editoriale

Le cose nude

24 marzo 2024

Cuneo

Beppe Fenoglio Nel racconto “Il gorgo” lo scrittore albese Beppe Fenoglio (1922-1963) narra la storia di un bambino di nove anni che intuisce che il padre è uscito di casa con un pretesto, ma in realtà con l’intenzione di buttarsi nel Belbo. Il bambino lo segue, gli si attacca dietro, non demorde nemmeno quando il padre gli punta il forcone contro, per ricacciarlo a casa. “Non posso dire che faccia avesse, perché guardavo solo i denti del forcone che mi ballavano a tre dita dal petto, e soprattutto perché non mi sentivo di alzargli gli occhi in faccia, per la vergogna di vederlo come nudo”. “Vedere le cose come nude”: molti racconti di Beppe Fenoglio sono filtrati attraverso questo tipo di sguardo, che corrisponde di fatto allo sguardo di un bambino, capace di cogliere l’essenza di fatti e persone, senza filtri ideologici. Con questo sguardo Fenoglio racconta anche la Resistenza, che visse in prima persona come partigiano, mostrando contemporaneamente la goffaggine dei partigiani che entrano in Alba per liberarla e la pietà suscitata da un fascista ucciso, in cui continua a vedere comunque e sempre anche l’uomo. Questa complessità di visione non piacque all’epoca, poiché sul racconto della Resistenza si voleva uno sguardo e un discorso più univoci. Vedere le cose come nude va di pari passo con il coglierne la complessità e con la scelta di raccontarle così come sono, senza il filtro del condizionamento ideologico o senza il mascheramento della retorica burocratica. Esiste un uso non etico della retorica, soprattutto quando essa è impositiva e monologante, invece di interlocutoria e dialogante. Per essere dialogante, deve prevedere delle pause in cui l’altro possa inserirsi e dire, e non solo subire il rovescio temporalesco degli artifici verbali di chi si è impadronito della parola. La retorica ideologica e burocratica evita di mostrare le cose come nude, incapace di dialogare con chi le vede e le dice così come sono: sfaccettate e complesse.“
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