editoriale

La Provincia benestante e le bastonate ai braccianti

21 luglio 2024

Cuneo

  L’immagine della provincia di Cuneo che emerge dalla relazione 2024 dell’IRES Piemonte (istituto di ricerca ed ente strumentale della Regione Piemonte) è positiva. I dati relativi a export, Terzo Settore e impiego dei fondi legati al PNRR sono di un certo interesse. Per ciò che riguarda la prima voce, la Provincia di Cuneo contribuisce per il 16% all’export complessivo del Piemonte e, con Torino (46%) e Alessandria (11%), genera oltre il 70% dell’export totale. Le zone di Cuneo, Alba, Bra e Mondovì, inoltre, sono ai vertici per indici di benessere. Particolarmente significativo, soprattutto se letto con i dati relativi a benessere e commercio con l’estero, è quanto emerge rispetto al Terzo Settore. Il territorio maggiormente rappresentato in questo ambito rimane la provincia di Torino (con il 48,7% degli enti), con la provincia di Cuneo al secondo posto con il 14,5% e quella di Alessandria al terzo con il 9,9%. La provincia di Cuneo è quella, in Piemonte, con il più alto livello di fiducia nelle altre persone e nelle istituzioni, mentre la provincia di Torino si colloca agli ultimi posti della graduatoria. Infine, altro dato interessante è che, per ciò che riguarda la linea di investimento sul Sistema 0-610 nel PNRR (e cioè l’edilizia scolastica) nella nostra provincia si colloca il maggior numero di progetti, con una quota pari al 28% del finanziamento complessivo. La provincia di Torino è al secondo posto con il 23% e, a seguire, si trovano Asti (15%) e Alessandria (8%). C’è, quindi, di che essere fieri del quadro tratteggiato attraverso queste informazioni. Sebbene la perfezione non sia di questo mondo e, quindi, neppure della provincia di Cuneo, l’idea di un territorio che sa coniugare vitalità nell’imprenditoria e nel commercio con accoglienza, solidarietà e progettualità è di quelle che fanno ben sperare per il futuro. Purtroppo, non è tutto oro quello che, proverbialmente, luccica e non si può dimenticare che, nei giorni scorsi, un video che ha fatto il giro del web ha dato del territorio cuneese ben altra immagine. Le riprese di braccianti presi a bastonate hanno suscitato la sacrosanta indignazione di tutti. Non sono mancati interventi e prese di posizione di autorità civili e religiose, le indagini sono state prontamente attivate e, come si dice in questi casi, la giustizia farà il suo corso. Ciò che viene da chiedersi, però, è come sia possibile che certi fatti accadano non (solo) in situazioni di degrado o di indigenza ma in realtà che si distinguono a livello regionale e nazionale per benessere, fiducia nel prossimo e nelle istituzioni, accoglienza, solidarietà e progettualità. Evidentemente, c’è qualcosa che le statistiche non dicono e qualcos’altro, di ben poco nobile, che è difficile da sradicare, per quanto largamente minoritario. Non si dubita, infatti, che il gravissimo episodio debba essere visto in termini di eccezione a fonte di una stragrande maggioranza di ben altri contesti lavorativi, ma lo sconcerto resta. I fatti in questione pongono seriamente la domanda sui criteri valoriali che devono essere posti a presidio del nostro stare insieme. Deve essere chiaro, infatti, che non esiste export o PNRR che possa giustificare la negazione della dignità umana, in questo caso, di chi lavora. Robert Kennedy, nel celebre discorso sul PIL all’Università del Kansas, ha detto: “Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”. Un bracciante preso a bastonate non entra nelle statistiche; certamente non le invalida, ma induce ad andare oltre e a chiedersi se le essenziali premesse di umanità in un tessuto sociale ed economico siano sempre rispettate. Se non è così, allora bisogna avere il coraggio di mettere da parte momentaneamente i dati, per riportare le persone al centro dell’attenzione. Solo così sapremo se possiamo essere davvero fieri di posizioni così lusinghiere nelle classifiche che vengono diffuse.
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