(foto Pixabay)
C’è un’isola in Giappone - Awashima - con un ufficio postale dedicato alla raccolta di lettere inviate a destinatari irraggiungibili perché senza dimora o non rintracciabili oppure pensati come non così interessati al messaggio spedito.
Ma allora perché scrivere?Per mettere da qualche parte e affidare all’energia del luogo un grazie non detto, il rimpianto per un amore mai nato - forse possibile ma non vissuto -, le richieste silenziose di aiuto e la speranza che qualcuno le intercetti, i desideri che non riusciamo a dire, i ricordi condivisi con chi ha passato la soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, le emozioni per cui abbiamo trovato tardi le parole giuste.
Per gli amanti dei luoghi dell’utopia, per chi crede che alla fine l’isola che non c’è da qualche parte ci sia, per chi crede di essere avvolto da un universo in ascolto, riequilibrante antidoto all’umana disattenzione, per chi un po’ in extremis si gioca l’ultima carta del “messaggio in bottiglia” e vada come deve andare, ecco che c’è uno spazio, nato come installazione artistica, in seguito custodito con devozione e pazienza da un ex postino novantenne, con la tenacia che soli cuori sensibili che colgono la delicatezza dei passaggi di vita sanno manifestare, e infine divenuto teca aperta allo scambio: innumerevoli cassette per le lettere, da cui chi passa può estrarre e leggere il foglio manoscritto e, se crede, portarlo con sé, se tra le righe, per caso (che pare non esista), ha trovato le parole che aspettava, parole che dopo un viaggio della speranza la speranza alla fine sono riuscite a restituirla a qualcuno.
L’isola dell’ufficio postale per le lettere senza indirizzo ci ricorda il potere e la magia della parola, quando si fa dono, scambio, cura, poesia.
editoriale
(foto Pixabay)
C’è un’isola in Giappone - Awashima - con un ufficio postale dedicato alla raccolta di lettere inviate a destinatari irraggiungibili perché senza dimora o non rintracciabili oppure pensati come non così interessati al messaggio spedito.
Ma allora perché scrivere?Per mettere da qualche parte e affidare all’energia del luogo un grazie non detto, il rimpianto per un amore mai nato - forse possibile ma non vissuto -, le richieste silenziose di aiuto e la speranza che qualcuno le intercetti, i desideri che non riusciamo a dire, i ricordi condivisi con chi ha passato la soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, le emozioni per cui abbiamo trovato tardi le parole giuste.
Per gli amanti dei luoghi dell’utopia, per chi crede che alla fine l’isola che non c’è da qualche parte ci sia, per chi crede di essere avvolto da un universo in ascolto, riequilibrante antidoto all’umana disattenzione, per chi un po’ in extremis si gioca l’ultima carta del “messaggio in bottiglia” e vada come deve andare, ecco che c’è uno spazio, nato come installazione artistica, in seguito custodito con devozione e pazienza da un ex postino novantenne, con la tenacia che soli cuori sensibili che colgono la delicatezza dei passaggi di vita sanno manifestare, e infine divenuto teca aperta allo scambio: innumerevoli cassette per le lettere, da cui chi passa può estrarre e leggere il foglio manoscritto e, se crede, portarlo con sé, se tra le righe, per caso (che pare non esista), ha trovato le parole che aspettava, parole che dopo un viaggio della speranza la speranza alla fine sono riuscite a restituirla a qualcuno.
L’isola dell’ufficio postale per le lettere senza indirizzo ci ricorda il potere e la magia della parola, quando si fa dono, scambio, cura, poesia.
L’isola delle parole mancate
09 novembre 2024
Cuneo
(foto Pixabay)
C’è un’isola in Giappone - Awashima - con un ufficio postale dedicato alla raccolta di lettere inviate a destinatari irraggiungibili perché senza dimora o non rintracciabili oppure pensati come non così interessati al messaggio spedito.
Ma allora perché scrivere?Per mettere da qualche parte e affidare all’energia del luogo un grazie non detto, il rimpianto per un amore mai nato - forse possibile ma non vissuto -, le richieste silenziose di aiuto e la speranza che qualcuno le intercetti, i desideri che non riusciamo a dire, i ricordi condivisi con chi ha passato la soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, le emozioni per cui abbiamo trovato tardi le parole giuste.
Per gli amanti dei luoghi dell’utopia, per chi crede che alla fine l’isola che non c’è da qualche parte ci sia, per chi crede di essere avvolto da un universo in ascolto, riequilibrante antidoto all’umana disattenzione, per chi un po’ in extremis si gioca l’ultima carta del “messaggio in bottiglia” e vada come deve andare, ecco che c’è uno spazio, nato come installazione artistica, in seguito custodito con devozione e pazienza da un ex postino novantenne, con la tenacia che soli cuori sensibili che colgono la delicatezza dei passaggi di vita sanno manifestare, e infine divenuto teca aperta allo scambio: innumerevoli cassette per le lettere, da cui chi passa può estrarre e leggere il foglio manoscritto e, se crede, portarlo con sé, se tra le righe, per caso (che pare non esista), ha trovato le parole che aspettava, parole che dopo un viaggio della speranza la speranza alla fine sono riuscite a restituirla a qualcuno.
L’isola dell’ufficio postale per le lettere senza indirizzo ci ricorda il potere e la magia della parola, quando si fa dono, scambio, cura, poesia.