(foto Pixabay)
Offline è il contrario di online e significa “disconnesso dalla rete”.
È la nuova tendenza, lanciata da alcuni locali del Nord Europa, dove ci si può ritrovare ad ascoltare musica, leggere, scrivere, suonare, disegnare, parlare, fare a maglia, purché a telefono spento. Una sorta di riscoperta e forse di rieducazione alla socialità. Anche da New York arriva la notizia della scoperta dei “party” letterari, a cui si partecipa con un libro da leggere insieme, tutti disconnessi dalla rete.
Non si tratta solo dell’ennesima trovata per andare controcorrente ed essere originali. Più probabile che si tratti della risposta all’intercettazione di un bisogno o la risposta riparativa a un allarme.
Lo confermano le previsioni dell’OMS sulle condizioni di salute della popolazione mondiale nel 2030 (tra sei anni): la depressione sarà al primo posto delle malattie più diffuse, superando quelle cardiovascolari, diventando la prima causa di disabilità al lavoro e alla vita sociale. Ci si sta già organizzando per il contenimento e la risoluzione del problema, che non passano solo attraverso gli interventi farmacologici e terapeutici, ma attraverso la decodifica delle emergenze sociali considerate fattori scatenanti della depressione e di altri disturbi psichici. Tra i fattori di protezione invece viene chiaramente indicata una ritrovata e coltivata socialità, alternativa all’abuso dei social network e al ritiro sociale dei dipendenti dal digitale.
La tecnologia ci è ormai indispensabile, questo è un fatto, ma lo sviluppo tecnologico è cosa diversa dalla digitalizzazione forzata ed estesa, così come le relazioni reali non sono la stessa cosa delle connessioni virtuali, almeno non sul piano della tutela della salute mentale, dell’equilibrio corpo-mente, del mantenerci umani. E dire che non è una novità, ma solo la rivalutazione di qualcosa di antico, ben chiaro al filosofo Aristotele che definì l’essere umano “un animale sociale”.
editoriale
(foto Pixabay)
Offline è il contrario di online e significa “disconnesso dalla rete”.
È la nuova tendenza, lanciata da alcuni locali del Nord Europa, dove ci si può ritrovare ad ascoltare musica, leggere, scrivere, suonare, disegnare, parlare, fare a maglia, purché a telefono spento. Una sorta di riscoperta e forse di rieducazione alla socialità. Anche da New York arriva la notizia della scoperta dei “party” letterari, a cui si partecipa con un libro da leggere insieme, tutti disconnessi dalla rete.
Non si tratta solo dell’ennesima trovata per andare controcorrente ed essere originali. Più probabile che si tratti della risposta all’intercettazione di un bisogno o la risposta riparativa a un allarme.
Lo confermano le previsioni dell’OMS sulle condizioni di salute della popolazione mondiale nel 2030 (tra sei anni): la depressione sarà al primo posto delle malattie più diffuse, superando quelle cardiovascolari, diventando la prima causa di disabilità al lavoro e alla vita sociale. Ci si sta già organizzando per il contenimento e la risoluzione del problema, che non passano solo attraverso gli interventi farmacologici e terapeutici, ma attraverso la decodifica delle emergenze sociali considerate fattori scatenanti della depressione e di altri disturbi psichici. Tra i fattori di protezione invece viene chiaramente indicata una ritrovata e coltivata socialità, alternativa all’abuso dei social network e al ritiro sociale dei dipendenti dal digitale.
La tecnologia ci è ormai indispensabile, questo è un fatto, ma lo sviluppo tecnologico è cosa diversa dalla digitalizzazione forzata ed estesa, così come le relazioni reali non sono la stessa cosa delle connessioni virtuali, almeno non sul piano della tutela della salute mentale, dell’equilibrio corpo-mente, del mantenerci umani. E dire che non è una novità, ma solo la rivalutazione di qualcosa di antico, ben chiaro al filosofo Aristotele che definì l’essere umano “un animale sociale”.
Offline
12 aprile 2024
Cuneo
(foto Pixabay)
Offline è il contrario di online e significa “disconnesso dalla rete”.
È la nuova tendenza, lanciata da alcuni locali del Nord Europa, dove ci si può ritrovare ad ascoltare musica, leggere, scrivere, suonare, disegnare, parlare, fare a maglia, purché a telefono spento. Una sorta di riscoperta e forse di rieducazione alla socialità. Anche da New York arriva la notizia della scoperta dei “party” letterari, a cui si partecipa con un libro da leggere insieme, tutti disconnessi dalla rete.
Non si tratta solo dell’ennesima trovata per andare controcorrente ed essere originali. Più probabile che si tratti della risposta all’intercettazione di un bisogno o la risposta riparativa a un allarme.
Lo confermano le previsioni dell’OMS sulle condizioni di salute della popolazione mondiale nel 2030 (tra sei anni): la depressione sarà al primo posto delle malattie più diffuse, superando quelle cardiovascolari, diventando la prima causa di disabilità al lavoro e alla vita sociale. Ci si sta già organizzando per il contenimento e la risoluzione del problema, che non passano solo attraverso gli interventi farmacologici e terapeutici, ma attraverso la decodifica delle emergenze sociali considerate fattori scatenanti della depressione e di altri disturbi psichici. Tra i fattori di protezione invece viene chiaramente indicata una ritrovata e coltivata socialità, alternativa all’abuso dei social network e al ritiro sociale dei dipendenti dal digitale.
La tecnologia ci è ormai indispensabile, questo è un fatto, ma lo sviluppo tecnologico è cosa diversa dalla digitalizzazione forzata ed estesa, così come le relazioni reali non sono la stessa cosa delle connessioni virtuali, almeno non sul piano della tutela della salute mentale, dell’equilibrio corpo-mente, del mantenerci umani. E dire che non è una novità, ma solo la rivalutazione di qualcosa di antico, ben chiaro al filosofo Aristotele che definì l’essere umano “un animale sociale”.