editoriale

A Roma le cinque cooperative cuneesi del Sai per un appello per il diritto di asilo

31 marzo 2024

Cuneo

Convegno “L’asilo (r)esiste ancora? Prospettive, idee, azioni per l’accoglienza” Fare rete e valorizzare le esperienze più positive già attive sui territori, che possono diventare modelli di riferimento operativi virtuosi attenti ai diritti dei migranti per chi si occupa di accoglienza: questo il messaggio più importante emerso dal convegno che si è concluso sabato scorso a Roma dover hanno avuto un ruolo importante le cooperative sociale cuneesi. Il convegno nazionale dal titolo “L’asilo (r)esiste ancora? Prospettive, idee, azioni per l’accoglienza”, organizzato da Europasilo – Rete nazionale per il diritto d’asilo, cui hanno preso parte, insieme a tante altre realtà attive nel sociale di tutta Italia, anche cinque cooperative provenienti dalla provincia di Cuneo – Orso, Momo, Fiordaliso, Insieme a voi e Alice – da anni coinvolte nella gestione del progetto SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) il cui capofila è il Comune di Cuneo. Scopo principale del convegno, suddiviso tra le giornate di venerdì 22 e di sabato 23 marzo, era provare ad approfondire alcune delle tematiche più significative che caratterizzano l’attuale contesto dell’accoglienza delle persone straniere in Italia, anche alla luce delle non poche restrizioni normative introdotte dalla recente promulgazione della Legge 50/2023, «recante disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all’immigrazione irregolare». Grazie a tavoli di lavoro dedicati a cinque differenti temi (Diritti dei migranti, Tutela sanitaria, Forme di sostegno, Inclusione e Comunicazione), i partecipanti hanno lavorato in sinergia riflettendo e confrontandosi su quali approcci è più utile prendere in considerazione per rispondere a una realtà che cambia velocemente e richiede tuttavia risposte adeguate, attente in primo luogo alla tutela e al rispetto dei diritti di chi proviene da Paesi diversi dal nostro. Le idee emerse sono state tante. Chi ha lavorato al tavolo dedicato ai Diritti dei migranti, afferma Lucrezia Riccardi, responsabile dell’area integrazione della cooperativa Orso, “si è per esempio concentrato sulla raccolta di situazioni critiche relative alle pratiche amministrativo-burocratiche molto spesso procrastinate e talvolta negate, così come su tutti i processi amministrativi che rendono ‘kafkiana’ la vita di richiedenti asilo e rifugiati. L’Italia – continua Riccardi – è un Paese frammentato da un punto di vista amministrativo, ed esistono territori che hanno individuato processi di lavoro virtuosi e collaborativi tra pubblica amministrazione ed enti del terzo settore: l’obiettivo è quello di renderli noti e cercare di replicare i modelli più funzionanti”. Anche dagli altri tavoli sono emerse suggestioni stimolanti, ma non sono mancate al contempo profonde critiche verso un sistema che troppe volte genera sofferenza quando stenta a soddisfare, o negare tout-court, quei diritti universali che ogni persona deve vedersi garantiti a prescindere dalla provenienza, dalla lingua o dal credo religioso. Ne è un esempio lampante il diritto alla salute, che nel nostro Paese negli ultimi anni ha finito per restringersi per effetto di un processo di privatizzazione sempre più marcato. E in questo senso diventa perciò evidente, prosegue ancora Lucrezia Riccardi, “quanto in una cornice così complessa il benessere psico-fisico risulti sempre più intrecciato al livello e alle condizioni sociali di appartenenza, e ciò finisce a sua volta per ‘disegnare’ una sanità cucita su misura di chi è in grado di garantirsi un servizio a pagamento”. Nel complesso, a Roma si è cercato di fare il punto su una situazione che presenta forti disomogeneità territoriali e di approccio, e che per questo deve indurre gli attori attivi nell’accoglienza a escogitare modalità e forme di intervento capaci di far fronte alle molte sfide che tale ambito del sociale porta con sé. “Ci troviamo spesso davanti a una gestione di questo settore irrazionale, dettata da emergenze presunte o che stanno dentro categorie politiche – conclude la referente di Orso –; così come assistiamo a un’assenza (o a ‘una scarsa volontà’) di programmazione e capiamo come alla base di un fenomeno definito emergenziale ci sia la speranza (magica e irrealistica) che prima o poi i flussi migratori cessino. Ma è una lettura distorta della realtà, perché nei fatti l’emergenza non esiste; esiste però una dimensione politica, anche territoriale, con cui bisogna connettersi e che è necessario tenere in considerazione nella realizzazione delle progettualità legate all’accoglienza. E allo stesso modo è fondamentale dare vita a un network forte e attivo tra le diverse realtà che operano in questo comparto e che sono diffuse nel Paese”». Ma in che modo chi ha preso parte al convegno di Roma può tentare di trasformare in concreta pratica quotidiana sui territori locali almeno una parte delle suggestioni emerse? “Sicuramente facendo bene il nostro lavoro e cercando sempre il dialogo con il contesto - afferma Fabrizio Ascheri, educatore professionale della cooperativa Momo e, per il SAI, coordinatore d’équipe -. Il mandato del SAI è l’unione di accoglienza-tutela-integrazione, ed è quindi indispensabile la costruzione di reti con il territorio. La visione operativa comprende anche una risposta integrata e differita di servizi  diversi, come per esempio il Punto MEET o la scuola di italiano del SAI alla Casa del Quartiere Donatello aperta all’intera collettività. L’alleanza con gli enti locali e con tutte le altre realtà istituzionali e informali è indispensabile per migliorare l’esistente, così come per costruire e attivare nuovi servizi”. Certamente molte cose vanno ancora sperimentate e molte altre andrebbero profondamente migliorate per poter arrivare ad avere un sistema capace di garantire appieno tutti i diritti di quei ‘nuovi cittadini’ che hanno scelto di vivere in Italia. “Svincolare il SAI dal ministero dell’Interno e porlo nell’ambito di quello del Welfare e del Lavoro potrebbe forse produrre importanti risultati in termini di comunicazione verso tutta la comunità, perché ciò consentirebbe di superare una certa percezione connessa all’ordine pubblico della persona migrante”, prosegue e conclude Ascheri. “Oppure lasciarsi alle spalle l’impostazione binaria CAS-SAI permetterebbe di tornare a un assetto unico non emergenziale e strutturale come è, nei fatti, il Sistema di Accoglienza e Integrazione: un sistema pubblico e continuo. A Roma proprio di questo si è discusso, di un sistema pubblico e continuo che contribuirebbe di certo ad accrescere le autonomie dei singoli progetti territoriali e ad allentare il peso della burocrazia”.  
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