Se vi chiedete a cosa servano l’alfabetizzazione emotiva e la psicoterapia, andate a vedere “Inside out 2”, il film di animazione della Pixar, che mantiene le promesse del primo “Inside out”. La chiave resta questa: scorrono sullo schermo due storie parallele, una su quello che avviene fuori, l’altra su quello che accade dentro di noi. Riley non è più una bambina ma un’adolescente, alle prese con le nuove intensificate emozioni della pubertà: non più gioia, paura, disgusto, rabbia e tristezza, temporaneamente estromesse, ma imbarazzo, noia, invidia, nostalgia e ansia, quest’ultima stabile alla “console” dei comandi con la sua tendenza all’ipercontrollo e all’autocritica.
Lo scenario è quello di un campus estivo dedicato all’hockey, in palio l’ammissione nella squadra delle giocatrici migliori, la posta in gioco le relazioni tra pari (la paura di apparire “sfigate”, il desiderio di visibilità) ma soprattutto la scoperta di sé, un Sé in piena ristrutturazione.
Preciso nei riferimenti neuroscientifici ed efficace nelle metafore visive, il film mostra un punto essenziale nella crescita psicologica: l’integrazione di tutte le parti di noi, senza esclusioni, la necessaria compresenza di tutte le emozioni che ci abitano, senza negarne nessuna. Tutti cambiamo e il cambiamento non è evitabile: nemmeno da Gioia, che vorrebbe eliminare la memoria delle esperienze negative, nemmeno da Ansia, che spera di potere prevedere e tenere sotto controllo tutte le variabili, per mantenere Riley nell’area di comfort. Integrazione dei ricordi e costruzione dell’Io sono alla base anche di questo secondo episodio. Le emozioni permeano i ricordi che sono impressi nella nostra mente, costruendo la narrazione della nostra identità: il Senso di Sé (l’autovalutazione che il soggetto fa di sé stesso) viene rappresentato come un piccolo albero che nasce dalle radici dei ricordi, inseriti in uno stagno dalle stesse emozioni. Frutto dell’interazione con gli altri e delle credenze che sviluppiamo su noi stessi, il Senso di Sé è in relazione con l’autostima, che dipende dalla nostra capacità di accogliere il nostro mondo emotivo e interiore, più simile a un arcobaleno che a una foto in bianco e nero.
editoriale
Se vi chiedete a cosa servano l’alfabetizzazione emotiva e la psicoterapia, andate a vedere “Inside out 2”, il film di animazione della Pixar, che mantiene le promesse del primo “Inside out”. La chiave resta questa: scorrono sullo schermo due storie parallele, una su quello che avviene fuori, l’altra su quello che accade dentro di noi. Riley non è più una bambina ma un’adolescente, alle prese con le nuove intensificate emozioni della pubertà: non più gioia, paura, disgusto, rabbia e tristezza, temporaneamente estromesse, ma imbarazzo, noia, invidia, nostalgia e ansia, quest’ultima stabile alla “console” dei comandi con la sua tendenza all’ipercontrollo e all’autocritica.
Lo scenario è quello di un campus estivo dedicato all’hockey, in palio l’ammissione nella squadra delle giocatrici migliori, la posta in gioco le relazioni tra pari (la paura di apparire “sfigate”, il desiderio di visibilità) ma soprattutto la scoperta di sé, un Sé in piena ristrutturazione.
Preciso nei riferimenti neuroscientifici ed efficace nelle metafore visive, il film mostra un punto essenziale nella crescita psicologica: l’integrazione di tutte le parti di noi, senza esclusioni, la necessaria compresenza di tutte le emozioni che ci abitano, senza negarne nessuna. Tutti cambiamo e il cambiamento non è evitabile: nemmeno da Gioia, che vorrebbe eliminare la memoria delle esperienze negative, nemmeno da Ansia, che spera di potere prevedere e tenere sotto controllo tutte le variabili, per mantenere Riley nell’area di comfort. Integrazione dei ricordi e costruzione dell’Io sono alla base anche di questo secondo episodio. Le emozioni permeano i ricordi che sono impressi nella nostra mente, costruendo la narrazione della nostra identità: il Senso di Sé (l’autovalutazione che il soggetto fa di sé stesso) viene rappresentato come un piccolo albero che nasce dalle radici dei ricordi, inseriti in uno stagno dalle stesse emozioni. Frutto dell’interazione con gli altri e delle credenze che sviluppiamo su noi stessi, il Senso di Sé è in relazione con l’autostima, che dipende dalla nostra capacità di accogliere il nostro mondo emotivo e interiore, più simile a un arcobaleno che a una foto in bianco e nero.
Inside out
12 luglio 2024
Cuneo
Se vi chiedete a cosa servano l’alfabetizzazione emotiva e la psicoterapia, andate a vedere “Inside out 2”, il film di animazione della Pixar, che mantiene le promesse del primo “Inside out”. La chiave resta questa: scorrono sullo schermo due storie parallele, una su quello che avviene fuori, l’altra su quello che accade dentro di noi. Riley non è più una bambina ma un’adolescente, alle prese con le nuove intensificate emozioni della pubertà: non più gioia, paura, disgusto, rabbia e tristezza, temporaneamente estromesse, ma imbarazzo, noia, invidia, nostalgia e ansia, quest’ultima stabile alla “console” dei comandi con la sua tendenza all’ipercontrollo e all’autocritica.
Lo scenario è quello di un campus estivo dedicato all’hockey, in palio l’ammissione nella squadra delle giocatrici migliori, la posta in gioco le relazioni tra pari (la paura di apparire “sfigate”, il desiderio di visibilità) ma soprattutto la scoperta di sé, un Sé in piena ristrutturazione.
Preciso nei riferimenti neuroscientifici ed efficace nelle metafore visive, il film mostra un punto essenziale nella crescita psicologica: l’integrazione di tutte le parti di noi, senza esclusioni, la necessaria compresenza di tutte le emozioni che ci abitano, senza negarne nessuna. Tutti cambiamo e il cambiamento non è evitabile: nemmeno da Gioia, che vorrebbe eliminare la memoria delle esperienze negative, nemmeno da Ansia, che spera di potere prevedere e tenere sotto controllo tutte le variabili, per mantenere Riley nell’area di comfort. Integrazione dei ricordi e costruzione dell’Io sono alla base anche di questo secondo episodio. Le emozioni permeano i ricordi che sono impressi nella nostra mente, costruendo la narrazione della nostra identità: il Senso di Sé (l’autovalutazione che il soggetto fa di sé stesso) viene rappresentato come un piccolo albero che nasce dalle radici dei ricordi, inseriti in uno stagno dalle stesse emozioni. Frutto dell’interazione con gli altri e delle credenze che sviluppiamo su noi stessi, il Senso di Sé è in relazione con l’autostima, che dipende dalla nostra capacità di accogliere il nostro mondo emotivo e interiore, più simile a un arcobaleno che a una foto in bianco e nero.