(foto Pixabay)
Negli anni della scuola, la maestra prima e i professori poi, per l’estate suggerivano un elenco di autori e di letture (di solito romanzi, poesie, ma anche fumetti). Il loro obiettivo non lo conoscevo e probabilmente gli intenti erano anche diversi, ma il risultato di tali proposte è stato quello di permettermi di conoscere - attraverso delle letture - un po’ di più l’umano con le sue storie, passioni, domande.
La lettera di Papa Francesco entrata in scena una mattina di mezza estate, in modo inaspettato, dal titolo Sul ruolo della letteratura nella formazione, credo che abbia innanzitutto questo intento: “Non privarsi di un accesso privilegiato, tramite appunto la letteratura, al cuore della cultura umana e più nello specifico al cuore dell’essere umano» (4).
Il testo del Papain prima battuta era indirizzato ai seminaristi e ai preti, che sembrano dimentichi di un tempo in cui il sapere letterario faceva parte della loro preparazione al ministero e del suo esercizio pastorale, ma nella versione finale si rivolge a «qualsiasi cristiano» (n. 1).
Sui primi, seminaristi e preti, riportiamo un passaggio delle Lettera lasciando poi ai formatori il vedere come accogliere la provocazione educativa del Pontefice: dichiarare irrilevante, per la fede e il ministero, il mondo letterario significa «mettere a tacere i simboli, i messaggi, le creazioni e le narrazioni con cui le culture hanno catturato e voluto svelare ed evocare le loro imprese e gli ideali più belli, così come le loro violenze, paure e passioni più profonde» (n. 9).
Per tutti, è bella l’esortazione del Papa nel dire che romanzi e poesie non vanno considerati come un passatempo. Al contrario, costituiscono una particolare forma di discernimento per stare nel mondo, un valore importante «nel cammino di maturazione personale» (n.7).
Il richiamo di Francesco va inserito in un contesto contraddistinto da una crescente urgenza di consapevolezza per i credenti di nutrire una vita interiore, premessa irrinunciabile per la sequela e la testimonianza del Vangelo. La letteratura predispone alla comprensione dell’umano in ogni sua sfumatura, e lo fa educando all’attenzione (è uno dei passaggi cruciali della lettera del Papa, che non demonizza gli audiovisivi né i media digitali, ma nel contempo rivendica l’insostituibile peculiarità della «lettura profonda»).
Anche in questo corre un’analogia profonda tra l’esperienza della letteratura e la vita di preghiera, una affinità ribadita dal fatto che la Bibbia è, in sé, una collezione di generi letterari, che vanno dalla poesia del Salterio alle riflessioni dure del Qoèlet, dalle puntigliose cronache dei libri storici alla meravigliosa libertà di invenzione delle parabole con le quali Gesù di Nazareth si rivolge a chi lo vuole ascoltare.
Papa Francesco nella Lettera confida di amare «gli artisti tragici, perché tutti potremmo sentire le loro opere come nostre, come espressione dei nostri propri drammi. Piangendo per la sorte dei personaggi, piangiamo in fondo per noi stessi e i nostri vuoti, le nostre mancanze, la nostra solitudine» (n.14) e poi ricorda la sua esperienza personale di docente di letteratura nella scuola medio-superiore a Santa Fe presso una scuola di Gesuiti.
Un buon libro da leggere, dunque, viene suggerito esplicitamente dal Santo Padre per «le vacanze, nel caldo e nella solitudine di alcuni quartieri deserti», o anche per i «momenti di stanchezza, di rabbia, di delusione, di fallimento, e quando neanche nella preghiera riusciamo a trovare ancora la quiete dell’anima» (n.14).
Perché leggere Moby Dick, se non si è imbarcati su una baleniera? Perché interessarsi delle sventure di Edipo, se non si risiede a Tebe? Perché impegnarsi a decifrare Dante e le sue visioni ultramondane, se ancora non si è morti? Perché entrare nei meandri dell’animo umano se non si è dei commissari di Polizia come Maigret? Perché, per preti e seminaristi, non imparare ad ascoltare le domande che l’umanità pone alla Chiesa leggendo il breve racconto di Silvio D’Arzo Casa d’altri?
Perché la letteratura diventa una palestra dove allenare lo sguardo a cercare ed esplorare la verità delle persone e delle situazioni come mistero, come cariche di un eccesso di senso; perché la letteratura è ascoltare la voce di qualcuno e nella lettura, il lettore si arricchisce di ciò che riceve dall’autore.
editoriale
(foto Pixabay)
Negli anni della scuola, la maestra prima e i professori poi, per l’estate suggerivano un elenco di autori e di letture (di solito romanzi, poesie, ma anche fumetti). Il loro obiettivo non lo conoscevo e probabilmente gli intenti erano anche diversi, ma il risultato di tali proposte è stato quello di permettermi di conoscere - attraverso delle letture - un po’ di più l’umano con le sue storie, passioni, domande.
La lettera di Papa Francesco entrata in scena una mattina di mezza estate, in modo inaspettato, dal titolo Sul ruolo della letteratura nella formazione, credo che abbia innanzitutto questo intento: “Non privarsi di un accesso privilegiato, tramite appunto la letteratura, al cuore della cultura umana e più nello specifico al cuore dell’essere umano» (4).
Il testo del Papain prima battuta era indirizzato ai seminaristi e ai preti, che sembrano dimentichi di un tempo in cui il sapere letterario faceva parte della loro preparazione al ministero e del suo esercizio pastorale, ma nella versione finale si rivolge a «qualsiasi cristiano» (n. 1).
Sui primi, seminaristi e preti, riportiamo un passaggio delle Lettera lasciando poi ai formatori il vedere come accogliere la provocazione educativa del Pontefice: dichiarare irrilevante, per la fede e il ministero, il mondo letterario significa «mettere a tacere i simboli, i messaggi, le creazioni e le narrazioni con cui le culture hanno catturato e voluto svelare ed evocare le loro imprese e gli ideali più belli, così come le loro violenze, paure e passioni più profonde» (n. 9).
Per tutti, è bella l’esortazione del Papa nel dire che romanzi e poesie non vanno considerati come un passatempo. Al contrario, costituiscono una particolare forma di discernimento per stare nel mondo, un valore importante «nel cammino di maturazione personale» (n.7).
Il richiamo di Francesco va inserito in un contesto contraddistinto da una crescente urgenza di consapevolezza per i credenti di nutrire una vita interiore, premessa irrinunciabile per la sequela e la testimonianza del Vangelo. La letteratura predispone alla comprensione dell’umano in ogni sua sfumatura, e lo fa educando all’attenzione (è uno dei passaggi cruciali della lettera del Papa, che non demonizza gli audiovisivi né i media digitali, ma nel contempo rivendica l’insostituibile peculiarità della «lettura profonda»).
Anche in questo corre un’analogia profonda tra l’esperienza della letteratura e la vita di preghiera, una affinità ribadita dal fatto che la Bibbia è, in sé, una collezione di generi letterari, che vanno dalla poesia del Salterio alle riflessioni dure del Qoèlet, dalle puntigliose cronache dei libri storici alla meravigliosa libertà di invenzione delle parabole con le quali Gesù di Nazareth si rivolge a chi lo vuole ascoltare.
Papa Francesco nella Lettera confida di amare «gli artisti tragici, perché tutti potremmo sentire le loro opere come nostre, come espressione dei nostri propri drammi. Piangendo per la sorte dei personaggi, piangiamo in fondo per noi stessi e i nostri vuoti, le nostre mancanze, la nostra solitudine» (n.14) e poi ricorda la sua esperienza personale di docente di letteratura nella scuola medio-superiore a Santa Fe presso una scuola di Gesuiti.
Un buon libro da leggere, dunque, viene suggerito esplicitamente dal Santo Padre per «le vacanze, nel caldo e nella solitudine di alcuni quartieri deserti», o anche per i «momenti di stanchezza, di rabbia, di delusione, di fallimento, e quando neanche nella preghiera riusciamo a trovare ancora la quiete dell’anima» (n.14).
Perché leggere Moby Dick, se non si è imbarcati su una baleniera? Perché interessarsi delle sventure di Edipo, se non si risiede a Tebe? Perché impegnarsi a decifrare Dante e le sue visioni ultramondane, se ancora non si è morti? Perché entrare nei meandri dell’animo umano se non si è dei commissari di Polizia come Maigret? Perché, per preti e seminaristi, non imparare ad ascoltare le domande che l’umanità pone alla Chiesa leggendo il breve racconto di Silvio D’Arzo Casa d’altri?
Perché la letteratura diventa una palestra dove allenare lo sguardo a cercare ed esplorare la verità delle persone e delle situazioni come mistero, come cariche di un eccesso di senso; perché la letteratura è ascoltare la voce di qualcuno e nella lettura, il lettore si arricchisce di ciò che riceve dall’autore.
Romanzi e poesie non sono un passatempo
25 agosto 2024
Cuneo
(foto Pixabay)
Negli anni della scuola, la maestra prima e i professori poi, per l’estate suggerivano un elenco di autori e di letture (di solito romanzi, poesie, ma anche fumetti). Il loro obiettivo non lo conoscevo e probabilmente gli intenti erano anche diversi, ma il risultato di tali proposte è stato quello di permettermi di conoscere - attraverso delle letture - un po’ di più l’umano con le sue storie, passioni, domande.
La lettera di Papa Francesco entrata in scena una mattina di mezza estate, in modo inaspettato, dal titolo Sul ruolo della letteratura nella formazione, credo che abbia innanzitutto questo intento: “Non privarsi di un accesso privilegiato, tramite appunto la letteratura, al cuore della cultura umana e più nello specifico al cuore dell’essere umano» (4).
Il testo del Papain prima battuta era indirizzato ai seminaristi e ai preti, che sembrano dimentichi di un tempo in cui il sapere letterario faceva parte della loro preparazione al ministero e del suo esercizio pastorale, ma nella versione finale si rivolge a «qualsiasi cristiano» (n. 1).
Sui primi, seminaristi e preti, riportiamo un passaggio delle Lettera lasciando poi ai formatori il vedere come accogliere la provocazione educativa del Pontefice: dichiarare irrilevante, per la fede e il ministero, il mondo letterario significa «mettere a tacere i simboli, i messaggi, le creazioni e le narrazioni con cui le culture hanno catturato e voluto svelare ed evocare le loro imprese e gli ideali più belli, così come le loro violenze, paure e passioni più profonde» (n. 9).
Per tutti, è bella l’esortazione del Papa nel dire che romanzi e poesie non vanno considerati come un passatempo. Al contrario, costituiscono una particolare forma di discernimento per stare nel mondo, un valore importante «nel cammino di maturazione personale» (n.7).
Il richiamo di Francesco va inserito in un contesto contraddistinto da una crescente urgenza di consapevolezza per i credenti di nutrire una vita interiore, premessa irrinunciabile per la sequela e la testimonianza del Vangelo. La letteratura predispone alla comprensione dell’umano in ogni sua sfumatura, e lo fa educando all’attenzione (è uno dei passaggi cruciali della lettera del Papa, che non demonizza gli audiovisivi né i media digitali, ma nel contempo rivendica l’insostituibile peculiarità della «lettura profonda»).
Anche in questo corre un’analogia profonda tra l’esperienza della letteratura e la vita di preghiera, una affinità ribadita dal fatto che la Bibbia è, in sé, una collezione di generi letterari, che vanno dalla poesia del Salterio alle riflessioni dure del Qoèlet, dalle puntigliose cronache dei libri storici alla meravigliosa libertà di invenzione delle parabole con le quali Gesù di Nazareth si rivolge a chi lo vuole ascoltare.
Papa Francesco nella Lettera confida di amare «gli artisti tragici, perché tutti potremmo sentire le loro opere come nostre, come espressione dei nostri propri drammi. Piangendo per la sorte dei personaggi, piangiamo in fondo per noi stessi e i nostri vuoti, le nostre mancanze, la nostra solitudine» (n.14) e poi ricorda la sua esperienza personale di docente di letteratura nella scuola medio-superiore a Santa Fe presso una scuola di Gesuiti.
Un buon libro da leggere, dunque, viene suggerito esplicitamente dal Santo Padre per «le vacanze, nel caldo e nella solitudine di alcuni quartieri deserti», o anche per i «momenti di stanchezza, di rabbia, di delusione, di fallimento, e quando neanche nella preghiera riusciamo a trovare ancora la quiete dell’anima» (n.14).
Perché leggere Moby Dick, se non si è imbarcati su una baleniera? Perché interessarsi delle sventure di Edipo, se non si risiede a Tebe? Perché impegnarsi a decifrare Dante e le sue visioni ultramondane, se ancora non si è morti? Perché entrare nei meandri dell’animo umano se non si è dei commissari di Polizia come Maigret? Perché, per preti e seminaristi, non imparare ad ascoltare le domande che l’umanità pone alla Chiesa leggendo il breve racconto di Silvio D’Arzo Casa d’altri?
Perché la letteratura diventa una palestra dove allenare lo sguardo a cercare ed esplorare la verità delle persone e delle situazioni come mistero, come cariche di un eccesso di senso; perché la letteratura è ascoltare la voce di qualcuno e nella lettura, il lettore si arricchisce di ciò che riceve dall’autore.