Il 22 maggio scorso, Banca d’Italia ha diffuso una nota con la quale ha invitato i cittadini a diffidare di videomessaggi diffusi in rete che, in maniera artificiosa, riproducono l’immagine e la voce di esponenti di autorità finanziarie (tra le quali, Banca d’Italia) oppure di altri vertici istituzionali. I contenuti in questione, si legge nella nota, sono generati anche attraverso tecniche riconducibili all’utilizzo di intelligenza artificiale, note come “deepfake”, per alterare video e audio reali, presumibilmente con finalità truffaldine.
In sostanza, ignoti impostori realizzano audio e video facendo in modo che il destinatario del contenuto contraffatto sia ingannato e, così, indotto a compiere atti ad esclusivo vantaggio di malviventi sempre più organizzati.
Il tema delle frodi informatiche è sempre di maggiore attualità e il sistema bancario sta incrementando gli investimenti in applicativi e sistemi informatici per contrastare il fenomeno.
In queste settimane, gli esperti antifrode stanno segnalando un picco di attacchi. Il timore è che la tendenza non rallenti e che, al contrario, aumenti di intensità con l’introduzione del bonifico istantaneo, con il quale l’accredito di somme in favore del beneficiario avverrà nell’arco di pochi secondi. Le nuove normative allo studio delle autorità comunitarie prevedono alcuni obblighi in capo agli operatori professionali e, tra questi, specifici doveri di informazione e formazione rivolti all’utenza. Anche gli utilizzatori degli strumenti di pagamento, infatti, dovranno alzare il livello di attenzione, perché il quadro normativo che si sta delineando prevede che non vengano rimborsati in caso di comportamento gravemente negligente, oppure eccessivamente ingenuo. Al contrario, in caso di attività truffaldina particolarmente ben congegnata, o di carenze nei sistemi di sicurezza della banca, o, infine, di stratagemmi talmente complessi da non poter essere ricostruiti neppure ex post, allora sarà solo la banca a dover sostenere la perdita.
Cambiano i tempi, dunque, e cambiano anche le esigenze di sicurezza che le banche si trovano a dover gestire. Nel 2023, in Italia, le rapine sono diminuite del 35,5%, per merito dei cospicui investimenti nel settore della sicurezza fisica di sportelli e filiali, stimati in circa 500 milioni di euro all’anno per l’intero sistema bancario.
Gli investimenti richiesti per contrastare i cyberattacchi (cioè, gli attacchi attraverso internet) saranno maggiori. Nel 2022, la cifra complessiva per tutte le grandi aziende (non solo le banche) spesa in sicurezza informatica è stata di 2,15 miliardi (+16% rispetto al 2022) ed è prevista una crescita significativa anche nei prossimi anni. Le principali voci di investimento, come è facile immaginare, riguardano l’intelligenza artificiale, che sta diventando il vero terreno di confronto tra le odierne guardie e ladri.
In un quadro di questo tipo, sarebbe curioso sapere quanto le banche, e le grandi aziende in generale, siano disposte a investire in relazioni autentiche anche con fini di sicurezza. Ad uno sguardo ingenuo, infatti, parrebbe evidente che certe tecniche truffaldine prosperino in un mondo che, forse troppo frettolosamente, ha archiviato la necessità di contatti umani. Se si sostituiscono con call center e risponditori automatici gli operatori umani (con i quali è stato costruito nel tempo un rapporto di fiducia) pare indubbiamente più semplice (a maggior ragione usando l’intelligenza artificiale) fingere di essere chi non si è. Abbiamo costruito un sistema in cui, in nome dell’abbattimento dei costi, della velocità e di un efficientismo disumanizzato, le macchine sono state preferite alle persone. C’è ben poco da stupirsi, ora, se altre macchine si sostituiscono alle prime, questa volta con istruzioni dichiaratamente malevole.
Se uno sconosciuto può spacciarsi, fraudolentemente, per l’operatore della propria banca, è perché quella stessa banca, nel tempo, ha sostituito chi era conosciuto dai propri clienti con uffici accentrati lontani dal territorio, con centralini anonimi, oppure con sportelli automatici. Chiunque può sostituirsi a uno sconosciuto.
Nessuno sottovaluta l’importanza dell’innovazione tecnologica anche nella sicurezza, ma tra investimenti miliardari e utili spropositati (28 miliardi di euro nel 2023 per le banche italiane), può valere la pena di restituire umanità alla relazione anche investendo sul capitale umano di prossimità. Forse non sarà di moda, ma potrebbe essere molto efficace e, in fin dei conti, anche economico.
editoriale
Il 22 maggio scorso, Banca d’Italia ha diffuso una nota con la quale ha invitato i cittadini a diffidare di videomessaggi diffusi in rete che, in maniera artificiosa, riproducono l’immagine e la voce di esponenti di autorità finanziarie (tra le quali, Banca d’Italia) oppure di altri vertici istituzionali. I contenuti in questione, si legge nella nota, sono generati anche attraverso tecniche riconducibili all’utilizzo di intelligenza artificiale, note come “deepfake”, per alterare video e audio reali, presumibilmente con finalità truffaldine.
In sostanza, ignoti impostori realizzano audio e video facendo in modo che il destinatario del contenuto contraffatto sia ingannato e, così, indotto a compiere atti ad esclusivo vantaggio di malviventi sempre più organizzati.
Il tema delle frodi informatiche è sempre di maggiore attualità e il sistema bancario sta incrementando gli investimenti in applicativi e sistemi informatici per contrastare il fenomeno.
In queste settimane, gli esperti antifrode stanno segnalando un picco di attacchi. Il timore è che la tendenza non rallenti e che, al contrario, aumenti di intensità con l’introduzione del bonifico istantaneo, con il quale l’accredito di somme in favore del beneficiario avverrà nell’arco di pochi secondi. Le nuove normative allo studio delle autorità comunitarie prevedono alcuni obblighi in capo agli operatori professionali e, tra questi, specifici doveri di informazione e formazione rivolti all’utenza. Anche gli utilizzatori degli strumenti di pagamento, infatti, dovranno alzare il livello di attenzione, perché il quadro normativo che si sta delineando prevede che non vengano rimborsati in caso di comportamento gravemente negligente, oppure eccessivamente ingenuo. Al contrario, in caso di attività truffaldina particolarmente ben congegnata, o di carenze nei sistemi di sicurezza della banca, o, infine, di stratagemmi talmente complessi da non poter essere ricostruiti neppure ex post, allora sarà solo la banca a dover sostenere la perdita.
Cambiano i tempi, dunque, e cambiano anche le esigenze di sicurezza che le banche si trovano a dover gestire. Nel 2023, in Italia, le rapine sono diminuite del 35,5%, per merito dei cospicui investimenti nel settore della sicurezza fisica di sportelli e filiali, stimati in circa 500 milioni di euro all’anno per l’intero sistema bancario.
Gli investimenti richiesti per contrastare i cyberattacchi (cioè, gli attacchi attraverso internet) saranno maggiori. Nel 2022, la cifra complessiva per tutte le grandi aziende (non solo le banche) spesa in sicurezza informatica è stata di 2,15 miliardi (+16% rispetto al 2022) ed è prevista una crescita significativa anche nei prossimi anni. Le principali voci di investimento, come è facile immaginare, riguardano l’intelligenza artificiale, che sta diventando il vero terreno di confronto tra le odierne guardie e ladri.
In un quadro di questo tipo, sarebbe curioso sapere quanto le banche, e le grandi aziende in generale, siano disposte a investire in relazioni autentiche anche con fini di sicurezza. Ad uno sguardo ingenuo, infatti, parrebbe evidente che certe tecniche truffaldine prosperino in un mondo che, forse troppo frettolosamente, ha archiviato la necessità di contatti umani. Se si sostituiscono con call center e risponditori automatici gli operatori umani (con i quali è stato costruito nel tempo un rapporto di fiducia) pare indubbiamente più semplice (a maggior ragione usando l’intelligenza artificiale) fingere di essere chi non si è. Abbiamo costruito un sistema in cui, in nome dell’abbattimento dei costi, della velocità e di un efficientismo disumanizzato, le macchine sono state preferite alle persone. C’è ben poco da stupirsi, ora, se altre macchine si sostituiscono alle prime, questa volta con istruzioni dichiaratamente malevole.
Se uno sconosciuto può spacciarsi, fraudolentemente, per l’operatore della propria banca, è perché quella stessa banca, nel tempo, ha sostituito chi era conosciuto dai propri clienti con uffici accentrati lontani dal territorio, con centralini anonimi, oppure con sportelli automatici. Chiunque può sostituirsi a uno sconosciuto.
Nessuno sottovaluta l’importanza dell’innovazione tecnologica anche nella sicurezza, ma tra investimenti miliardari e utili spropositati (28 miliardi di euro nel 2023 per le banche italiane), può valere la pena di restituire umanità alla relazione anche investendo sul capitale umano di prossimità. Forse non sarà di moda, ma potrebbe essere molto efficace e, in fin dei conti, anche economico.
Frodi informatiche e relazioni umane
02 giugno 2024
Cuneo
Il 22 maggio scorso, Banca d’Italia ha diffuso una nota con la quale ha invitato i cittadini a diffidare di videomessaggi diffusi in rete che, in maniera artificiosa, riproducono l’immagine e la voce di esponenti di autorità finanziarie (tra le quali, Banca d’Italia) oppure di altri vertici istituzionali. I contenuti in questione, si legge nella nota, sono generati anche attraverso tecniche riconducibili all’utilizzo di intelligenza artificiale, note come “deepfake”, per alterare video e audio reali, presumibilmente con finalità truffaldine.
In sostanza, ignoti impostori realizzano audio e video facendo in modo che il destinatario del contenuto contraffatto sia ingannato e, così, indotto a compiere atti ad esclusivo vantaggio di malviventi sempre più organizzati.
Il tema delle frodi informatiche è sempre di maggiore attualità e il sistema bancario sta incrementando gli investimenti in applicativi e sistemi informatici per contrastare il fenomeno.
In queste settimane, gli esperti antifrode stanno segnalando un picco di attacchi. Il timore è che la tendenza non rallenti e che, al contrario, aumenti di intensità con l’introduzione del bonifico istantaneo, con il quale l’accredito di somme in favore del beneficiario avverrà nell’arco di pochi secondi. Le nuove normative allo studio delle autorità comunitarie prevedono alcuni obblighi in capo agli operatori professionali e, tra questi, specifici doveri di informazione e formazione rivolti all’utenza. Anche gli utilizzatori degli strumenti di pagamento, infatti, dovranno alzare il livello di attenzione, perché il quadro normativo che si sta delineando prevede che non vengano rimborsati in caso di comportamento gravemente negligente, oppure eccessivamente ingenuo. Al contrario, in caso di attività truffaldina particolarmente ben congegnata, o di carenze nei sistemi di sicurezza della banca, o, infine, di stratagemmi talmente complessi da non poter essere ricostruiti neppure ex post, allora sarà solo la banca a dover sostenere la perdita.
Cambiano i tempi, dunque, e cambiano anche le esigenze di sicurezza che le banche si trovano a dover gestire. Nel 2023, in Italia, le rapine sono diminuite del 35,5%, per merito dei cospicui investimenti nel settore della sicurezza fisica di sportelli e filiali, stimati in circa 500 milioni di euro all’anno per l’intero sistema bancario.
Gli investimenti richiesti per contrastare i cyberattacchi (cioè, gli attacchi attraverso internet) saranno maggiori. Nel 2022, la cifra complessiva per tutte le grandi aziende (non solo le banche) spesa in sicurezza informatica è stata di 2,15 miliardi (+16% rispetto al 2022) ed è prevista una crescita significativa anche nei prossimi anni. Le principali voci di investimento, come è facile immaginare, riguardano l’intelligenza artificiale, che sta diventando il vero terreno di confronto tra le odierne guardie e ladri.
In un quadro di questo tipo, sarebbe curioso sapere quanto le banche, e le grandi aziende in generale, siano disposte a investire in relazioni autentiche anche con fini di sicurezza. Ad uno sguardo ingenuo, infatti, parrebbe evidente che certe tecniche truffaldine prosperino in un mondo che, forse troppo frettolosamente, ha archiviato la necessità di contatti umani. Se si sostituiscono con call center e risponditori automatici gli operatori umani (con i quali è stato costruito nel tempo un rapporto di fiducia) pare indubbiamente più semplice (a maggior ragione usando l’intelligenza artificiale) fingere di essere chi non si è. Abbiamo costruito un sistema in cui, in nome dell’abbattimento dei costi, della velocità e di un efficientismo disumanizzato, le macchine sono state preferite alle persone. C’è ben poco da stupirsi, ora, se altre macchine si sostituiscono alle prime, questa volta con istruzioni dichiaratamente malevole.
Se uno sconosciuto può spacciarsi, fraudolentemente, per l’operatore della propria banca, è perché quella stessa banca, nel tempo, ha sostituito chi era conosciuto dai propri clienti con uffici accentrati lontani dal territorio, con centralini anonimi, oppure con sportelli automatici. Chiunque può sostituirsi a uno sconosciuto.
Nessuno sottovaluta l’importanza dell’innovazione tecnologica anche nella sicurezza, ma tra investimenti miliardari e utili spropositati (28 miliardi di euro nel 2023 per le banche italiane), può valere la pena di restituire umanità alla relazione anche investendo sul capitale umano di prossimità. Forse non sarà di moda, ma potrebbe essere molto efficace e, in fin dei conti, anche economico.