editoriale

La storia continua e farà a meno di noi

06 ottobre 2024

Cuneo

il profeta Elia (foto Pixabay) Il profeta Elia (foto Pixabay) I grandi fondatori, soprattutto di realtà spirituali, non possono che essere personalità di grande carisma e visione. Anche per loro, però, arriva il momento nella vita in cui è necessario farsi da parte, lasciando il timone in mano a persone diverse, che potrebbero anche sembrare meno profonde e autorevoli, come è umano che sia, e saranno comunque chiamate a compiere anche scelte diverse dal fondatore. Per tutte le realtà spirituali e istituzionali quel passaggio è delicatissimo, e a fronte di esperienze riuscite (pensiamo alla Comunità Cenacolo di suor Elvira, o a Emergency di Gino Strada), ve ne sono altre anche spiritualmente sempre ricchissime ma che vivono un tormentato passaggio alla generazione dopo il fondatore. Per carità evitiamo di fare esempi, ma alcuni sono di rilevanza nazionale. Non è questione sconosciuta agli autori biblici, che anzi l’hanno probabilmente affrontata narrando la fine della vita storica di uno dei personaggi più rilevanti di tutto il Primo Testamento, quell’Elia che è diventato il modello esemplare di ogni profeta. Elia, di cui si parla nel primo libro dei Re, soprattutto nei capitoli dal 17 al 21 e poi in 2 Re 2,1-12, vive durante nel regno di Israele del nord sotto Acab (874-853 a.C.), in un tempo in cui quello stato è in grande espansione anche perché il re, sposato a Gezabele, principessa di Sidone (1 Re 16,31), imposta una politica di compartecipazione tra l’elemento ebraico e quello cananaico. Quello che gli storici guardano come un tempo di armonia e apertura, per i teologi biblici è problematico, perché comporta una commistione di culti e di affiliazioni a dèi diversi. Elia è il campione della fedeltà a Jahveh, dio di Giacobbe: sfida il re facendosi tramite di una siccità di tre anni (1 Re 17,1-6: gli dèi cananei erano venerati soprattutto per mantenere l’equilibrio tra le stagioni), annunciandone poi la fine rapidissima (1 Re 18,41-46), provoca i sacerdoti di Canaan a una tenzone pittoresca, in cui chiede che siano le divinità ad accendere la pira predisposta dagli uomini (1 Re 18,20-40), per poi sterminarli tutti quando un fuoco dal cielo accende l’altare di Elia mentre quello di Baal resta spento… A questo punto, però, si spaventa, o forse va in crisi (1 Re 19,1-18). Raggiunge Bersabea di Giuda, lontanissima a sud, dove un angelo lo rifocilla e lo invita a procedere fino al monte di Dio, l’Oreb. Qui si mette in attesa della rivelazione divina. Uno dopo l’altro, giungono un vento impetuoso, un terremoto e un fuoco, ma Elia riconosce che Dio non è lì. In fondo, il suo ministero fino a quel momento era stato un terremoto, una tempesta (quella che aveva riportato la pioggia), un fuoco (che aveva consumato il suo altare davanti ai sacerdoti di Baal). È come se Elia capisse di essere chiamato ad altro, rispetto a ciò che ha fatto finora. «Dopo il fuoco, una voce di silenzio leggero» (19,12). Il Dio che sembrava essersi fatto conoscere nella tempesta e nella grinta, si fa quasi impercettibile. Ma Elia lo coglie, e si copre il volto. “Che fai qui, Elia?”. “Ardo di zelo per il mio Signore!”. “Va bene. Fa’ così, allora: vai via di qua, e va’ ad ungere re di Aram Cazael, poi re di Israele Iehu, e poi Eliseo profeta dopo di te”. Cazael è il re arameo che sconfiggerà in battaglia Israele e poi anche Giuda; Iehu è un usurpatore che diventerà re di Israele uccidendo Acab. In quanto ad Eliseo, sarà un profeta importante, ma mai all’altezza di Elia. Sostanzialmente Dio invita Elia a farsi da parte, ad accettare che i piani divini siano portati avanti da re che neppure conoscono il Dio d’Israele (e il giudizio su Iehu sarà pesantissimo: 2 Re 10,31). Non implica una sconfessione del servizio di Elia, che continuerà a essere considerato il profeta ideale e verrà rapito verso Dio su un carro di fuoco (2 Re 2,1-12). Ma è l’invito a lasciare che la storia segua le proprie strade, e faccia a meno di noi. È l’invito a lasciare andare le cose ad altri, anche non alla nostra altezza. È un invito che Dio ha rivolto addirittura ad Elia…
Elia Pirtomaso Bergesio passare il testimone