editoriale

Quell’idea (sbagliata), che non resti che la fuga o l’adeguamento cinico

01 settembre 2024

Cuneo

Generazione X (Foto Pixabay) (Foto Pixabay) La “Generazione X” è quella dei nati tra il 1964 e il 1980, coloro che, oggi, hanno tra i 44 e i 60 anni. L’espressione è stata coniata (anche se, secondo alcuni, solamente fatta propria e diffusa) da Douglas Coupland, geniale scrittore canadese, autore del romanzo intitolato proprio “Generazione X. Storie per una cultura accelerata”. Il libro di Coupland rappresenta, ancora oggi, un utile strumento per comprendere alcuni tratti di una parte del mondo adulto. Preceduti dai Baby boomers (i nati tra il 1946 e il 1964) gli adulti di oggi sono stati anche definiti la “generazione invisibile”, perché sopraffatti da chi li ha preceduti sia in termini numerici (i figli del dopoguerra e del boom economico sono più numerosi), sia, conseguentemente, dal punto di vista del peso politico ed economico. In Italia, l’infanzia e la giovinezza di chi appartiene alla Generazione X hanno attraversato gli anni della contestazione, del terrorismo, della crisi energetica degli anni 70 e dell’inflazione. Poi, è arrivata l’ebbrezza degli anni 80 e degli anni 90, della “Milano da bere”, senza che la spinta ai consumi fosse sostenuta da una autentica crescita economica. Gli anni dell’immagine, dei giovani rampanti e della finanza creativa hanno presentato il conto e le crisi finanziarie hanno cominciato a manifestarsi. La Generazione X si è scoperta più povera di quanto non volesse credere e, a differenza di chi li ha preceduti, con prospettive che non andavano più, necessariamente, nella direzione della crescita. Soprattutto in una realtà sociale come la nostra, dove i legami familiari sono forti e sentiti, i Baby boomers non hanno fatto mancare il loro supporto. Gli adulti di oggi hanno potuto contare su chi li ha preceduti per completare gli studi, “mettere su casa”, avviare una attività, sostenere gli impegni genitoriali, e via discorrendo. Questa consapevolezza e la gratitudine verso i propri genitori, però, non fa venire meno il fatto che si lavorerà di più, per più anni, che l’importo della pensione sarà tutt’altro che principesco, che l’assistenza sanitaria pubblica potrebbe faticare sempre più e che, in generale, tutto quello che è “welfare” non è affatto scontato, ma va protetto e difeso dalle insidie di un certo modo di vedere le cose. Per quanto le generalizzazioni lascino il tempo che trovano, e detto che la realtà nordamericana descritta da Coupland è ben diversa da quella europea e italiana, il romanzo descrive due tipi di reazione a questo stato di incertezza. Da un lato abbiamo i protagonisti, che rifiutano il consumismo e si allontanano da tutto e da tutti per cercare nuovi spazi relazionali, microcosmi professionali e relazionali intimi in cui non ci si impegna: si dà poco e si chiede poco. Dall’altro lato, indirettamente, vengono descritte le scelte di chi, all’insicurezza, reagisce in modo individualistico, non senza cinismo, cercando di guadagnare per spendere, senza porsi grosse domande né, tanto meno, preoccupandosi del prossimo, del pianeta o delle future generazioni. La narrazione di Coupland è vivace e il racconto è divertente, a tratti esilarante. Nelle pagine si trova un piccolo dizionario di neologismi ed espressioni utili a comprendere il contesto (ad esempio, “Blocco dell’elettore” = tentativo, comunque inutile, di esprimere il proprio dissenso nei confronti dell’attuale sistema politico rifiutando, semplicemente, di andare a votare, o “Ottimismo pauperistico” = rendersi conto di essere stati persone molto migliori quando si avevano meno soldi o, anche, “Bassifondismo occupazionale” = intraprendere un lavoro molto al di sotto delle proprie capacità e livello di istruzione, come scappatoia dalle responsabilità dell’età matura e/o modo di evitare il possibile fallimento nell’impiego per cui si è effettivamente preparati). Il tratto comune per la giustificazione, sia del disimpegno, sia dell’arrivismo, è rappresentato dall’idea di avere a che fare con forze soverchianti e che, quindi, non rimanga che la fuga oppure l’adeguamento cinico. Forse, uno dei grandi inganni di cui sono stati e sono vittime alcuni degli adulti di oggi è proprio quello dell’ineluttabilità di certi processi. I giovani lo hanno capito e la sensibilità ecologica, il mercato dell’usato, la spinta verso l’economia circolare lo testimoniano. Gli spazi di bene esistono e i motivi di impegno solidale sono molti e sono solidi. I nostri genitori e i nostri ragazzi ce lo ricordano, ognuno a modo proprio. Basta accorgersene.  
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