editoriale

Ergastoli

30 novembre 2024

Cuneo

Violenza sulle donne Nella settimana del 25 novembre dedicata alla sensibilizzazione sulla violenza di genere è arrivata la sentenza che condanna all’ergastolo Alessandro Impagnatiello per l’omicidio di Giulia Tramontano e del bambino che la giovane donna portava in grembo. È arrivata anche la richiesta di condanna all’ergastolo per Filippo Turetta, il femminicida reo di aver premeditato ed eseguito l’assassinio di Giulia Cecchettin. La buona notizia di cui vorremmo occuparci è quella della scomparsa della violenza di genere: un ergastolo o forse due sono invece la conferma che c’è qualcosa che non va. Tuttavia come cittadina apprezzo il segnale forte e tempestivo del potere giudiziario dello Stato, che cerca di fare la sua parte rispetto a un problema che coinvolge proprio noi “italiani, brava gente”: Impagnatiello e Turetta sono bianchi e completamente nostrani. Spiace davvero che invece il potere esecutivo, nelle persone del ministro Valditara e della presidente Meloni, non abbia avuto la sensibilità necessaria a non trasformare - nella settimana del 25 novembre - la presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin e la commemorazione di un dolore profondo e condiviso da molte vittime in un’occasione di compiaciuta propaganda. La solita, peraltro, che punta sulla creazione a tavolino del nemico di turno, “l’uomo nero” in questo caso, presunto principale colpevole dell’incremento di violenze e femminicidi. Sempre bianco, ma questa volta francese, è l’uomo per cui sono stati chiesti 20 anni di reclusione per aver narcotizzato e filmato la propria moglie per 10 anni, mentre una cinquantina di sconosciuti abusavano di lei. La donna, Gisèle Pelicot, 71 anni, ha voluto un processo a porte aperte, perché i 50 sfilassero pubblicamente insieme a suo marito, affinché la Francia veda, rifletta, ma soprattutto perché non sia più la vittima della violenza a doversi vergognare, chiudere in se stessa, temere il giudizio. L’esempio di Gisèle è la buona notizia.
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