(foto Pixabay)
“I ritratti sulle banconote: studio sul divario di genere” è il titolo di un recente lavoro, condotto dalla Banca d’Italia, a cura della Dott.ssa Angelamaria Fiori. L’approfondimento si basa sull’analisi statistica sulla presenza di ritratti femminili sulle banconote a livello internazionale. Calcolando anche la raffigurazione di paesaggi, monumenti o simili, è stato riscontrato che il 35,6%, del campione di banconote esaminate non presenta soggetti umani, che le banconote con ritratti maschili non anonimi sono il 53,7% del totale (84,6% di quelle con ritratti), mentre le banconote con almeno una donna non anonima (calcolando Elisabetta II, la donna più rappresentata) sono, invece, il 9,7% del totale (il 15,4% di quelle con ritratti).
Gli Stati Uniti costituiscono une vero e proprio caso limite: sui dollari statunitensi non è mai stata ritratta una donna se si esclude Martha Washington, moglie del primo presidente George Washington. Nel 2012 è stata fondata “Women on 20s” (“donne sulle banconote da 20 dollari”) un’organizzazione no profit che ha come scopo la richiesta che Andrew Jackson (settimo Presidente degli Stati Uniti), ritratto sulle banconote da 20 dollari, sia sostituito da una donna; la figura femminile più votata in un sondaggio online è stata Harriet Tubman, afrodiscendente, nata schiava, poi attivista che ha aiutato numerosi schiavi a liberarsi fuggendo dal Maryland alla Pennsylvania. Il presidente Biden ha comunicato che la nuova banconota dovrebbe vedere la luce nel 2030 (sempre che, ovviamente, il proposito venga mantenuto dai suoi successori).
In termini generali, è risultato che i paesi con almeno una donna non anonima sulle proprie banconote, escludendo Elisabetta II, sono in totale 50. La maggior parte di questi Stati (33) si è limitata a ritrarre una sola donna; si distinguono la Svezia e la Scozia (con 5 diversi soggetti femminili), l’Australia, il Perù e la Germania pre-euro (4), seguono Danimarca e Colombia con 3 e, con 2, altri 10 paesi distribuiti in Asia, Europa, Centro e Sud America.
In termini percentuali rispetto ai personaggi totali, l’Australia ha raggiunto la perfetta parità di genere con il 50%; la Svezia è al 45%, calcolando sia le serie più datate, sia quelle più recenti.
Non brilla l’Italia: sulle banconote emesse dal 1946 in poi, si rinvengono 17 ritratti di 15 personaggi illustri ma, tra questi, un’unica donna, Maria Montessori, sul biglietto da 1000 lire emesso nel 1990.
Interessanti sono, anche, i profili di donne scelte. Le attività delle 85 donne ritratte sono state aggregate in 11 categorie. Con 43 presenze, quella più nutrita è risultata la categoria delle artiste. Seguono (19) le attiviste in ambito sociale e politico. Al terzo posto (6 esponenti) ci sono rappresentanti del mondo delle scienze sociali e umane, tra cui 3 pedagogiste (inclusa la nostra Maria Montessori). Tra le categorie meno rappresentate vi sono i personaggi politici femminili, le scienziate e le imprenditrici. Per avere un termine di paragone, attraverso un campionamento casuale di 85 soggetti ritratti maschili (del 511 undici totali), la categoria più numerosa (oltre un terzo del campione) è quella dei personaggi politici, seguono artisti e scienziati. Nessun attivista in ambito sociale uomo è risultato ritratto. Pur ammettendo l’impossibilità di arrivare a conclusioni univoche, gli autori dello studio osservano come nel campione maschile siano celebrati, soprattutto, i personaggi politici, ovvero i leader, mentre, nel campione femminile, la seconda categoria rappresentata è quella delle attiviste sociali, anche impegnate a cambiare lo status quo.
A prescindere dalle riflessioni al riguardo, il dato della generalizzata sottorappresentazione femminile emerge con una certa chiarezza. Difficile spingersi oltre nelle analisi, anche a causa della difficoltà di raffrontare scelte che, molto spesso, hanno seguito e seguono processi decisionali molto diversi tra loro.
Resta il fatto che, secondo una citazione, riportata nello studio, di Wim Duisemberg (politico ed economista olandese, primo presidente della Banca Centrale Europea): “Le banconote non sono solo un mezzo di pagamento, ma esempi di manifattura che riflettono l’anima delle nazioni che le emettono”. Se le cose stanno così, allora, in non pochi paesi, c’è molto da fare per costruire un’anima davvero rispettosa della presenza femminile.
editoriale
(foto Pixabay)
“I ritratti sulle banconote: studio sul divario di genere” è il titolo di un recente lavoro, condotto dalla Banca d’Italia, a cura della Dott.ssa Angelamaria Fiori. L’approfondimento si basa sull’analisi statistica sulla presenza di ritratti femminili sulle banconote a livello internazionale. Calcolando anche la raffigurazione di paesaggi, monumenti o simili, è stato riscontrato che il 35,6%, del campione di banconote esaminate non presenta soggetti umani, che le banconote con ritratti maschili non anonimi sono il 53,7% del totale (84,6% di quelle con ritratti), mentre le banconote con almeno una donna non anonima (calcolando Elisabetta II, la donna più rappresentata) sono, invece, il 9,7% del totale (il 15,4% di quelle con ritratti).
Gli Stati Uniti costituiscono une vero e proprio caso limite: sui dollari statunitensi non è mai stata ritratta una donna se si esclude Martha Washington, moglie del primo presidente George Washington. Nel 2012 è stata fondata “Women on 20s” (“donne sulle banconote da 20 dollari”) un’organizzazione no profit che ha come scopo la richiesta che Andrew Jackson (settimo Presidente degli Stati Uniti), ritratto sulle banconote da 20 dollari, sia sostituito da una donna; la figura femminile più votata in un sondaggio online è stata Harriet Tubman, afrodiscendente, nata schiava, poi attivista che ha aiutato numerosi schiavi a liberarsi fuggendo dal Maryland alla Pennsylvania. Il presidente Biden ha comunicato che la nuova banconota dovrebbe vedere la luce nel 2030 (sempre che, ovviamente, il proposito venga mantenuto dai suoi successori).
In termini generali, è risultato che i paesi con almeno una donna non anonima sulle proprie banconote, escludendo Elisabetta II, sono in totale 50. La maggior parte di questi Stati (33) si è limitata a ritrarre una sola donna; si distinguono la Svezia e la Scozia (con 5 diversi soggetti femminili), l’Australia, il Perù e la Germania pre-euro (4), seguono Danimarca e Colombia con 3 e, con 2, altri 10 paesi distribuiti in Asia, Europa, Centro e Sud America.
In termini percentuali rispetto ai personaggi totali, l’Australia ha raggiunto la perfetta parità di genere con il 50%; la Svezia è al 45%, calcolando sia le serie più datate, sia quelle più recenti.
Non brilla l’Italia: sulle banconote emesse dal 1946 in poi, si rinvengono 17 ritratti di 15 personaggi illustri ma, tra questi, un’unica donna, Maria Montessori, sul biglietto da 1000 lire emesso nel 1990.
Interessanti sono, anche, i profili di donne scelte. Le attività delle 85 donne ritratte sono state aggregate in 11 categorie. Con 43 presenze, quella più nutrita è risultata la categoria delle artiste. Seguono (19) le attiviste in ambito sociale e politico. Al terzo posto (6 esponenti) ci sono rappresentanti del mondo delle scienze sociali e umane, tra cui 3 pedagogiste (inclusa la nostra Maria Montessori). Tra le categorie meno rappresentate vi sono i personaggi politici femminili, le scienziate e le imprenditrici. Per avere un termine di paragone, attraverso un campionamento casuale di 85 soggetti ritratti maschili (del 511 undici totali), la categoria più numerosa (oltre un terzo del campione) è quella dei personaggi politici, seguono artisti e scienziati. Nessun attivista in ambito sociale uomo è risultato ritratto. Pur ammettendo l’impossibilità di arrivare a conclusioni univoche, gli autori dello studio osservano come nel campione maschile siano celebrati, soprattutto, i personaggi politici, ovvero i leader, mentre, nel campione femminile, la seconda categoria rappresentata è quella delle attiviste sociali, anche impegnate a cambiare lo status quo.
A prescindere dalle riflessioni al riguardo, il dato della generalizzata sottorappresentazione femminile emerge con una certa chiarezza. Difficile spingersi oltre nelle analisi, anche a causa della difficoltà di raffrontare scelte che, molto spesso, hanno seguito e seguono processi decisionali molto diversi tra loro.
Resta il fatto che, secondo una citazione, riportata nello studio, di Wim Duisemberg (politico ed economista olandese, primo presidente della Banca Centrale Europea): “Le banconote non sono solo un mezzo di pagamento, ma esempi di manifattura che riflettono l’anima delle nazioni che le emettono”. Se le cose stanno così, allora, in non pochi paesi, c’è molto da fare per costruire un’anima davvero rispettosa della presenza femminile.
Le donne sulle banconote, dove il divario di genere è particolarmente evidente
20 ottobre 2024
Cuneo
(foto Pixabay)
“I ritratti sulle banconote: studio sul divario di genere” è il titolo di un recente lavoro, condotto dalla Banca d’Italia, a cura della Dott.ssa Angelamaria Fiori. L’approfondimento si basa sull’analisi statistica sulla presenza di ritratti femminili sulle banconote a livello internazionale. Calcolando anche la raffigurazione di paesaggi, monumenti o simili, è stato riscontrato che il 35,6%, del campione di banconote esaminate non presenta soggetti umani, che le banconote con ritratti maschili non anonimi sono il 53,7% del totale (84,6% di quelle con ritratti), mentre le banconote con almeno una donna non anonima (calcolando Elisabetta II, la donna più rappresentata) sono, invece, il 9,7% del totale (il 15,4% di quelle con ritratti).
Gli Stati Uniti costituiscono une vero e proprio caso limite: sui dollari statunitensi non è mai stata ritratta una donna se si esclude Martha Washington, moglie del primo presidente George Washington. Nel 2012 è stata fondata “Women on 20s” (“donne sulle banconote da 20 dollari”) un’organizzazione no profit che ha come scopo la richiesta che Andrew Jackson (settimo Presidente degli Stati Uniti), ritratto sulle banconote da 20 dollari, sia sostituito da una donna; la figura femminile più votata in un sondaggio online è stata Harriet Tubman, afrodiscendente, nata schiava, poi attivista che ha aiutato numerosi schiavi a liberarsi fuggendo dal Maryland alla Pennsylvania. Il presidente Biden ha comunicato che la nuova banconota dovrebbe vedere la luce nel 2030 (sempre che, ovviamente, il proposito venga mantenuto dai suoi successori).
In termini generali, è risultato che i paesi con almeno una donna non anonima sulle proprie banconote, escludendo Elisabetta II, sono in totale 50. La maggior parte di questi Stati (33) si è limitata a ritrarre una sola donna; si distinguono la Svezia e la Scozia (con 5 diversi soggetti femminili), l’Australia, il Perù e la Germania pre-euro (4), seguono Danimarca e Colombia con 3 e, con 2, altri 10 paesi distribuiti in Asia, Europa, Centro e Sud America.
In termini percentuali rispetto ai personaggi totali, l’Australia ha raggiunto la perfetta parità di genere con il 50%; la Svezia è al 45%, calcolando sia le serie più datate, sia quelle più recenti.
Non brilla l’Italia: sulle banconote emesse dal 1946 in poi, si rinvengono 17 ritratti di 15 personaggi illustri ma, tra questi, un’unica donna, Maria Montessori, sul biglietto da 1000 lire emesso nel 1990.
Interessanti sono, anche, i profili di donne scelte. Le attività delle 85 donne ritratte sono state aggregate in 11 categorie. Con 43 presenze, quella più nutrita è risultata la categoria delle artiste. Seguono (19) le attiviste in ambito sociale e politico. Al terzo posto (6 esponenti) ci sono rappresentanti del mondo delle scienze sociali e umane, tra cui 3 pedagogiste (inclusa la nostra Maria Montessori). Tra le categorie meno rappresentate vi sono i personaggi politici femminili, le scienziate e le imprenditrici. Per avere un termine di paragone, attraverso un campionamento casuale di 85 soggetti ritratti maschili (del 511 undici totali), la categoria più numerosa (oltre un terzo del campione) è quella dei personaggi politici, seguono artisti e scienziati. Nessun attivista in ambito sociale uomo è risultato ritratto. Pur ammettendo l’impossibilità di arrivare a conclusioni univoche, gli autori dello studio osservano come nel campione maschile siano celebrati, soprattutto, i personaggi politici, ovvero i leader, mentre, nel campione femminile, la seconda categoria rappresentata è quella delle attiviste sociali, anche impegnate a cambiare lo status quo.
A prescindere dalle riflessioni al riguardo, il dato della generalizzata sottorappresentazione femminile emerge con una certa chiarezza. Difficile spingersi oltre nelle analisi, anche a causa della difficoltà di raffrontare scelte che, molto spesso, hanno seguito e seguono processi decisionali molto diversi tra loro.
Resta il fatto che, secondo una citazione, riportata nello studio, di Wim Duisemberg (politico ed economista olandese, primo presidente della Banca Centrale Europea): “Le banconote non sono solo un mezzo di pagamento, ma esempi di manifattura che riflettono l’anima delle nazioni che le emettono”. Se le cose stanno così, allora, in non pochi paesi, c’è molto da fare per costruire un’anima davvero rispettosa della presenza femminile.