“La presidente, la rettrice, la segretaria, le componenti del Nucleo di valutazione, la direttrice del Sistema bibliotecario di Ateneo, le professoresse, la candidata, la decana… Termini come questi sono citati e ripetuti più volte in riferimento a tutte le persone a prescindere dal genere”. È la decisione presa dal consiglio di amministrazione dell’Università di Trento che ha redatto il Regolamento di Facoltà utilizzando il femminile sempre, quando ci si riferisce a gruppi misti di uomini e donne.
Si è trattato di un atto simbolico, di una provocazione educativa, utile a far cogliere quanto possa non essere “normale” quanto sia presentato come tale: un mondo tutto declinato al maschile. L’impatto su chi ha letto il documento è stato forte. Immaginate di essere un uomo e di sentirvi chiamare “la direttrice, la primaria, l’idraulica, la sportellista”.
L’Università di Trento da anni lavora sull’inclusività a partire dalle parole, per sfidare il sessismo presente nella lingua degli Italiani e dunque, inevitabilmente, anche nelle loro teste.
Nella realtà ad essere sovraesteso è invece il maschile (con il femminile dunque in subordine perché di fatto omesso), in particolare nei contesti e nei documenti pubblici, non solo per quanto riguarda i plurali ma anche per definire singoli ruoli e professioni: il deputato invece della deputata. Tempo fa un emendamento aveva chiesto di utilizzare a livello istituzionale la doppia formula “i senatori e le senatrici presenti” invece dell’onnicomprensivo “i senatori presenti” come accade ancora adesso.
L’esperimento dell’ateneo di Trento è un ottimo esercizio di flessibilità del punto di vista. Come insegnante di lettere ho fantasticato su un esercizio di scrittura: un bel tema tutto al femminile sovraesteso, da non segnare come errore!
editoriale
“La presidente, la rettrice, la segretaria, le componenti del Nucleo di valutazione, la direttrice del Sistema bibliotecario di Ateneo, le professoresse, la candidata, la decana… Termini come questi sono citati e ripetuti più volte in riferimento a tutte le persone a prescindere dal genere”. È la decisione presa dal consiglio di amministrazione dell’Università di Trento che ha redatto il Regolamento di Facoltà utilizzando il femminile sempre, quando ci si riferisce a gruppi misti di uomini e donne.
Si è trattato di un atto simbolico, di una provocazione educativa, utile a far cogliere quanto possa non essere “normale” quanto sia presentato come tale: un mondo tutto declinato al maschile. L’impatto su chi ha letto il documento è stato forte. Immaginate di essere un uomo e di sentirvi chiamare “la direttrice, la primaria, l’idraulica, la sportellista”.
L’Università di Trento da anni lavora sull’inclusività a partire dalle parole, per sfidare il sessismo presente nella lingua degli Italiani e dunque, inevitabilmente, anche nelle loro teste.
Nella realtà ad essere sovraesteso è invece il maschile (con il femminile dunque in subordine perché di fatto omesso), in particolare nei contesti e nei documenti pubblici, non solo per quanto riguarda i plurali ma anche per definire singoli ruoli e professioni: il deputato invece della deputata. Tempo fa un emendamento aveva chiesto di utilizzare a livello istituzionale la doppia formula “i senatori e le senatrici presenti” invece dell’onnicomprensivo “i senatori presenti” come accade ancora adesso.
L’esperimento dell’ateneo di Trento è un ottimo esercizio di flessibilità del punto di vista. Come insegnante di lettere ho fantasticato su un esercizio di scrittura: un bel tema tutto al femminile sovraesteso, da non segnare come errore!
Femminile per tutti
03 maggio 2024
Cuneo
“La presidente, la rettrice, la segretaria, le componenti del Nucleo di valutazione, la direttrice del Sistema bibliotecario di Ateneo, le professoresse, la candidata, la decana… Termini come questi sono citati e ripetuti più volte in riferimento a tutte le persone a prescindere dal genere”. È la decisione presa dal consiglio di amministrazione dell’Università di Trento che ha redatto il Regolamento di Facoltà utilizzando il femminile sempre, quando ci si riferisce a gruppi misti di uomini e donne.
Si è trattato di un atto simbolico, di una provocazione educativa, utile a far cogliere quanto possa non essere “normale” quanto sia presentato come tale: un mondo tutto declinato al maschile. L’impatto su chi ha letto il documento è stato forte. Immaginate di essere un uomo e di sentirvi chiamare “la direttrice, la primaria, l’idraulica, la sportellista”.
L’Università di Trento da anni lavora sull’inclusività a partire dalle parole, per sfidare il sessismo presente nella lingua degli Italiani e dunque, inevitabilmente, anche nelle loro teste.
Nella realtà ad essere sovraesteso è invece il maschile (con il femminile dunque in subordine perché di fatto omesso), in particolare nei contesti e nei documenti pubblici, non solo per quanto riguarda i plurali ma anche per definire singoli ruoli e professioni: il deputato invece della deputata. Tempo fa un emendamento aveva chiesto di utilizzare a livello istituzionale la doppia formula “i senatori e le senatrici presenti” invece dell’onnicomprensivo “i senatori presenti” come accade ancora adesso.
L’esperimento dell’ateneo di Trento è un ottimo esercizio di flessibilità del punto di vista. Come insegnante di lettere ho fantasticato su un esercizio di scrittura: un bel tema tutto al femminile sovraesteso, da non segnare come errore!