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La Casa del Quartiere Donatello di Cuneo compie 10 anni

08 giugno 2024

Cuneo

La Casa del Quartiere Donatello Relazione, socialità, aggregazione, condivisione, partecipazione, inclusione, ascolto, supporto. In un’unica parola: comunità. È questo quanto, da dieci anni a questa parte, offre ogni giorno ai residenti della zona, ma anche all’intera popolazione cuneese, la Casa del Quartiere Donatello, che in questo fine settimana festeggia i suoi primi due lustri di attività. Sport, divertimento, svago, cultura e servizi sono gli strumenti attraverso i quali la sua mission si declina, intercettando bisogni, interessi e proposte che arrivano dal basso, dalla gente che nel quartiere vive e che anima oggi questi spazi. Certo, non da sola, considerato che la Casa del Quartiere Donatello (Cqd) conta circa 19.000 utenti l’anno. Decisamente un bel numero per un progetto nato in via sperimentale e che sui binari della sperimentazione, anche a distanza di un decennio, prosegue tuttora la sua corsa, “perché la sfida di aprire, di essere inclusivi, di rigenerare le relazioni di prossimità e di vicinato - dice il coordinatore Danilo Costamagna - non si esaurisce mai e si rinnova quotidianamente”. Quando nasce la Cqd? Nel 2014 - risponde Costamagna -, frutto di un processo iniziato anni prima, ad opera di alcuni soggetti del territorio che avevano cominciato a sperimentare insieme quegli spazi, concepiti già dai fondatori del quartiere come luoghi di incontro, relazione e convivialità per gli abitanti e che nel tempo, tuttavia, si erano svuotati di tale funzione. Nel 2006, in particolare, il Comitato di quartiere aveva chiesto alla cooperativa sociale Momo di organizzare in loco delle attività di animazione rivolte ai minori, per contrastare fenomeni quali disagio sociale e bullismo, in via di espansione. La Momo attivò allora un doposcuola e, collaborando con alcuni residenti, con il Comitato di quartiere, le Acli provinciali cuneesi, l’associazione MenteinPace, promosse alcune iniziative. Frequentando quegli spazi, ci si rese subito conto delle loro potenzialità inespresse. Fu così avviato uno studio per rigenerarli, andando anche a visitare le case di quartiere torinesi e altri community hub che nel frattempo stavano nascendo in Piemonte. Nel 2014 venne, infine, fondata la Cqd come soggetto di secondo livello. Ai fautori iniziali del progetto, nel tempo se ne sono aggiunti altri, che sono diventati co-inquilini della Cqd (l’associazione 1000Miglia, CuneoFotografia, il gruppo Zdizappa, Nuz Web Tv) e che qui propongono le proprie attività, contribuendo a cogestire uno spazio unico, che è di tutti e dove tutti possono stare, anche grazie ad un arredo il più possibile multifunzionale. Quali sono gli obiettivi della Cqd? Il suo obiettivo primario è quello di rigenerare le relazioni di prossimità e di vicinato che nel tempo sono andate perdute. Ripartendo dalle persone, dai loro bisogni e dai loro interessi, si cerca di costruire dal basso la loro partecipazione attiva alla vita del quartiere e della città. A quale target di popolazione vi rivolgete? L’idea è quella di non precludersi alcuna fascia di età: la Cqd è un luogo di aggregazione per persone da 0 a 100 anni. Su quali spazi può contare la Cqd? Disponiamo di due saloni multifunzionali; uno spazio aggregativo; una sala per incontri e laboratori; una cucina professionale per organizzare momenti conviviali; poi campi da bocce; un ampio cortile con un campo da basket; un campo di calcio a 5; un’area verde di 1.200/1.300mq che ospita la “food forest”, il giardino foresta. Alcune iniziative si svolgono, inoltre, all’esterno della Casa, in cortili, piazze, vie del quartiere. Come si articola l’attività della Cqd? La Casa propone alcuni servizi per la comunità come il doposcuola, dove fare i compiti e studiare insieme a educatori, volontari, amici; la portineria 27, uno sportello che aiuta a risolvere problemi quotidiani fornendo baby sitter, dog sitter, manutentori, accompagnatori a visite, gente che faccia la spesa, ecc; la presenza di un infermiere di quartiere e di un educatore; la scuola popolare di italiano; spazi aggregativi. Poi vengono organizzati corsi e laboratori di carattere culturale, sportivo, ricreativo (yoga, disegno, meditazione, danza, fotografia, inglese, teatro, ecc), nonché proposte culturali come rassegne cinematografiche e il giardino foresta, che ha permesso di riqualificare alcune aree verdi del quartiere, mettendo a dimora alberi da frutta e creando orti comunitari. In passato era stato ideato anche il “Suburbia”, il non locale musicale all’interno del quale centinaia di giovani cuneesi si ritrovavano per fare e ascoltare musica insieme. Quest’esperienza si è esaurita con il Covid, ma le è subentrato il “Bal fòl(k)”, serate di ballo folk volute da giovani adulti, che spaziano dai ritmi occitani a quelli di tutta Europa e che durante l’estate danno vita al festival “Periferie danzanti”. Di recente, poi, da quando il Centro anziani di Palazzo Santa Croce ha chiuso i battenti, la Cqd ospita anche pomeriggi di ballo liscio, rispondendo alle esigenze di questa fascia di popolazione. Quanti utenti conta oggi la Cqd? Ad oggi, la Cqd registra circa 19.000 passaggi l’anno. Nella quotidianità è frequentata soprattutto dai residenti, mentre corsi e laboratori attirano anche molti esterni. Il progetto è nato per coinvolgere in primis minori e giovani, ma con uno sguardo aperto a tutta la comunità. Agganciare bambini e ragazzi è stato relativamente più facile, anche perché la presenza di educatori e animatori ha aiutato a conquistare sin da subito la fiducia delle famiglie. Con gli adulti si fatica di più: in base alle proposte, c’è chi viene e chi va. L’obiettivo diventa allora trovare il modo per far incontrare i cittadini, rivivificare le relazioni di vicinato e far sì che le persone si attivino per coltivarle e prendersi cura degli spazi comuni, del quartiere e della sua comunità. Per questo il lavoro di progettazione è costante.  Quali caratteristiche presenta il tessuto sociale del quartiere Donatello? Direi variegato, con molte case popolari che ospitano famiglie di provenienza e nazionalità differenti, per cui è stato necessario nel tempo costruire molte interazioni culturali. Grazie alle attività con minori, però, sono stati intercettati anche quei nuclei che per diversità culturale, religiosa, difficoltà linguistiche, erano più diffidenti e più restii a frequentare questi luoghi di incontro e aggregazione. Come ha reagito il quartiere all’attività della Cqd? Direi sempre abbastanza bene: il progetto ha reso il quartiere più vivo, più animato. Quali sono le criticità che dal vostro punto di osservazione privilegiato vedete emergere in questa porzione della città? Si registra senz’altro una maggiore difficoltà della popolazione anziana a mantenere viva la socialità: molti sono gli anziani che l’avanzare dell’età costringe in casa e che vivono una condizione di profonda solitudine. Inoltre, riscontriamo il fenomeno del ritiro sociale degli adolescenti e un loro malessere diffuso, che sta emergendo e che si manifesta in svariate forme, dalla paura all’ansia, alla depressione, alla violenza e che è frutto delle fatiche di questi anni. Per quanto riguarda, invece, l’integrazione culturale, rispetto ad altre zone della città qui abbiamo una situazione meno complessa, in quanto le conflittualità del passato sono già state superate, lasciando spazio ad una maggiore apertura e interazione. Quante persone operano nella Cqd? Abbiamo tre educatori dedicati, che lavorano per far sì che la Cqd sviluppi e attivi la comunità; poi il direttivo, formato dai soggetti che fanno parte della Casa; i referenti delle varie attività; i volontari, gli operatori del Servizio civile; alcuni studenti in alternanza scuola lavoro e tirocinanti universitari. Inoltre, la Cqd è stata anche individuata come sede di una scuola di italiano per stranieri nell’ambito del progetto Sai.
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