editoriale

Inerzia e particolarismi che ostacolano un’autentica coesione europea

08 dicembre 2024

Cuneo

Bandiera Unione Europea (foto Pixabay) (foto Pixabay) Non sono mancati, nelle scorse settimane, studi e approfondimenti sulle relazioni tra Stati Uniti ed Europa in seguito alla vittoria di Donald Trump nelle ultime elezioni. Purtroppo, non è possibile parlare, semplicemente, di rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea, a causa delle numerose incertezze nel processo di integrazione. L’articolo 5 del Trattato sull’Unione Europea indica chiaramente che i rapporti tra Unione e Stati sono governati dai principi di attribuzione, proporzionalità e sussidiarietà. Il principio di attribuzione stabilisce che l’Unione possa agire esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati e per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti. Il principio di proporzionalità limita ulteriormente i poteri dell’Unione, poiché prevede che gli atti di quest’ultima debbano essere limitati a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati. Infine, per il principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva, l’Unione può intervenire soltanto se gli obiettivi previsti nei trattati non possono essere conseguiti in modo adeguato dagli Stati membri. In altre parole, non esiste una competenza generalizzata dell’Unione Europea, ma solamente quella per le singole materie indicate nei trattari. L’importanza attribuita dagli Stati alle questioni economiche e finanziarie ha consentito la libera circolazione di merci, capitali e persone e la (fondamentale) nascita dell’euro, ma su altri fronti il percorso è rimasto al palo. In periodi delicati come quelli che stiamo vivendo, i differenti punti di vista per ciò che riguarda la difesa, l’immigrazione o la politica fiscale e la corrispondente mancanza di una linea di azione comune, stanno rappresentando altrettanti punti di debolezza. Neppure l’ambito monetario si è rivelato immune da censure se solo si considera che, per decenni, non ci si è preoccupati di costruire e rafforzare un sistema per i pagamenti elettronici paneuropeo. È stato lasciato, così, ampio spazio a Visa, Mastercard e American Express, tutte carte di credito americane, indispensabili per i pagamenti quando ci si reca all’estero, anche in Paesi dell’Unione Europea. In altri settori, nonostante in Europa ci fossero le competenze e le risorse per fare molto meglio di quanto non sia capitato, oggi i cittadini europei navigano in internet con Google Chrome o Firefox, eseguono le loro ricerche con Google, utilizzano come sistemi operativi Microsoft o Apple, comprano su Amazon, comunicano digitalmente attraverso WhatsApp o Instagram, e tengono le loro riunioni online con Google Meet, Zoom o Microsoft Teams. Inutile ricordare che si tratta di servizi erogati da società statunitensi. Tutto questo, per non parlare del fatto che il dollaro rimane la moneta degli scambi internazionali e che, dunque, chiunque intenda comprare beni o servizi al di fuori della “zona euro”, deve anche comprare dollari per pagarli, il cui valore (cioè, il suo prezzo) è determinato dalla Federal Reserve, attraverso le proprie scelte di politica monetaria. L’amministrazione americana, dunque, avrà numerosi vantaggi, istituzionali, economici e competitivi nei confronti dell’Europa, e li avrà fino a quando gli Stati europei non decideranno, una volta per tutte, di abbandonare sterili particolarismi in vista di una unità che sia veramente tale. Non è troppo tardi e ci sono i margini per recuperare il terreno perduto. Rispetto agli Stati Uniti, l’Europa ha alcuni vantaggi: il tessuto sociale è meno fragile, le politiche di welfare (fino ad ora) hanno contenuto le differenze e, pur con le difficoltà riscontrate negli ultimi tempi, nella sostanza, l’istruzione pubblica e la sanità pubblica funzionano. Toccherà, dunque, ai singoli Stati decidere come valorizzare i servizi essenziali e i settori strategici e reagire nel mutato panorama internazionale. L’auspicio è che si impari dai benefici portati dall’euro e dalle difficoltà che sta incontrando chi, come l’Inghilterra, ha optato per il particolarismo. Secondo stime recenti, a Londra, circa il dieci per cento della popolazione residente è milionaria, ma il 39% dei bambini si trova in condizione di povertà assoluta. Si tratta di una fotografia impietosa delle difficoltà che sta incontrando la classe media l’oltremanica. Pace, sicurezza e benessere diffuso non si conciliano con i particolarismi. Dovremmo averlo imparato da tempo, speriamo che sia così.  
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