Cinquecento (Foto Unsplash - Robin Ode)
Vi sono delle feste che, anziché infondere sentimenti gioiosi, trasmettono una grande tristezza. Gli anniversari, poi, sono un’arma a doppio taglio, poiché mettono a confronto il prima con il dopo. Scorrono le prime immagini dello spot pubblicitario della Fiat con la storica sfilata delle 500 a Torino in piazza San Carlo, ciascuna abbinata ad un’indossatrice che emerge dal tettuccio decapottabile: il sogno di una bellezza e di un benessere, forse, per la prima volta, raggiungibili. Un altro spezzone è in color seppia e riprende l’arrivo di una 500 alla guida di una mamma che, spalancando la portiera dall’apertura controvento, fa scendere una scolaretta con grembiule bianco e fiocco blu. Quel fotogramma è nella mia memoria di scolaro dal grembiule nero e colletto rigido, la cui mamma si arrovellava in ben altri problemi che non l’acquisizione, non dico di un’autovettura, ma della patente automobilistica. Poi, il filmato pubblicitario prosegue, a colori, con la prima, vera Panda, funzionale tra le cassette dei mercati generali e nelle sabbie della Parigi-Dakar, simbolo di un’epoca ancora sufficientemente alacre ed ottimista. La colonna sonora è Viva l’Italia! di Francesco De Gregori. Siccome si tratta di un messaggio pubblicitario, tanta enfasi celebrativa e tanto orgoglio nazionale a quali mete ci vuole portare? All’acquisto della Cinquecento (inizio produzione 2007) e della Panda (inizio produzione 2012), che si precisa - merito inestimabile - essere prodotte a Torino (la sola versione elettrica) e a Pomigliano d’Arco (con cessazione nel 2027). La voce di fondo conclude, con tono ispirato, che la storia degli Italiani - niente di meno - s’incrocia… con queste due macchinette. Giusto, cos’altro resta da incrociare, dacché (seppellito Sergio Marchionne) la famiglia proprietaria si è saldamente incrociata con l’industria automobilistica francese e con la sede legale di Amsterdam e fiscale di Londra?
Siccome il ridicolo è contagioso, le riviste ed i siti d’informazione automobilistica, ci hanno anticipato che “Stellantis”, il proprietario, per intenderci, presenterà il nuovo modello denominato “grande Panda” (sempre per incrociarci?) l’11 luglio prossimo, in occasione del 125° anniversario della fondazione della casa automobilistica “Fabbrica Italiana di Automobili Torino”. Nel corso di un intervento televisivo, il Presidente della Serbia Aleksandar Vuc˘ic´, ha dichiarato che l’11 luglio verrà presentato in Italia un modello che sarà prodotto a Kragujevac e che nella seconda metà del mese, insieme ai rappresentanti di Stellantis, ne inaugurerà la catena di montaggio. Ha sottolineato che l’iniziativa sarà un grande incentivo per lo sviluppo e il progresso non solo di Kragujevac e della regione di Sumadija, ma anche dell’intera Serbia, perché il progetto “influirà in modo significativo sulla crescita del prodotto interno lordo”. Nulla è detto in proposito, ma si nutre speranza che il rinfresco si tenga a Torino.
Così stando le cose, non si può che augurare successo al Ministro “delle imprese e del made in Italy”, Adolfo Urso, reduce da un viaggio in Cina al fine di perorare l’apertura in Italia, in concorrenza con Ungheria, Polonia Francia e Spagna, di uno stabilimento di costruzione ed assemblaggio di auto a marchio cinese, destinate al mercato europeo. Evidenzia, a sostegno della proposta, come l’Italia “possa offrire le migliori condizioni logistiche, un mercato interno particolarmente ricettivo e un ecosistema straordinario, con centri di ricerca e design che tutti ci invidiano, professionalità e competenze, con una filiera della componentistica dalle più alte performance”. Potrebbe anche vantare il raggiungimento di una situazione di bassi salari. Non concordo, invece, con l’affermazione, sempre del Ministro, che “l’Italia è l’unico Paese in Europa ad avere un unico produttore: una anomalia che va presto colmata”. Giustifico la sua iniziativa, proprio perché non vedo più alcun produttore nazionale.
editoriale
Cinquecento (Foto Unsplash - Robin Ode)
Vi sono delle feste che, anziché infondere sentimenti gioiosi, trasmettono una grande tristezza. Gli anniversari, poi, sono un’arma a doppio taglio, poiché mettono a confronto il prima con il dopo. Scorrono le prime immagini dello spot pubblicitario della Fiat con la storica sfilata delle 500 a Torino in piazza San Carlo, ciascuna abbinata ad un’indossatrice che emerge dal tettuccio decapottabile: il sogno di una bellezza e di un benessere, forse, per la prima volta, raggiungibili. Un altro spezzone è in color seppia e riprende l’arrivo di una 500 alla guida di una mamma che, spalancando la portiera dall’apertura controvento, fa scendere una scolaretta con grembiule bianco e fiocco blu. Quel fotogramma è nella mia memoria di scolaro dal grembiule nero e colletto rigido, la cui mamma si arrovellava in ben altri problemi che non l’acquisizione, non dico di un’autovettura, ma della patente automobilistica. Poi, il filmato pubblicitario prosegue, a colori, con la prima, vera Panda, funzionale tra le cassette dei mercati generali e nelle sabbie della Parigi-Dakar, simbolo di un’epoca ancora sufficientemente alacre ed ottimista. La colonna sonora è Viva l’Italia! di Francesco De Gregori. Siccome si tratta di un messaggio pubblicitario, tanta enfasi celebrativa e tanto orgoglio nazionale a quali mete ci vuole portare? All’acquisto della Cinquecento (inizio produzione 2007) e della Panda (inizio produzione 2012), che si precisa - merito inestimabile - essere prodotte a Torino (la sola versione elettrica) e a Pomigliano d’Arco (con cessazione nel 2027). La voce di fondo conclude, con tono ispirato, che la storia degli Italiani - niente di meno - s’incrocia… con queste due macchinette. Giusto, cos’altro resta da incrociare, dacché (seppellito Sergio Marchionne) la famiglia proprietaria si è saldamente incrociata con l’industria automobilistica francese e con la sede legale di Amsterdam e fiscale di Londra?
Siccome il ridicolo è contagioso, le riviste ed i siti d’informazione automobilistica, ci hanno anticipato che “Stellantis”, il proprietario, per intenderci, presenterà il nuovo modello denominato “grande Panda” (sempre per incrociarci?) l’11 luglio prossimo, in occasione del 125° anniversario della fondazione della casa automobilistica “Fabbrica Italiana di Automobili Torino”. Nel corso di un intervento televisivo, il Presidente della Serbia Aleksandar Vuc˘ic´, ha dichiarato che l’11 luglio verrà presentato in Italia un modello che sarà prodotto a Kragujevac e che nella seconda metà del mese, insieme ai rappresentanti di Stellantis, ne inaugurerà la catena di montaggio. Ha sottolineato che l’iniziativa sarà un grande incentivo per lo sviluppo e il progresso non solo di Kragujevac e della regione di Sumadija, ma anche dell’intera Serbia, perché il progetto “influirà in modo significativo sulla crescita del prodotto interno lordo”. Nulla è detto in proposito, ma si nutre speranza che il rinfresco si tenga a Torino.
Così stando le cose, non si può che augurare successo al Ministro “delle imprese e del made in Italy”, Adolfo Urso, reduce da un viaggio in Cina al fine di perorare l’apertura in Italia, in concorrenza con Ungheria, Polonia Francia e Spagna, di uno stabilimento di costruzione ed assemblaggio di auto a marchio cinese, destinate al mercato europeo. Evidenzia, a sostegno della proposta, come l’Italia “possa offrire le migliori condizioni logistiche, un mercato interno particolarmente ricettivo e un ecosistema straordinario, con centri di ricerca e design che tutti ci invidiano, professionalità e competenze, con una filiera della componentistica dalle più alte performance”. Potrebbe anche vantare il raggiungimento di una situazione di bassi salari. Non concordo, invece, con l’affermazione, sempre del Ministro, che “l’Italia è l’unico Paese in Europa ad avere un unico produttore: una anomalia che va presto colmata”. Giustifico la sua iniziativa, proprio perché non vedo più alcun produttore nazionale.
Dalla Fia 500 alla “grande Panda”, che sarà presentata in Italia ma prodotta in Serbia
14 luglio 2024
Cuneo
Cinquecento (Foto Unsplash - Robin Ode)
Vi sono delle feste che, anziché infondere sentimenti gioiosi, trasmettono una grande tristezza. Gli anniversari, poi, sono un’arma a doppio taglio, poiché mettono a confronto il prima con il dopo. Scorrono le prime immagini dello spot pubblicitario della Fiat con la storica sfilata delle 500 a Torino in piazza San Carlo, ciascuna abbinata ad un’indossatrice che emerge dal tettuccio decapottabile: il sogno di una bellezza e di un benessere, forse, per la prima volta, raggiungibili. Un altro spezzone è in color seppia e riprende l’arrivo di una 500 alla guida di una mamma che, spalancando la portiera dall’apertura controvento, fa scendere una scolaretta con grembiule bianco e fiocco blu. Quel fotogramma è nella mia memoria di scolaro dal grembiule nero e colletto rigido, la cui mamma si arrovellava in ben altri problemi che non l’acquisizione, non dico di un’autovettura, ma della patente automobilistica. Poi, il filmato pubblicitario prosegue, a colori, con la prima, vera Panda, funzionale tra le cassette dei mercati generali e nelle sabbie della Parigi-Dakar, simbolo di un’epoca ancora sufficientemente alacre ed ottimista. La colonna sonora è Viva l’Italia! di Francesco De Gregori. Siccome si tratta di un messaggio pubblicitario, tanta enfasi celebrativa e tanto orgoglio nazionale a quali mete ci vuole portare? All’acquisto della Cinquecento (inizio produzione 2007) e della Panda (inizio produzione 2012), che si precisa - merito inestimabile - essere prodotte a Torino (la sola versione elettrica) e a Pomigliano d’Arco (con cessazione nel 2027). La voce di fondo conclude, con tono ispirato, che la storia degli Italiani - niente di meno - s’incrocia… con queste due macchinette. Giusto, cos’altro resta da incrociare, dacché (seppellito Sergio Marchionne) la famiglia proprietaria si è saldamente incrociata con l’industria automobilistica francese e con la sede legale di Amsterdam e fiscale di Londra?
Siccome il ridicolo è contagioso, le riviste ed i siti d’informazione automobilistica, ci hanno anticipato che “Stellantis”, il proprietario, per intenderci, presenterà il nuovo modello denominato “grande Panda” (sempre per incrociarci?) l’11 luglio prossimo, in occasione del 125° anniversario della fondazione della casa automobilistica “Fabbrica Italiana di Automobili Torino”. Nel corso di un intervento televisivo, il Presidente della Serbia Aleksandar Vuc˘ic´, ha dichiarato che l’11 luglio verrà presentato in Italia un modello che sarà prodotto a Kragujevac e che nella seconda metà del mese, insieme ai rappresentanti di Stellantis, ne inaugurerà la catena di montaggio. Ha sottolineato che l’iniziativa sarà un grande incentivo per lo sviluppo e il progresso non solo di Kragujevac e della regione di Sumadija, ma anche dell’intera Serbia, perché il progetto “influirà in modo significativo sulla crescita del prodotto interno lordo”. Nulla è detto in proposito, ma si nutre speranza che il rinfresco si tenga a Torino.
Così stando le cose, non si può che augurare successo al Ministro “delle imprese e del made in Italy”, Adolfo Urso, reduce da un viaggio in Cina al fine di perorare l’apertura in Italia, in concorrenza con Ungheria, Polonia Francia e Spagna, di uno stabilimento di costruzione ed assemblaggio di auto a marchio cinese, destinate al mercato europeo. Evidenzia, a sostegno della proposta, come l’Italia “possa offrire le migliori condizioni logistiche, un mercato interno particolarmente ricettivo e un ecosistema straordinario, con centri di ricerca e design che tutti ci invidiano, professionalità e competenze, con una filiera della componentistica dalle più alte performance”. Potrebbe anche vantare il raggiungimento di una situazione di bassi salari. Non concordo, invece, con l’affermazione, sempre del Ministro, che “l’Italia è l’unico Paese in Europa ad avere un unico produttore: una anomalia che va presto colmata”. Giustifico la sua iniziativa, proprio perché non vedo più alcun produttore nazionale.