editoriale

(O)-Scurati

25 aprile 2024

Cuneo

Social network Di fatto è impossibile. Se da un lato resta l’amaro in bocca - lasciato dal contrasto al libero dissenso - per la vicenda che ha coinvolto la Rai con la censura imposta al discorso che lo scrittore Antonio Scurati avrebbe dovuto leggere sulla ricorrenza nazionale del 25 aprile alla trasmissione “Che sarà”, su Rai 3, e letto poi invece dalla conduttrice Serena Bortone; dall’altro il rimbalzo immediato e ripetuto del testo di Scurati attraverso Internet, i social network e i giornali online ha di fatto reso di dominio pubblico quanto si stava tentando di mettere a tacere. Paradossi dei nostri tempi. Nel mirino della censura filogovernativa il passaggio finale in cui Scurati scrive “Finché quella parola - antifascismo - non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana”. La capacità di reggere in modo rispettoso il dissenso è sicuramente una cartina al tornasole della salute delle democrazie e tuttavia la velocità e capillarità con cui il testo si è diffuso dovrebbe farci riflettere su quanto sia ingenuo pensare di uscire indenni oggigiorno da tentativi di censura e oscuramento o da una più generica mancanza di trasparenza informativa, quando l’ambiente digitale in cui siamo tutti immersi di fatto trascende gli obsoleti sistemi di contenimento e controllo delle notizie. Lo scrisse bene in tempi non sospetti Alessandro Baricco nel saggio “The game” (2018) sugli effetti della rivoluzione tecnologica. La digitalizzazione calata su ogni informazione ne facilita il movimento e la migrazione in qualsiasi direzione: nel mondo smaterializzato della rete “prova a tirare un confine, separare delle razze, nascondere l’atomica o far passare Auschwitz per un campo di lavoro. Auguri”. O ad oscurare Scurati.  
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