editoriale

La Granda e il Piemonte sempre più vecchi

14 luglio 2024

Cuneo

Nella relazione 2024 dell’IRES Piemonte (istituto di ricerca ed ente strumentale della Regione Piemonte) si affronta anche il tema dell’invecchiamento nella nostra regione. Questa analisi è stata condotta prendendo in considerazione, da un lato, l’aumento della popolazione anziana e, dall’altro lato, il modificarsi del rapporto tra le fasce di età più avanzate e quelle più giovani. Per ciò che riguarda il primo aspetto, nel 2023, il 26,6% della popolazione complessiva è risultata avere almeno 65 anni (circa 1.131.000 persone). Un piemontese su quattro, quindi, ha più di 65 anni (nel 1951 il rapporto era di uno a dieci). Cresce anche il numero degli ultraottantenni, che sono 377.000 e rappresentano l’8,9% della popolazione, contro il 5% di vent’anni fa; gli ultracentenari sono 1.632. Per ciò che riguarda il rapporto con la popolazione in età compresa tra i 15 e i 64 anni (considerata come quella economicamente attiva), in Piemonte, nel 2023, si contano 43 anziani ogni 100 persone attive, contro i 32 ogni 100 di vent’anni fa. Il rapporto percentuale tra anziani e popolazione attiva è detto anche “indice di dipendenza” e l’incremento del suo valore è determinato sia dall’aumento delle persone con più di 65 anni, sia dalla diminuzione della popolazione attiva (che, nell’ultimo ventennio, è scesa di circa 177.000 unità). L’intensità del fenomeno è diversa per le province piemontesi. Cuneo è la provincia con l’indice di dipendenza più favorevole, pari al 39%. La relazione dell’IRES descrive anche alcuni aspetti qualitativi dell’invecchiamento che, oltre a essere un dato di fatto sotto il profilo statistico, deve anche essere visto in termini di risorsa per il territorio. La possibilità che ciò accada dipende dalla qualità dell’invecchiamento e dai servizi a disposizione degli anziani. L’IRES adotta la dizione “invecchiamento attivo” allo scopo di favorire “una visione della persona anziana come protagonista della vita sociale”. Salute, partecipazione alla vita sociale e sicurezza sono indicati come i criteri di riferimento in base ai quali misurare l’invecchiamento attivo. Gli indicatori che sono stati presi in considerazione sono la qualità dell’aspettativa di vita, il livello di soddisfazione percepita, l’uso delle tecnologie e l’intensità delle relazioni sociali. Per ciò che riguarda l’aspettativa di vita in buona salute, a 55 anni risulta pari a 13,06 anni (13,5 per gli uomini e 12,7 per le donne). Quanto al livello di soddisfazione percepita, nel 2022, il 46% dei piemontesi con almeno 55 anni (dunque, estendendo l’indagine anche a chi non è ancora, statisticamente, anziano) ha dichiarato di ritenersi molto soddisfatto della vita in generale (contro il 43% del 2010). L’uso delle tecnologie digitali è passato dal 20% del 2010 al 70% del 2022; le cause del balzo vengono individuate in diversi fattori, quali l’innalzamento del livello di istruzione e dell’alfabetizzazione digitale, il miglioramento delle infrastrutture digitali e la diffusione degli smartphone anche nelle fasce mature della popolazione. Nota dolente è il dato relativo alle relazioni sociali. Nel 2022, infatti, il 43% delle persone over 55 ha dichiarato di incontrarsi con amici almeno una volta la settimana, mentre nel 2010 la percentuale era del 53%. Una perdita di 10 punti percentuali in un decennio circa non è trascurabile e il trend va monitorato con attenzione. Lo sfilacciamento delle reti sociali, infatti, inciderebbe in modo negativo anche sulla salute delle persone. Accanto alla diffusione di stili di vita salutari, all’aumento generalizzato del livello di istruzione (con conseguente protezione dal rischio povertà) e a una buona confidenza con le nuove tecnologie, il contatto umano rimane un elemento centrale per il benessere della persona. Anche per lo specifico aspetto delle relazioni sociali, l’invecchiamento attivo, come scritto nella relazione, è “un processo che riguarda tutte le fasi della vita” e deve essere alimentato e sostenuto nel tempo. In modo più significativo rispetto agli altri indicatori, però, è richiesto un percorso che non può essere solo individuale. Le relazioni sociali, infatti, per loro natura, nascono e crescono in una collettività e dalla solidità del sentirsi comunità dipende il benessere di ognuno.
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