editoriale

Joker

19 ottobre 2024

Cuneo

Joker Nel secondo film (2024) del dittico dedicato al clown psicopatico dall’agghiacciante risata, abituato a colpire le proprie vittime in modo feroce e anaffettivo - come nell’infanzia gli adulti hanno fatto con lui - si sviluppa un tema interessante (al di là della più o meno gradita scelta del musical): cosa accade quando si depone la propria maschera difensiva? Sempre meno Joker e sempre più Arthur Fleck, il protagonista vive una vita triste nel manicomio criminale, in attesa del processo in cui l’avvocata lo spinge a essere solo Arthur, per far comprendere che Joker è stata la maschera difensiva (poi degenerata) di un’infanzia tradita e abusata senza pietà. Ma l’operazione di disvelamento del vero Sé, ferito e fragile, e l’abbandono della maschera, è operazione tutt’altro che facile perché, nell’aula del tribunale così come per le strade, tutti aspettano Joker: il ribelle, lo spietato, la sua fredda ed esaltata follia, l’eroe in cui identificarsi e su cui proiettare il proprio desiderio di rivalsa. Nel film la follia è “a due” perché l’incontro con Lee Quinzel (Lady Gaga) - una ragazza attratta da lui - sembra in prima battuta restituire al protagonista la fiducia nella possibilità di essere amato e accolto per chi è. Ma il problema ritorna: lui chi è veramente? Nonostante il tifo esaltato dei supporter, la maschera di Joker cadrà; al suo posto resterà il volto segnato di un uomo dalla vita devastata, un volto autentico, ma meno mitico, archetipico, esemplare, il volto della sua tragica fragilità, che di fatto nessuno vuole. Il rifiuto arriva alle estreme conseguenze e a noi lo sguardo sperduto di Arthur che galleggia su un volto senza trucco, privato del sorriso enfatizzato e posticcio del clown ormai senza circo, lascia la sensazione malinconica che deposta la maschera “vincente” - chissà se vale per tutti noi - la stanza improvvisamente si svuoti.  
Film Maschera Joker Arthur Fleck