Con l’espressione “coerenza temporale” gli economisti intendono l’attitudine di una certa classe dirigente ad attenersi a una determinata linea di condotta una volta che quest’ultima è stata decisa. L’ovvia constatazione è che i risultati delle azioni politiche ed economiche hanno bisogno di tempo per materializzarsi e che, quindi, le decisioni prese, una volta adottate, devono essere portate avanti.
Le incertezze non giovano al sistema. A maggior ragione hanno effetti controproducenti linee di condotta o di azione decise in sede di programmazione che, già in partenza, mostrano fragilità nella prospettiva del medio e lungo termine. La sfiducia diffusa nei propositi, infatti, non solo genera incertezza, ma può indurre a effetti controproducenti.
La teoria della “coerenza temporale” è stata studiata da Finn Erling Kydland, e da Edward Prescott, vincitori del premio Nobel per l’economia nel 2004. Secondo questi studiosi, in ambito monetario, in date circostanze, gli operatori economici si abituano e imparano ad aspettarsi l’incoerenza nei comportamenti di chi prende le decisioni, disattendendone le indicazioni perché si crede che verranno, presto o tardi, cambiate.
A quanto si apprende, l’ipotesi partenariato pubblico privato per il nuovo ospedale di Cuneo sarebbe avviata verso l’archiviazione, anche sulla base di report negativi di prestigiosi consulenti incaricati dalla Regione, che avrebbero sottolineato la difficile sostenibilità economico finanziaria dell’operazione. Sarà, dunque, necessario un profondo ripensamento. Per alcuni, le incertezze del partenariato non rappresentano il proverbiale “fulmine a ciel sereno” poiché, anzi, perplessità in merito erano state manifestate sin dalla presentazione dell’ipotesi.
Nei prossimi giorni si saprà di più. Quello che è certo già ora, però, (e lo è già da tempo) è che la prospettiva del nuovo ospedale supportato dal partenariato pubblico privato non ha rallentato l’emorragia di uscite e trasferimenti di medici e personale sanitario dall’attuale ospedale e, neppure, ha disincentivato cospicui investimenti nella sanità privata, con nuovi ingressi e rafforzamenti delle realtà già presenti in ambito locale.
In altri termini, la linea di azione decisa a suo tempo non ha rappresentato, da un lato, un adeguato incentivo alla permanenza di preziose risorse umane e, dall’altro, non ha disincentivato importanti investimenti nella sanità privata, diretta concorrente di quella pubblica, che avrebbe dovuto trarre slancio dalla realizzazione della nuova struttura nelle modalità presentate.
Sarebbe semplicistico attribuire alla sola scelta del nuovo ospedale a Confreria, attraverso lo strumento del partenariato, lo svuotamento di personale sanitario e il proliferare di strutture private, ma è un dato di fatto che, quanto meno, questa strada non ha inciso favorevolmente sul personale sanitario in uscita e non si è mostrata così disincentivante per gli investitori da indurli, quanto meno, ad attendere sviluppi prima di sostenere la sanità privata.
Per quanto sia saggio non proseguire per una strada che, dopo essere stata intrapresa, si constata non essere quella giusta, pare doveroso chiedersi se certe fragilità che alcuni avevano evidenziato da subito non fossero così evidenti da suggerire ben più tempestivi ripensamenti. Applicando la teoria della coerenza temporale, verrebbe da chiedersi se gli elementi che determineranno il cambio di programma, non fossero originari e tali da far già presagire la discontinuità. Non si tratta di considerazioni oziose perché, come fanno notare gli analisti più attenti, la politica e l’economia hanno un momento fondamentale nella loro progettualità. Le scelte guardano al futuro ma condizionano il presente. In economia, inoltre, si insegna che uno degli investimenti più delicati riguarda il tempo, che è una risorsa non riproducibile e neppure recuperabile. Investire bene il tempo è un aspetto fondamentale di ogni sana programmazione politica ed economica. Nonostante le rassicurazioni dei vertici regionali, non pochi temono che, alla città di Cuneo e alle aree che a Cuneo fanno riferimento, toccherà ancora aspettare. Se così fosse, l’insoddisfazione crescente sarebbe più che giustificata. Non si tratta di impazienza o di cattiva volontà, ma di semplice consapevolezza che il tempo perso non si recupera.
editoriale
Con l’espressione “coerenza temporale” gli economisti intendono l’attitudine di una certa classe dirigente ad attenersi a una determinata linea di condotta una volta che quest’ultima è stata decisa. L’ovvia constatazione è che i risultati delle azioni politiche ed economiche hanno bisogno di tempo per materializzarsi e che, quindi, le decisioni prese, una volta adottate, devono essere portate avanti.
Le incertezze non giovano al sistema. A maggior ragione hanno effetti controproducenti linee di condotta o di azione decise in sede di programmazione che, già in partenza, mostrano fragilità nella prospettiva del medio e lungo termine. La sfiducia diffusa nei propositi, infatti, non solo genera incertezza, ma può indurre a effetti controproducenti.
La teoria della “coerenza temporale” è stata studiata da Finn Erling Kydland, e da Edward Prescott, vincitori del premio Nobel per l’economia nel 2004. Secondo questi studiosi, in ambito monetario, in date circostanze, gli operatori economici si abituano e imparano ad aspettarsi l’incoerenza nei comportamenti di chi prende le decisioni, disattendendone le indicazioni perché si crede che verranno, presto o tardi, cambiate.
A quanto si apprende, l’ipotesi partenariato pubblico privato per il nuovo ospedale di Cuneo sarebbe avviata verso l’archiviazione, anche sulla base di report negativi di prestigiosi consulenti incaricati dalla Regione, che avrebbero sottolineato la difficile sostenibilità economico finanziaria dell’operazione. Sarà, dunque, necessario un profondo ripensamento. Per alcuni, le incertezze del partenariato non rappresentano il proverbiale “fulmine a ciel sereno” poiché, anzi, perplessità in merito erano state manifestate sin dalla presentazione dell’ipotesi.
Nei prossimi giorni si saprà di più. Quello che è certo già ora, però, (e lo è già da tempo) è che la prospettiva del nuovo ospedale supportato dal partenariato pubblico privato non ha rallentato l’emorragia di uscite e trasferimenti di medici e personale sanitario dall’attuale ospedale e, neppure, ha disincentivato cospicui investimenti nella sanità privata, con nuovi ingressi e rafforzamenti delle realtà già presenti in ambito locale.
In altri termini, la linea di azione decisa a suo tempo non ha rappresentato, da un lato, un adeguato incentivo alla permanenza di preziose risorse umane e, dall’altro, non ha disincentivato importanti investimenti nella sanità privata, diretta concorrente di quella pubblica, che avrebbe dovuto trarre slancio dalla realizzazione della nuova struttura nelle modalità presentate.
Sarebbe semplicistico attribuire alla sola scelta del nuovo ospedale a Confreria, attraverso lo strumento del partenariato, lo svuotamento di personale sanitario e il proliferare di strutture private, ma è un dato di fatto che, quanto meno, questa strada non ha inciso favorevolmente sul personale sanitario in uscita e non si è mostrata così disincentivante per gli investitori da indurli, quanto meno, ad attendere sviluppi prima di sostenere la sanità privata.
Per quanto sia saggio non proseguire per una strada che, dopo essere stata intrapresa, si constata non essere quella giusta, pare doveroso chiedersi se certe fragilità che alcuni avevano evidenziato da subito non fossero così evidenti da suggerire ben più tempestivi ripensamenti. Applicando la teoria della coerenza temporale, verrebbe da chiedersi se gli elementi che determineranno il cambio di programma, non fossero originari e tali da far già presagire la discontinuità. Non si tratta di considerazioni oziose perché, come fanno notare gli analisti più attenti, la politica e l’economia hanno un momento fondamentale nella loro progettualità. Le scelte guardano al futuro ma condizionano il presente. In economia, inoltre, si insegna che uno degli investimenti più delicati riguarda il tempo, che è una risorsa non riproducibile e neppure recuperabile. Investire bene il tempo è un aspetto fondamentale di ogni sana programmazione politica ed economica. Nonostante le rassicurazioni dei vertici regionali, non pochi temono che, alla città di Cuneo e alle aree che a Cuneo fanno riferimento, toccherà ancora aspettare. Se così fosse, l’insoddisfazione crescente sarebbe più che giustificata. Non si tratta di impazienza o di cattiva volontà, ma di semplice consapevolezza che il tempo perso non si recupera.
Il partenariato pubblico privato, il nuovo ospedale di Cuneo e la “coerenza temporale”
29 settembre 2024
Cuneo
Con l’espressione “coerenza temporale” gli economisti intendono l’attitudine di una certa classe dirigente ad attenersi a una determinata linea di condotta una volta che quest’ultima è stata decisa. L’ovvia constatazione è che i risultati delle azioni politiche ed economiche hanno bisogno di tempo per materializzarsi e che, quindi, le decisioni prese, una volta adottate, devono essere portate avanti.
Le incertezze non giovano al sistema. A maggior ragione hanno effetti controproducenti linee di condotta o di azione decise in sede di programmazione che, già in partenza, mostrano fragilità nella prospettiva del medio e lungo termine. La sfiducia diffusa nei propositi, infatti, non solo genera incertezza, ma può indurre a effetti controproducenti.
La teoria della “coerenza temporale” è stata studiata da Finn Erling Kydland, e da Edward Prescott, vincitori del premio Nobel per l’economia nel 2004. Secondo questi studiosi, in ambito monetario, in date circostanze, gli operatori economici si abituano e imparano ad aspettarsi l’incoerenza nei comportamenti di chi prende le decisioni, disattendendone le indicazioni perché si crede che verranno, presto o tardi, cambiate.
A quanto si apprende, l’ipotesi partenariato pubblico privato per il nuovo ospedale di Cuneo sarebbe avviata verso l’archiviazione, anche sulla base di report negativi di prestigiosi consulenti incaricati dalla Regione, che avrebbero sottolineato la difficile sostenibilità economico finanziaria dell’operazione. Sarà, dunque, necessario un profondo ripensamento. Per alcuni, le incertezze del partenariato non rappresentano il proverbiale “fulmine a ciel sereno” poiché, anzi, perplessità in merito erano state manifestate sin dalla presentazione dell’ipotesi.
Nei prossimi giorni si saprà di più. Quello che è certo già ora, però, (e lo è già da tempo) è che la prospettiva del nuovo ospedale supportato dal partenariato pubblico privato non ha rallentato l’emorragia di uscite e trasferimenti di medici e personale sanitario dall’attuale ospedale e, neppure, ha disincentivato cospicui investimenti nella sanità privata, con nuovi ingressi e rafforzamenti delle realtà già presenti in ambito locale.
In altri termini, la linea di azione decisa a suo tempo non ha rappresentato, da un lato, un adeguato incentivo alla permanenza di preziose risorse umane e, dall’altro, non ha disincentivato importanti investimenti nella sanità privata, diretta concorrente di quella pubblica, che avrebbe dovuto trarre slancio dalla realizzazione della nuova struttura nelle modalità presentate.
Sarebbe semplicistico attribuire alla sola scelta del nuovo ospedale a Confreria, attraverso lo strumento del partenariato, lo svuotamento di personale sanitario e il proliferare di strutture private, ma è un dato di fatto che, quanto meno, questa strada non ha inciso favorevolmente sul personale sanitario in uscita e non si è mostrata così disincentivante per gli investitori da indurli, quanto meno, ad attendere sviluppi prima di sostenere la sanità privata.
Per quanto sia saggio non proseguire per una strada che, dopo essere stata intrapresa, si constata non essere quella giusta, pare doveroso chiedersi se certe fragilità che alcuni avevano evidenziato da subito non fossero così evidenti da suggerire ben più tempestivi ripensamenti. Applicando la teoria della coerenza temporale, verrebbe da chiedersi se gli elementi che determineranno il cambio di programma, non fossero originari e tali da far già presagire la discontinuità. Non si tratta di considerazioni oziose perché, come fanno notare gli analisti più attenti, la politica e l’economia hanno un momento fondamentale nella loro progettualità. Le scelte guardano al futuro ma condizionano il presente. In economia, inoltre, si insegna che uno degli investimenti più delicati riguarda il tempo, che è una risorsa non riproducibile e neppure recuperabile. Investire bene il tempo è un aspetto fondamentale di ogni sana programmazione politica ed economica. Nonostante le rassicurazioni dei vertici regionali, non pochi temono che, alla città di Cuneo e alle aree che a Cuneo fanno riferimento, toccherà ancora aspettare. Se così fosse, l’insoddisfazione crescente sarebbe più che giustificata. Non si tratta di impazienza o di cattiva volontà, ma di semplice consapevolezza che il tempo perso non si recupera.