La Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, a ridosso della legge di bilancio, ha affermato che il governo “sta facendo la storia”. Consideriamo con indulgenza gli eccessi verbali tipici di quegli ambienti ove si esercita la propaganda: commercio e politica in particolare. Cogliamo invece quella frase per riflettere sul duplice significato che si può attribuire alla parola storia. Vi è una storia con la s minuscola che rappresenta lo svolgersi dei normali fatti quotidiani, determinati dalle esigenze del momento o da abitudini consolidate o da forze che ci sovrastano. A questa categoria appartengono le leggi finanziarie che si sono succedute nell’arco di decenni - con l’eccezione di pochi provvedimenti - rimpallate tra più governi. E a questo genere di storia appartiene anche la “finanziaria” che ci viene presentata per il 2025.
Non s’intende disprezzare lo sforzo del governo che, condizionato dal volume degli interessi sul debito pubblico, che ha raggiunto 2962 miliardi di euro, e dai limiti posti dall’ Unione Europea al finanziamento del bilancio in deficit (valore che oscilla attorno al 3% del PIL), ha dovuto impostare una manovra da 30.000 miliardi. Tuttavia, il consolidamento di sgravi derivanti da anni precedenti, quali il taglio del cuneo fiscale ed il bonus ristrutturazioni, flebili accenni a misure cavalcate in campagna elettorale, quali flat tax e ridisegno di aliquote irpef, leggero adeguamento di pensioni minime e medio basse, qualche bonus per famiglie, ed un taglio “lineare”, cioè indiscriminato, su tutti i ministeri, non rientrano nella grande storia. Non a caso, la propaganda governativa si è concentrata sull’acquisizione al bilancio dello Stato di una cifra di 3,5 miliardi di euro a carico di banche ed assicurazioni, direttamente destinata ad integrare i fondi della sanità pubblica. Questa musica, però, viene suonata su due diverse tonalità: vigorosa da parte di quanti esaltano la vittoria sui potentati finanziari, tenue da parte di quanti celebrano un gesto di concorde sostegno al bene pubblico. Si aggiunga che la definizione di “tassazione su base concordata” desta qualche curiosità.
Se il lettore mi esenta dall’approfondire l’istituto fiscale del DTA (deduzione sulle imposte differite attive), io potrò limitarmi a dire che si tratta di crediti di natura fiscale che le aziende possono contabilizzare nei loro bilanci per poter ridurre imposte future. Nel nostro caso, le deduzioni spettanti alle banche per il 2025 e 2026 verranno sospese per un importo di 2,5 miliardi, il che significa una corrispondente erogazione di liquidità dalle banche allo Stato, che, però, verrà restituita tra il 2027 ed il 2029 con sgravi fiscali di pari importo. Non una tassa, dunque, ma un’anticipazione di cassa senza interessi, che non incide sul conto economico degli istituti bancari (e sulle remunerazioni). Il restante miliardo deriverà dalle compagnie assicuratrici che anticiperanno il bollo di legge su alcune forme assicurative (escluso il ramo vita). Solo una s minuscola, ne converrete.
E per provvedimenti che fanno la Storia con la s maiuscola? Bisogna abbandonarsi al sogno di misure di legge che dimostrino inequivocabilmente l’intento di perseguire l’evasione fiscale, del divieto di decretare condoni inserito in Costituzione, della nomina di Carlo Cottarelli a ministro con delega per il riordino della spesa, e, solo successivamente, una revisione dei valori catastali, ed una tassazione patrimoniale, con qualche speranza in più che non vengano colpiti i soliti noti. Adesso possiamo svegliarci dal sogno, spero non dal sonno per l’ argomento trattato.
editoriale
La Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, a ridosso della legge di bilancio, ha affermato che il governo “sta facendo la storia”. Consideriamo con indulgenza gli eccessi verbali tipici di quegli ambienti ove si esercita la propaganda: commercio e politica in particolare. Cogliamo invece quella frase per riflettere sul duplice significato che si può attribuire alla parola storia. Vi è una storia con la s minuscola che rappresenta lo svolgersi dei normali fatti quotidiani, determinati dalle esigenze del momento o da abitudini consolidate o da forze che ci sovrastano. A questa categoria appartengono le leggi finanziarie che si sono succedute nell’arco di decenni - con l’eccezione di pochi provvedimenti - rimpallate tra più governi. E a questo genere di storia appartiene anche la “finanziaria” che ci viene presentata per il 2025.
Non s’intende disprezzare lo sforzo del governo che, condizionato dal volume degli interessi sul debito pubblico, che ha raggiunto 2962 miliardi di euro, e dai limiti posti dall’ Unione Europea al finanziamento del bilancio in deficit (valore che oscilla attorno al 3% del PIL), ha dovuto impostare una manovra da 30.000 miliardi. Tuttavia, il consolidamento di sgravi derivanti da anni precedenti, quali il taglio del cuneo fiscale ed il bonus ristrutturazioni, flebili accenni a misure cavalcate in campagna elettorale, quali flat tax e ridisegno di aliquote irpef, leggero adeguamento di pensioni minime e medio basse, qualche bonus per famiglie, ed un taglio “lineare”, cioè indiscriminato, su tutti i ministeri, non rientrano nella grande storia. Non a caso, la propaganda governativa si è concentrata sull’acquisizione al bilancio dello Stato di una cifra di 3,5 miliardi di euro a carico di banche ed assicurazioni, direttamente destinata ad integrare i fondi della sanità pubblica. Questa musica, però, viene suonata su due diverse tonalità: vigorosa da parte di quanti esaltano la vittoria sui potentati finanziari, tenue da parte di quanti celebrano un gesto di concorde sostegno al bene pubblico. Si aggiunga che la definizione di “tassazione su base concordata” desta qualche curiosità.
Se il lettore mi esenta dall’approfondire l’istituto fiscale del DTA (deduzione sulle imposte differite attive), io potrò limitarmi a dire che si tratta di crediti di natura fiscale che le aziende possono contabilizzare nei loro bilanci per poter ridurre imposte future. Nel nostro caso, le deduzioni spettanti alle banche per il 2025 e 2026 verranno sospese per un importo di 2,5 miliardi, il che significa una corrispondente erogazione di liquidità dalle banche allo Stato, che, però, verrà restituita tra il 2027 ed il 2029 con sgravi fiscali di pari importo. Non una tassa, dunque, ma un’anticipazione di cassa senza interessi, che non incide sul conto economico degli istituti bancari (e sulle remunerazioni). Il restante miliardo deriverà dalle compagnie assicuratrici che anticiperanno il bollo di legge su alcune forme assicurative (escluso il ramo vita). Solo una s minuscola, ne converrete.
E per provvedimenti che fanno la Storia con la s maiuscola? Bisogna abbandonarsi al sogno di misure di legge che dimostrino inequivocabilmente l’intento di perseguire l’evasione fiscale, del divieto di decretare condoni inserito in Costituzione, della nomina di Carlo Cottarelli a ministro con delega per il riordino della spesa, e, solo successivamente, una revisione dei valori catastali, ed una tassazione patrimoniale, con qualche speranza in più che non vengano colpiti i soliti noti. Adesso possiamo svegliarci dal sogno, spero non dal sonno per l’ argomento trattato.
La “contribuzione” di 3,5 miliardi delle banche è solo un’anticipazione di cassa
26 ottobre 2024
Cuneo
La Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, a ridosso della legge di bilancio, ha affermato che il governo “sta facendo la storia”. Consideriamo con indulgenza gli eccessi verbali tipici di quegli ambienti ove si esercita la propaganda: commercio e politica in particolare. Cogliamo invece quella frase per riflettere sul duplice significato che si può attribuire alla parola storia. Vi è una storia con la s minuscola che rappresenta lo svolgersi dei normali fatti quotidiani, determinati dalle esigenze del momento o da abitudini consolidate o da forze che ci sovrastano. A questa categoria appartengono le leggi finanziarie che si sono succedute nell’arco di decenni - con l’eccezione di pochi provvedimenti - rimpallate tra più governi. E a questo genere di storia appartiene anche la “finanziaria” che ci viene presentata per il 2025.
Non s’intende disprezzare lo sforzo del governo che, condizionato dal volume degli interessi sul debito pubblico, che ha raggiunto 2962 miliardi di euro, e dai limiti posti dall’ Unione Europea al finanziamento del bilancio in deficit (valore che oscilla attorno al 3% del PIL), ha dovuto impostare una manovra da 30.000 miliardi. Tuttavia, il consolidamento di sgravi derivanti da anni precedenti, quali il taglio del cuneo fiscale ed il bonus ristrutturazioni, flebili accenni a misure cavalcate in campagna elettorale, quali flat tax e ridisegno di aliquote irpef, leggero adeguamento di pensioni minime e medio basse, qualche bonus per famiglie, ed un taglio “lineare”, cioè indiscriminato, su tutti i ministeri, non rientrano nella grande storia. Non a caso, la propaganda governativa si è concentrata sull’acquisizione al bilancio dello Stato di una cifra di 3,5 miliardi di euro a carico di banche ed assicurazioni, direttamente destinata ad integrare i fondi della sanità pubblica. Questa musica, però, viene suonata su due diverse tonalità: vigorosa da parte di quanti esaltano la vittoria sui potentati finanziari, tenue da parte di quanti celebrano un gesto di concorde sostegno al bene pubblico. Si aggiunga che la definizione di “tassazione su base concordata” desta qualche curiosità.
Se il lettore mi esenta dall’approfondire l’istituto fiscale del DTA (deduzione sulle imposte differite attive), io potrò limitarmi a dire che si tratta di crediti di natura fiscale che le aziende possono contabilizzare nei loro bilanci per poter ridurre imposte future. Nel nostro caso, le deduzioni spettanti alle banche per il 2025 e 2026 verranno sospese per un importo di 2,5 miliardi, il che significa una corrispondente erogazione di liquidità dalle banche allo Stato, che, però, verrà restituita tra il 2027 ed il 2029 con sgravi fiscali di pari importo. Non una tassa, dunque, ma un’anticipazione di cassa senza interessi, che non incide sul conto economico degli istituti bancari (e sulle remunerazioni). Il restante miliardo deriverà dalle compagnie assicuratrici che anticiperanno il bollo di legge su alcune forme assicurative (escluso il ramo vita). Solo una s minuscola, ne converrete.
E per provvedimenti che fanno la Storia con la s maiuscola? Bisogna abbandonarsi al sogno di misure di legge che dimostrino inequivocabilmente l’intento di perseguire l’evasione fiscale, del divieto di decretare condoni inserito in Costituzione, della nomina di Carlo Cottarelli a ministro con delega per il riordino della spesa, e, solo successivamente, una revisione dei valori catastali, ed una tassazione patrimoniale, con qualche speranza in più che non vengano colpiti i soliti noti. Adesso possiamo svegliarci dal sogno, spero non dal sonno per l’ argomento trattato.