editoriale

Io canto

28 settembre 2024

Cuneo

Donna con il burqa (foto Pixabay) Si dice che la voce sia l’impronta digitale dell’anima, diversa e unica per ciascuno. E il canto, in cui la voce si fa strumento e veicolo di ritmo, melodia e parola, è espressione potente dell’umano, del nostro mondo emotivo, del nostro immaginario, del nostro desiderio di comunicazione, connessione, condivisione e testimonianza. Come se non bastasse vivere sotto il burqa, per le donne afghane è arrivata un’altra forma di annientamento: il divieto di cantare. Quante volte canticchiamo durante il giorno? Sotto la doccia la mattina, in auto, mentre cuciniamo, ascoltando il nostro cantante o il nostro gruppo preferito? Cosa cantiamo? Ninna nanne, filastrocche, mantra, salmi e preghiere, i Pink Floyd, De André, i Nomadi, Battiato, Taylor Swift? Il canto individuale è espressione di sé, in piena libertà, momento di autenticità e di contatto profondo. Le grandi tradizioni religiose, iniziatiche e sciamaniche hanno considerato il suono e la voce come strumenti di preghiera, guarigione e meditazione, ma soprattutto come portali per accedere a stati di coscienza più elevati. Il canto permette di esprimere emozioni profonde, dalla gioia alla tristezza. La voce umana, attraverso tonalità e ritmi, può trasmettere sentimenti in modi che le parole da sole non potrebbero. Attraverso la musica, le persone possono affrontare il dolore, elaborare traumi e trovare conforto. Vietare il canto è un atto che può avere profonde implicazioni psicologiche e sociali, poiché il canto è un’espressione fondamentale dell’umanità. Quando il canto viene proibito alle donne, si è in presenza di un atteggiamento squilibrato, prevaricatore e pericoloso. Chi odia e reprime le donne, odia e reprime la vita, anche se lo fa in difesa della “moralità” e di una presunta tradizione. Per chi volesse approfondire il discorso su spiritualità femminile, ritmo, danza e canto segnalo il saggio di Layne Redmond, “Quando le donne suonavano i tamburi”, Venexia 2021, una ricerca che spiega come il ritmo nelle culture antiche fosse venerato come forza strutturante della Vita e manifestazione della spiritualità femminile.
Canto divieto di cantare donne afghane