
“Organizziamo delle settimane in cui le persone lavorano da remoto a contatto con la natura e in relazione con le comunità locali”.
Questa la sintesi di “NATworking”, un’associazione di promozione sociale nata nel 2020 che ha un obiettivo: associare ripopolamento della montagna, smart working, connessione con il luogo e la comunità che lo abita.
Lo scopo e l’organizzazione di NATworking lo spiega una ex partecipante e ora membro del direttivo dell’associazione, Francesca Albera.
Francesca, qual è il senso di NATworking?
Vogliamo avvicinare, da un lato, le persone che lavorano in smart working e vogliono farlo in natura, dall’altro le comunità che abitano la montagna. Nel pratico, attiviamo spazi di lavoro nelle aree interne, organizziamo settimane di co-working in luoghi immersi nella natura, collaboriamo con le amministrazioni locali per migliorare la qualità della vita nelle aree extraurbane, favorendo lo sviluppo locale. Vogliamo sperimentare un modo diverso di vivere e lavorare, volto alla ricerca di un equilibrio tra vita e lavoro.
Uno dei progetti che avete attivato si chiama NATweek. In cosa consiste?
Si tratta di un’esperienza residenziale temporanea che porta tra i dieci e i quindici partecipanti a vivere e lavorare da remoto nei luoghi della rete di NATworking. Una volta finita la sessione di lavoro organizziamo dei momenti di socialità sia tra partecipanti, sia con la comunità che ci ospita.
Qualche esempio?
Possono essere piccoli gesti rituali come andare tutte le mattine a prendere il caffè nel bar del paese, per generare una ricaduta economica sul territorio. Ma anche cene, pranzi, passeggiate, momenti di lavoro manuale con il legno o in vigna, pulizia dei prati. Insomma: qualsiasi piccolo contributo di cui il territorio ha bisogno.
E come fate a sapere le necessità della comunità che vi ospita?
Glielo chiediamo. I nostri progetti si basano su collaborazioni costruite nel tempo con diversi partner territoriali, tra cui istituzioni soggetti privati e abitanti. Fino ad ora siamo riusciti a creare ottime sinergie.
Che reazioni nota tra i partecipanti durante questi momenti?
C’è una cosa che si intravede sempre ed è la volontà di ognuno di costruire qualcosa con il luogo e con le persone che ha vicino, fare network. Per questo io specifico sempre che le NATweek, così come tutti i nostri progetti, non sono semplici esperienze per digital nomads.
Cioè?
Cerchiamo di costruire una comunità di persone responsabili, avvicinarci e avvicinare, restituire valore, promuovere tra i partecipanti un concetto di turismo lento, lontano da quell’overtourism di cui si inizia a sentir parlare. Cerchiamo di dar loro consapevolezza. Altra cosa: NATworking cerca di creare connessioni anche oltre internet e, anzi, stiamo iniziando a lavorare proprio sull’assenza di rete e sul diritto alla disconnessione.
L’ultimo Ddl Montagna ritiene “una priorità per lo sviluppo socio-economico dei territori montani” l’accesso alla banda ultra-larga e il contrasto al divario digitale. Lei che ne pensa dello stato delle infrastrutture di comunicazione in alta quota?
Con i nostri progetti cerchiamo di fare da pungolo per generare innovazione e attenzione nei confronti di questa tematica; vogliamo supportare tutte quelle realtà che vorrebbero offrire servizi per smart workers e ci piacerebbe costruire sempre più contesti in cui sia possibile lavorare da remoto.
Lei è un’ex partecipante delle NATweek. Che sensazioni ha provato durante la sua esperienza?
È bellissimo poter chiudere il pc a fine giornata e iniziare a camminare in montagna. Poi ho realizzato anche che posso fare altro, oltre al mio lavoro in un contesto diverso dalla città; ho pensato che fosse il primo passo per una migliore qualità della vita e del lavoro. Ho portato in me una nuova consapevolezza.
Ricevete sempre feedback positivi?
Partendo dal presupposto che tutto è sempre migliorabile, al termine di ogni NATweek raccogliamo i feedback sull’esperienza vissuta per poterla migliorare ogni volta. La cosa più bella che mi capita di osservare è che le persone cambiano dopo queste esperienze, iniziano a concepire ciò che fanno in modo diverso, parlano con altre persone e condividono le proprie sensazioni;, si stringono legami di amicizia che vanno oltre l’esperienza stessa e talvolta si alcuni avviano anche collaborazioni lavorative.
Il prossimo appuntamento?
La sesta “NATweek”. Sarà dal 24 novembre al 1 dicembre tra i vigneti di Cascina Nomade a Dogliani.