
Da maggio a settembre 2024, la Lvia (Associazione Internazionale Volontari Laici) sarà impegnata nel progetto “Sure”, il cui obiettivo è raccogliere 40 mila euro e costruire due pozzi in Mali. La Lvia, fondata nel 1966 dal cuneese don Aldo Benevelli, dal 2022 è guidata dal presidente Alberto Valmaggia, ex sindaco di Cuneo per due mandati.
Il progetto ha l’appoggio di Banca Intesa San Paolo, ma ha dovuto ridurre le proprie ambizioni ad un unico pozzo, dimezzando anche la cifra necessaria per costruirlo. Il 10 maggio si è tenuto un concerto per la raccolta fondi per implementare le modalità di accesso all’acqua potabile, nelle comunità più vulnerabili della regione di Douentza, in Mali. L’appuntamento solidale ha avuto luogo grazie alla partecipazione dei maestri Andrea Musso (pianoforte) e Titta Sanità (flauto), agli artisti del Coro del Bric e della Corale Città di Borgaro, diretti dal maestro concertatore Carmelo Luca Sambatro.
Alberto Valmaggia e Stefano Plescan, responsabile del coordinamento delle attività di raccolta fondi, raccontano gli ultimi passi mossi dall’associazione.
In che cosa consiste il progetto Sure e quanti soldi, fino ad oggi, sono stati raccolti?
Valmaggia: La Lvia sta lavorando in Mali, un Paese particolarmente disastrato, senza infrastrutture, teatro di guerra da oltre un decennio e in cui, nel 2020 e nel 2021, ci sono stati due colpi di Stato. Il Mali ospita anche tanti sfollati di Stati adiacenti e le migrazioni sono importanti anche all’interno dello stesso Paese.
Plescan: Sure è un progetto che investe diversi aspetti della vita di persone sfollate in questo territorio e che è stato possibile attivare grazie all’appoggio della Banca Intesa San Paolo la quale, legittimandoci, ha consegnato un imprimatur di serietà all’organizzazione. La campagna per il Mali è partita lo scorso 7 maggio e durerà fino al 30 settembre. Il concerto del 10 maggio è stato solo una prima occasione per iniziare a raccogliere i fondi. Quella sera, hanno partecipato circa cinquanta persone e abbiamo raccolto 500 euro, una somma in linea con le previsioni. Di qui a settembre, lavoreremo in sinergia con Giovanni Armando, referente sul territorio per il Mali, che ci terrà aggiornati sui cambiamenti e le necessità del posto.
La Lvia ha in programma altri progetti, a breve e a lungo termine?
Plescan: Sì e molti. Alcuni, come il Sure per il Mali, necessitano di donatori e hanno tempi serrati per la raccolta fondi. Per il progetto Sure, si parla di cinque mesi per raccogliere 40 mila euro e costruire due pozzi ma, per iniziare ed in accordo con la Banca Intesa San Paolo, ci siamo fermati a metà somma e ad un unico pozzo. Costruire un pozzo, purtroppo, ha un costo elevato, ma permette di raggiungere profondità di circa 50 metri, dove l’acqua è sempre disponibile nonostante le temperature elevate, le aree deserte e quelle in desertificazione. Inoltre, in Mali, vorremmo che i pozzi avessero un sistema con pannelli solari e non a gasolio, in modo da abbattere i costi nel tempo ed essere eco-sostenibili. È difficile fare previsioni e immaginare se riusciremo effettivamente a raccogliere i soldi necessari, questo perché è difficile fare previsioni sulla solidarietà umana, basti pensare a che cosa è accaduto durante la pandemia. Tuttavia, 20 mila euro sono un impegno realistico che vorremmo raggiungere. Poi, ci sono altri progetti, invece, sostenuti dal Governo italiano e dall’Unione Europea con quote di co-finanziamento. Ad esempio, il progetto “Ianda Guinè!” per aumentare la produzione del riso di mangrovie, in Guinea-Bissau, è interamente finanziato dall’UE.
I cambiamenti climatici sono ormai una realtà con cui fare i conti sia nel terzo mondo sia in Italia. È possibile invertire la rotta?
Valmaggia: L’acqua è sempre la protagonista nelle vicende che riguardano l’uomo e l’associazione Lvia, che si parli di alluvioni, di siccità e di sostenibilità ambientale. Inoltre, sono tutti temi che riguardano l’Africa, ma anche l’Italia: sono un humus di base per tutti i progetti, i quali non riguardano unicamente implementi infrastrutturali, ma sociali: fornendo alle persone acqua pulita e potabile, permettiamo loro di salvaguardare igiene e salute, di occuparsi dell’agricoltura e dell’allevamento e di avere maggiore tempo a disposizione, ad esempio, per lo studio, perché costruiamo pozzi il più vicino possibile alle comunità, riducendo gli spostamenti.
È possibile sensibilizzare chiunque o, forse, si riesce solo con chi è già sensibile a queste tematiche e conosce da tempo la Lvia?
Plescan: Se, per sensibilizzare, si intende raggiungere le persone, allora quello che serve è la mera abilità tecnica. Tuttavia, una volta che la comunità è raggiunta, dobbiamo riuscire a trasmettere un messaggio chiaro. Il nostro è che non facciamo volontariato per essere brave persone che aiutano i poveri, ma perché siamo esseri umani che collaborano, che lavorano alla pari e si aiutano nel momento del bisogno.
Valmaggia: Da sempre, la Lvia lavora con le persone e con i territori. Sappiamo bene che non raggiungeremo mai tutta la popolazione: anche noi abbiamo un target limitato e circoscritto. Ciò che è importante è accettare di farsi sensibilizzare.
Anche in Italia, ci sono situazioni di degrado: disoccupati che non sanno come arrivare a fine mese o persone che, pur lavorando, sono povere. Che cosa possiamo fare?
Valmaggia: La Lvia è presente in dieci Paesi africani, ma ve n’è anche un undicesimo: l’Italia. Abbiamo diversi progetti attivi sul nostro territorio. Ad esempio, a Cuneo, da alcuni anni c’è “Nutrire l’inclusione”: durante i giorni di mercato, il prodotto che non è più commercializzabile, ma ancora consumabile, viene redistribuito a chi ha bisogno, riducendo gli sprechi e favorendo l’economia circolare. Anche a Torino, nella zona del Villaggio Olimpico, c’è qualcosa di simile. Quindi, anche chi vuole aiutare prima gli Italiani degli Africani, volendo, può farlo.
Plescan: L’Africa e l’Italia sembrano realtà distanti, scollegate, ma non lo sono né per gli ideali della Lvia né sotto l’aspetto pratico, ossia quando è necessario attivarsi e prestare soccorso. Ad esempio, l’associazione c’era quando, nel 2020, si è verificata l’alluvione con tanto di uragano Alex. Gestire e imparare a gestire emergenze simili ci permette di acquisire competenze e credibilità e avviare poi progetti, come quello in Mali, e godere dell’appoggio di una banca, quale la Banca Intesa San Paolo.
Il 19 maggio 2024 è stato l’Earth Overshoot day: adesso, siamo ufficialmente in debito di risorse con il pianeta. Come possiamo migliorare?
Plescan: Le piccole azioni del singolo individuo sono importanti, ma non bastano se, poi, ci disinteressiamo di località lontane come il Mali. È fondamentale che il cittadino pensi al benessere dell’intero pianeta e non solo alla raccolta differenziata nel giardino di casa o allo spegnimento delle luci in stanze non utilizzate. La Lvia cerca di fare proprio questo: ha un approccio all’ambiente, in quanto spazio abitato dalle persone. D’altra parte, l’associazione è nata durante gli anni del terrorismo e delle stragi e si pone in una dimensione mondiale in cui i problemi del singolo individuo sono i problemi di tutti.