borse di studio per i liceali di Cuneo che dovevano trasferirsi a Torino, ma, parallelamente si pensò di istituire un Liceo a Cuneo e il decreto che lo prevedeva venne promulgato nel 1811, il 15 novembre: bisognava avere per il 1812 80 licei nell’Impero, siti in città con clima salubre che possedessero un convitto capace di accogliere almeno 200 allievi. Il 21 dicembre del 1811 il consiglio comunale di Cuneo chiese all’unanimità che la città fosse una di queste. Ma poi, nel 1814, cadde il Grande Corso e tutto rischiava di tornare come prima. Cuneo, tuttavia, non dimenticò il progetto. Siccome erano tornati i chierici nell’ex collegio gesuita che era stato prescelto all’inizio come sede del Liceo, le scuole furono trasportate nel 1814 di nuovo nel Palazzo della Torre e fu proprio in quell’edificio di via Roma che vi passarono alcuni illustri studenti, primo dei quali Edmondo De Amicis che ne lasciò il ricordo nella sua opera Ricordi di infanzia e scuola. De Amicis descrive in particolare un suo professore di lettere, molto sfaticato, che passava le ore a parlare di sé e a raccontare che scriveva lettere al Municipio per invitarlo a trasferire il Ginnasio-Liceo in sede più degna. Lamentele quindi ce n’erano già agli albori.
L’intitolazione a Silvio Pellico avvenne dopo la proclamazione del Regno d’Italia, e nella domenica del 14 maggio del 1865 fu ufficialmente inaugurato col nome di R. Liceo Pellico. Quell’edificio era vecchio e malconcio però e il Comune pensò subito a un suo allargamento in un palazzo nuovo di zecca, che avrebbe dovuto trovare posto in un’ala a ponente della Piazza Nuova (futura Piazza Vittorio e oggi Galimberti), dove si voleva creare un “nuovo palazzo delle scuole”. Nel 1867 erano cominciati i lavori, ma per complessi motivi non se ne fece nulla e il Ginnasio Liceo fu poi collocato nell’antico convento di Santa Chiara, passato al Comune in virtù delle Leggi Siccardi che avevano statalizzato molti beni ecclesiastici. E dove trovarono una sede l’istituto tecnico e il convitto. Cosa avveniva in quelle antiche mura del centro storico, strette fra mercati e osterie, lo possiamo immaginare dalla corrispondenza che nei primi decenni del Regno si scambiarono i presidi e i sindaci per chiedere costantemente migliorie a rabboccamenti di una struttura che tanto igienica e funzionale non era.
Ecco alcuni esempi: già il 6 febbraio del 1905 si chiedeva al Comune, dopo la notizia del crollo di una parte del soffitto di un dormitorio annesso alla Scuola Normale di Mondovì, se i locali analoghi di Cuneo fossero in ordine e il Comune rispondeva che lo erano, senza ombra di dubbio. Forse i dubbi in realtà c’erano se, successivamente, il 14 febbraio, l’ufficio d’arte (oggi diremmo tecnico) riferiva di avere constatato che due “brevissimi tratti dei soffitti del dormitorio” erano in situazione “poco rassicurante” ordinandone l’immediata riparazione. Anche un tratto del soffitto sovrastante la gabbia della scala lasciava a desiderare: la copertura, vecchia e assicurata con semplici chiodi, non dava garanzie di stabilità. Per non parlare della tettoia, adibita a uso di ricreazione nei tempi di pioggia o di neve, dai convittori. Meglio demolirla.
Si andò avanti per anni a chiedere (e il Comune a concedere con cautela) piccole migliorie, come il rifacimento del “palchetto” nell’alloggio del bidello (essi abitavano nella scuola) o - grande innovazione - i campanelli elettrici, ma il Comune di Cuneo non era proprio largo di manica nel concederle, anche se percepiva i 2/5 delle tasse scolastiche, somma non piccola. Infatti leggiamo che il 4 luglio 1910, ancora un preside chiedeva che nelle vacanze estive si ponesse mano ai necessari lavori di imbiancatura e ripulitura delle scale, delle aule e dei corridoi e che venisse chiuso al pubblico il cortiletto interno, “dopo una conveniente pulizia”, poiché veniva adibito a deposito di immondizie e, nei giorni di mercato, addirittura a “pubblica latrina”.“Ragioni di igiene e di scienza mi consigliano a chiedere a V.S. questo provvedimento”. Insomma, si può immaginare il quadro completo della situazione, fra cortiletti aperti, tettoie fatiscenti e giorni di mercato rumorosi. Fin qui si può veramente dire che, all’alba del nuovo Regno, l’edilizia scolastica della città, affidata a quella che oggi potremmo definire autonomia differenziata, non era certo lussuosa.

Un particolare del cortile dell'ex convento di Santa Chiara

Le mura dell'ex convento di Santa Chiara, seconda sede del Liceo Classico

"Ricordi di infanzia" di De Amicis

Edmondo De Amicis, fra i più illustri allievi del Liceo Pellico di Cuneo