Abel, vale a dire Abele, colui che nel mito biblico coincide con il perdente, lo sconfitto, è titolo dell’ultimo romanzo di Alessandro Baricco e il nome del protagonista.
Abel è diventato leggenda a 27 anni quando ha messo fine a una rapina sparando un colpo impossibile e perfetto: con due pistole verso due obiettivi diversi.
Abel è lo sceriffo di un Ovest immaginario, ma è soprattutto l’eroe di un viaggio umano e spirituale insieme.
“Western metafisico” l’ha definito Baricco stesso, perché il western, come genere, ha una dimensione tutta orizzontale, invece la storia di Abel è attraversata da uno squarcio verticale, che la rende profonda, sapienziale, interpellante. Siamo preparati alle narrazioni metaforiche di Baricco, come “Novecento” e come “Seta”, ma in “Abel” si sente a ogni capitolo qualcosa in più, l’esperienza della malattia e la riflessione sul tempo - non lineare ma circolare - dell’ultimo Baricco, quello che ha imparato la lezione più difficile: lasciar andare.
Il 26 luglio lo scrittore torinese ha levato la sua dichiarazione d’amore, per Abel e per tutto ciò che rappresenta, in un contesto straordinario, quello del paesaggio delle crete senesi di Asciano, un anfiteatro naturale, dove la terra ha il colore bruciato dei western: all’ora del tramonto, sotto quella luce, ha dato inizio al reading e al concerto, un’ora e mezza di suono - parole e note - la sua voce ipnotica, intuizioni come lampi di luce: "… quando si è vissuto abbastanza per capire, quel che si capisce è che siamo segmenti di figure più ampie. Incapaci di leggerle, vediamo accadimenti casuali dove invece sfila il profilo di forme in cui sono scritti i nomi del mondo - immani pittogrammi… Allora ho speso quel che mi rimaneva da vivere cercando il disegno di cui ero piccola parte e segmento. È la cosa migliore che ho fatto".
editoriale
Abel, vale a dire Abele, colui che nel mito biblico coincide con il perdente, lo sconfitto, è titolo dell’ultimo romanzo di Alessandro Baricco e il nome del protagonista.
Abel è diventato leggenda a 27 anni quando ha messo fine a una rapina sparando un colpo impossibile e perfetto: con due pistole verso due obiettivi diversi.
Abel è lo sceriffo di un Ovest immaginario, ma è soprattutto l’eroe di un viaggio umano e spirituale insieme.
“Western metafisico” l’ha definito Baricco stesso, perché il western, come genere, ha una dimensione tutta orizzontale, invece la storia di Abel è attraversata da uno squarcio verticale, che la rende profonda, sapienziale, interpellante. Siamo preparati alle narrazioni metaforiche di Baricco, come “Novecento” e come “Seta”, ma in “Abel” si sente a ogni capitolo qualcosa in più, l’esperienza della malattia e la riflessione sul tempo - non lineare ma circolare - dell’ultimo Baricco, quello che ha imparato la lezione più difficile: lasciar andare.
Il 26 luglio lo scrittore torinese ha levato la sua dichiarazione d’amore, per Abel e per tutto ciò che rappresenta, in un contesto straordinario, quello del paesaggio delle crete senesi di Asciano, un anfiteatro naturale, dove la terra ha il colore bruciato dei western: all’ora del tramonto, sotto quella luce, ha dato inizio al reading e al concerto, un’ora e mezza di suono - parole e note - la sua voce ipnotica, intuizioni come lampi di luce: "… quando si è vissuto abbastanza per capire, quel che si capisce è che siamo segmenti di figure più ampie. Incapaci di leggerle, vediamo accadimenti casuali dove invece sfila il profilo di forme in cui sono scritti i nomi del mondo - immani pittogrammi… Allora ho speso quel che mi rimaneva da vivere cercando il disegno di cui ero piccola parte e segmento. È la cosa migliore che ho fatto".
Abel
04 agosto 2024
Cuneo
Abel, vale a dire Abele, colui che nel mito biblico coincide con il perdente, lo sconfitto, è titolo dell’ultimo romanzo di Alessandro Baricco e il nome del protagonista.
Abel è diventato leggenda a 27 anni quando ha messo fine a una rapina sparando un colpo impossibile e perfetto: con due pistole verso due obiettivi diversi.
Abel è lo sceriffo di un Ovest immaginario, ma è soprattutto l’eroe di un viaggio umano e spirituale insieme.
“Western metafisico” l’ha definito Baricco stesso, perché il western, come genere, ha una dimensione tutta orizzontale, invece la storia di Abel è attraversata da uno squarcio verticale, che la rende profonda, sapienziale, interpellante. Siamo preparati alle narrazioni metaforiche di Baricco, come “Novecento” e come “Seta”, ma in “Abel” si sente a ogni capitolo qualcosa in più, l’esperienza della malattia e la riflessione sul tempo - non lineare ma circolare - dell’ultimo Baricco, quello che ha imparato la lezione più difficile: lasciar andare.
Il 26 luglio lo scrittore torinese ha levato la sua dichiarazione d’amore, per Abel e per tutto ciò che rappresenta, in un contesto straordinario, quello del paesaggio delle crete senesi di Asciano, un anfiteatro naturale, dove la terra ha il colore bruciato dei western: all’ora del tramonto, sotto quella luce, ha dato inizio al reading e al concerto, un’ora e mezza di suono - parole e note - la sua voce ipnotica, intuizioni come lampi di luce: "… quando si è vissuto abbastanza per capire, quel che si capisce è che siamo segmenti di figure più ampie. Incapaci di leggerle, vediamo accadimenti casuali dove invece sfila il profilo di forme in cui sono scritti i nomi del mondo - immani pittogrammi… Allora ho speso quel che mi rimaneva da vivere cercando il disegno di cui ero piccola parte e segmento. È la cosa migliore che ho fatto".