
Da mercoledì 27 novembre la cappella della caserma del 32° Genio Guastatori Alpini di Fossano custodirà il ritratto e, sotto l’altare, le reliquie dei beati don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo. A promuovere l’iniziativa è l’associazione bovesana intitolata ai due beati. All’inaugurazione della chiesa ristrutturata, parteciperanno l’ordinario militare per l’Italia mons. Santo Marcianò, i cappellani militari della zona pastorale Piemonte e Valle d’Aosta, il vicario episcopale don Carlo Vallati e i sacerdoti della diocesi di Cuneo-Fossano. Il quadro rappresenta i due sacerdoti che offrirono la loro vita per salvare Boves dall’eccidio nazista del 19 settembre 1943 e che sono stati beatificati due anni fa. L’opera, realizzata dall’artista bovesana Valeria Arpino, è stata voluta dal cappellano militare don Mauro Capello, anch’egli bovesano.
Don Mauro, come è nata l’iniziativa?
“Devo dire in coscienza e onestà che non ho mai avuto interesse per gli avvenimenti della guerra, né per l’eccidio di Boves e le figure di don Bernardi e don Ghibaudo. Sono un bovesano e un po’ di storia ci veniva tramandata dai racconti di chi aveva vissuto questi momenti forti. La mia giovinezza è stata, come per la maggior parte dei miei coetanei, spensierata e il 25 aprile era un giorno di festa organizzata dalla Pro loco. Più tardi, avendo scelto di rispondere alla chiamata del Signore che mi voleva prete e cappellano militare, sono stato catapultato per parecchi anni fuori dell’ambiente bovesano in missioni di pace all’estero. Il “destino” ha voluto che tornassi a servizio concluso da cappellano, alla vigilia della proclamazione della beatificazione dei due sacerdoti martiri”.
Chi sono per lei don Giuseppe e don Mario?
Due uomini e preti che ho riscoperto in occasione della loro beatificazione. Ho letto un po’ di libri storici e testimonianze su di loro ed ero presente alla cerimonia. Mi ha colpito molto don Mario, il suo sguardo dolce, profondo, amorevole. Era un giovane pieno di speranze e voglia di dare se stesso nella missione di vice-parroco non solo per i ragazzi bovesani, ma per tutti i giovani che bussavano alla porta della canonica e chiedevano un consiglio, un aiuto, una guida spirituale. Ho saputo che don Mario era entrato in contatto con parecchi della caserma di Boves, così come con i giovani bovesani sui vari fronti di guerra, lontani da casa e dai loro affetti più cari. Dalle lettere che inviò si nota l’amore fraterno di un giovane prete che cerca di sollevare gli animi e portarli ad una speranza che, in un periodo di guerra, sembrava non esistesse più.
Che rapporto avevano con il mondo militare?
Dopo l’8 settembre non c’erano più ordini né gerarchie e l’esercito era allo sbando. Quei ragazzi, alpini della caserma di Boves lasciati soli, volevano solo deporre le armi e cercare di tornare alle loro case. Don Mario si è fatto angelo custode, cercando di aiutarli in molti modi. Anche il parroco don Giuseppe ha cercato con ogni mezzo di evitare l’eccidio, sacrificando se stesso. Lui fu chierico in servizio militare nella Prima Guerra mondiale quando i seminaristi e i preti andavano al fronte per servire la Patria. Arruolato in un ospedale da campo, sicuramente avvicinò e sostenne molti giovani e a Boves sostenne quelle mamme e spose che avevano un figlio in guerra.
E con la caserma di Fossano?
Perché dopo il mio pensionamento nel 2020 (e la prospettiva di riposarmi) sono invece stato riconfermato come cappellano militare collaboratore per le tre caserme che avevo servito: il 2° Reggimento Alpini di Cuneo, il 1° Reggimento artiglieria da Montagna a Fossano e il 32° Reggimento Genio Guastatori Alpini a Fossano. L’occasione è venuta dal restauro della chiesa di reggimento, su autorizzazione del Vescovo di Cuneo e dell’Ordinario Militare. Aggiungo che il 32° Genio offre l’olio per la lampada della Pace sulla tomba dei due martiri nella chiesa parrocchiale di Boves.
Quale motivazione è alla base della sua scelta?
Così come i miei ragazzi Genieri Alpini mi hanno protetto con la loro professionalità sminando ordigni esplosivi quando mi recavo nelle basi per portare la Parola di Dio e l’Eucarestia e sono stati per me e per tutti veri Angeli Custodi, così don Bernardi e Don Ghibaudo sono stati Angeli Custodi per tutti quei ragazzi Alpini che si sono avvicinati a loro cercando conforto e incoraggiamento.

Il ritratto dei due preti bovesani martiri realizzato da Valeria Arpino

Don Mauro Capello