editoriale
Seconda possibilità
16 novembre 2024
Cuneo
“Ho scelto tre film, usciti tra gli anni ‘80 e ‘90: Il verdetto, Voglia di tenerezza e Una storia vera” - ha dichiarato il regista Paolo Sorrentino in un’intervista - perché mettono al centro l’essere umano e raccontano di quando la vita offre alle persone una seconda possibilità: per rimediare a errori, disfatte e cadute. Questo tema è inattuale, perché la maggior parte dei film di adesso non perdona la caduta e parla solo di come dovrebbero essere idealmente le cose e non di come si possono correggere sbagli e traiettorie. È stato un grande momento del cinema americano quello di dare spazio alla possibilità di risalire.”
Ne “Il verdetto” la seconda possibilità è offerta a un avvocato in declino, schiacciato dai problemi e alcolista: assume l’incarico di rappresentare la sorella di una donna in coma a causa di gravi negligenze da parte dei medici di un importante ospedale, che vorrebbe patteggiare offrendo un vantaggioso risarcimento. Lui rifiuta, va in giudizio e nonostante le condizioni sfavorevoli, riesce a fare la differenza. In “Voglia di tenerezza” ad avere una seconda possibilità è una vedova rassegnata a trascorrere il resto della vita in solitudine. Sperimenterà invece un inatteso incontro d’amore con un astronauta in pensione e recupererà il rapporto conflittuale con la figlia, rimediando alle incomprensioni passate e rinnovando la sua capacità di essere con tenerezza madre e nonna, mentre la figlia affronta l’esperienza della malattia. In “Una storia vera” un uomo di 73 anni, senza patente, intraprende un lungo viaggio a bordo del suo trattore tagliaerba, per raggiungere il fratello con cui non parla da dieci anni, affetto da un’importante cardiopatia.
Storie come queste ci ricordano che si può imparare dai propri inciampi e riparare i delicati quanto preziosi tessuti delle nostre relazioni. Invece la polarizzazione imposta dalla cultura social, asservita alla logica degli algoritmi, ci divide perentoriamente in “giusti” e “sbagliati”, ma soprattutto ci separa dalla parte migliore di noi stessi: quella che proprio “sbagliando impara”, grazie alla rigenerante seconda possibilità.