
La sera del 1° agosto, a 79 anni, si è spento a Roma Terry Dutto, grande personaggio della LVIA e non solo.
Con lui se ne va una delle figure più rappresentative e carismatiche della Associazione ed uno dei pilastri di don Aldo Benevelli.
Se esaminiamo la figura di Terry ci accorgiamo che in lui si caratterizzano quasi tutte le iniziative di don Aldo. Fu, a tutti gli effetti, il figlio spirituale di don Aldo che in lui vedeva realizzarsi le sue aspirazioni, le sue aspettative.
Comincia da ragazzo, quando don Aldo in Cuneo Vecchia raccoglie i giovani della zona più abbandonata di Cuneo, fonda una Associazione, la Cuneese e, con niente riesce ad organizzare questi giovani, che si riuniscono in attività sportive, la corale, il gruppo folcloristico e quanto ancora... Terry fu uno dei primi, attivo, sempre generoso, con una voglia di fare eccezionale. Don Aldo riuscì a capire le aspettative e le potenzialità di questi giovani , pensò alla istruzione, istituì i corsi serali per un diploma. Terry fu uno dei primi geometri. Consideriamo che, come tanti, lavorava e studiava, ma don Aldo non lo mollava mai!
Nel frattempo era nato quel gruppo di giovani che si raccoglieva per parlare di libertà, giustizia, fraternità. Invitati dal Vescovo di Cuneo iniziarono ad andare in Francia per accompagnare gli immigrati italiani.
Terry, nei lunghi viaggi che facevamo insieme mi raccontava, sempre con il suo spirito allegro le tante vicissitudini del gruppo con don Aldo: i viaggi con il maggiolino di don Aldo, stipato all’inverosimile, don Aldo che dimenticava il passaporto, che sbagliava la strada e si trovavano per la strada di Parigi. Penso siano stati gli anni più belli… questi ragazzi che si trovavano un compagno che li capiva, li portava in giro, scherzava con loro, ma si fermava a dire Messa in un prato, ad aiutare gli altri.
Ecco, Terry crebbe così. Fu una cosa naturale partire fra i primi volontari. In Kenya, chiamati da un missionario cuneese. Nacque la LVIA. E mentre Rosanna e le altre volontarie si dedicavano all’aiuto materiale dei malati, Terry iniziò a programmare progetti più sostanziosi.
Propose a don Aldo la costruzione di un dispensario, che si trasformerà in un piccolo, vero ospedale, a Tigania, vicino a Meru. Don Aldo rispose con entusiasmo. Partì così il progetto nel Meru, con altre iniziative, la falegnameria , i primi progetti d’acqua.
Terry era partito nel 1968, tornò nel 1970. Arrivato a Cuneo, gli venne proposto un lavoro come dirigente in Nigeria. Ed in Nigeria si fermò fino alla disastrosa guerra civile. Sempre nei nostri viaggi insieme mi raccontò della sua fuga dal Paese. Aveva già notato alzarsi la tensione nel Paese ma si era recato egualmente in capitale per pratiche da sbrigare. Arrivato la sera capì che la situazione era molto grave soprattutto per gli stranieri. Il mattino dopo lasciò valigia e tutto quanto e con una sola cartella di lavoro si recò in aeroporto e trovò un volo per l’Europa. “Ho lasciato tutto”, mi diceva, tutto ciò che avevo risparmiato, la mia casa, il bagaglio, sono tornato come mi vedi, ma ho salvato la pelle.”
Ma con i suoi risparmi aveva fatto molto, anche per la LVIA. Probabilmente io sola e don Aldo sapevamo quanto aveva aiutato. I primi anni della LVIA era stati assai faticosi. Don Aldo, con generosità rispondeva a missionari e Vescovi che chiedevano un intervento. Erano nati tanti progetti in diversi Paesi, ma il raccolto era ben poco! I contributi statali cominciavano appena ad arrivare e non bastavano neppure per i viaggi dei volontari. Don Aldo faceva quel che poteva ma, in ultimo, chiedeva aiuto a Terry. E Terry rispondeva. Quando eravamo proprio a disagio, don Aldo mi avvisava che, tramite la fidanzata di Terry, Giovanna Spagnolli, sarebbe arrivato un bonifico. E ci aiutava per un bel po’.
Arrivarono gli anni Ottanta, crescevano i progetti, la LVIA maturava e riusciva ad avere dei contributi . Serviva un Direttore. E Don Aldo pensò subito a Terry. Con lui, anche da noi, arrivò la rivoluzione. Fummo forse tra i primi uffici a munirci di computer! Basta la piccola macchina da scrivere, ora macchine elettriche e funzionali. Fax, stampante!
Accettò di trasferirsi a Cuneo con la famiglia. E non a Cuneo, a Roata Rossi, una frazione di campagna dove portò la moglie (figlia del Presidente del Senato) e i figli.
Ricordo quando, armandosi di pazienza (Terry aveva un gran bel carattere, io un po’ meno) venne da me e mi propose di tenere la contabilità in forma elettronica! Da parte mia netta opposizione, ma lui aveva pazienza. Ed avemmo il progetto di contabilità computerizzato! Tra i primi, anche da parte del Ministero Affari Esteri si stupirono! E poi cominciò il periodo febbrile dei progetti. Grandi progetti, con eoliane, dighe ed altro. In quegli anni il materiale proveniva ancora tutto dall’Italia. Lui, Germano, Mauro erano presi dagli acquisti, spedizioni in container, pratiche doganali… La piccola LVIA non si riconosceva più. Ma lui era sempre disponibile a tutto. Anni frenetici che ci videro cambiare, grazie a lui.
Non si risparmiava; anche dopo una giornata di lavoro partiva per un incontro con Gruppi di appoggio, anche lontani: accompagnava don Aldo, oppure con altri giovani.
Però, a un certo punto, tornò il mal d’Africa e chiese di ripartire. Nel 1988 l’Etiopia era il paese che aveva il più gran numero di progetti e Terry fu nominato Rappresentante Paese. Anche in Etiopia, arrivi di merci, spedizioni nei vari progetti, ma c’era tutta la parte diplomatica che non mancava. I rapporti con i vari Organismi internazionali.
Ed anche qui Terry non si fece mancare la sua brava rivoluzione.
Rimase in Etiopia fino al 1991. Da anni l’Eritrea ed il Tigrai erano in lotta con il regime di Menghistu ed ormai la guerra era alla fine. Le truppe dei ribelli erano arrivate alla capitale. Terry aveva fatto rientrare la famiglia e tutti i volontari di Addis Abeba. Lui rimase; lo preoccupava la nostra sede carica di materiale, di documenti e sperava di poterla salvare. In quegli ultimi giorni la stampa internazionale ed i pochi europei rimasti si erano rifugiati nell’hotel Hilton che aveva la capacità di trasmettere e ricevere informazioni.
Don Aldo e la Presidenza erano raccolti in ufficio e Terry, quando poteva, telefonava. Sentimmo in diretta la presa di Addis Abeba. “Non si sentono più armi, la città si è arresa. C’è un silenzio surreale. Non sappiamo cosa pensare. Si aspetta”. E, dopo un paio d’ore: “ecco, li vediamo arrivare. Sono in fila indiana, piccoli, equipaggiati di tutto punto, armati. Si inoltrano nella città, sciamano per le vie, silenziosi, come in agguato”
Con dicembre Terry tornò in Italia e da allora fu chiamato da tutte le più grandi Organizzazioni Internazionali, ma soprattutto dalla Caritas Italiana e Internazionale che aveva avuto modo di apprezzarlo!
E con la Caritas dove non è andato Terry? In tutti i punti più pericolosi: ha cominciato dal Kossovo, per arrivare ai Paesi maggiormente in crisi. Lo sentivamo talvolta al telefono: ma dove sei? In Afganisthan, al Campo Profughi in Palestina, in Israele, In India….
Don Aldo era per lui un altro padre; nei suoi rari ritorni a Cuneo, passava in Vescovado a salutarlo, don Aldo lo invitava a pranzo e Terry raccontava…
Ora i suoi viaggi, in terra, sono finiti. Ne ha intrapreso un altro in cui troverà la pace, quella che ha voluto portare in tutti i Paesi dilaniati dalla guerra. Buon viaggio, Terry, don Aldo ti aspetta.