Visitare un museo di scienze naturali è una imperdibile occasione per nuove scoperte nel mondo della natura e della cultura scientifica che oggi conosce un nuovo favore del pubblico, ma che per molti decenni è stata considerata una sorta di sapere “minimo”. Per me è anche una occasione per colloquiare con il nuovo direttore, l’ingegnere cuneese Marco Fino che si presta a farmi da guida per il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Nelle sale affollatissime del museo sono presenti tante famiglie con bambini piccoli che osservano curiosi e divertiti e anche gli adulti esprimono a parole e a gesti grande interesse e meraviglia davanti ai reperti e ai percorsi di tipo narrativo negli spazi espositivi. Vengo coinvolta da una euforia insolita in un luogo museale e le parole del direttore non mi trasmettono solo una profonda conoscenza di un ricco patrimonio scientifico, ma anche un contagioso entusiasmo.
Come è avvenuto il passaggio da ingegnere elettrico a direttore di un museo?
Come atterrare su un pianeta alieno... Sono stato per anni un funzionario che si occupava di energia e le fonti rinnovabili della Provincia di Cuneo, ma ultimamente cercavo nuove opportunità per nuove sfide. Ho così partecipato e vinto un concorso regionale che mi ha offerto la carica di direttore del Museo Regionale di Scienze Naturali rimasto chiuso per 10 anni dopo l’esplosione di una bombola di gas il 3 agosto 2013. Io vi ho messo piede il 17 maggio 2023 con l’impegno di riaprirlo entro la fine dell’anno. Il lavoro da fare non era poco: le sezioni espositive occupano 10.000 mq su una superficie totale di 20.000 mq. L’entusiasmo, unito al gusto del bello, mi è stato un prezioso alleato nel vincere una scommessa che sembrava quasi impossibile. Abbiamo riaperto il 12 gennaio 2024 grazie al grande lavoro di una squadra molto affiatata: 9 scienziati, 2 addetti alla comunicazione, 4 impiegate amministrative e il sottoscritto. Il patrimonio è costituito da circa sette milioni di reperti, compresi anche i modelli. Guardi ora questa raccolta botanica: ogni foglia è diversa e si è adattata all’ambiente in cui vive. Non è meraviglioso?
La natura non finisce mai di stupirci. Quali sono gli elementi più curiosi, più famosi, più rari delle vostre collezioni?
Il più famoso è l’elefante Fritz, donato dal vicerè d’Egitto nel 1826 al re Carlo Felice e allora ospitato nel serraglio della palazzina di caccia di Stupinigi. Si era molto affezionato al suo custode e, quando questi morì, non volle accettare il nuovo custode. Voglio precisare che noi ricerchiamo le storie legate ai reperti esposti e che così entrano anche nelle nostre vite. Posso inoltre citare la tigre che rievoca quella celebrata da Emilio Salgari, assiduo frequentatore dell’antico Museo di zoologia. Aggiungo il modello in resina dell’esemplare del mastodonte di sette metri, il cui originale è stato rinvenuto nel 1880 a Villafranca d’Asti. Nelle collezioni paleontologiche sono conservati, anche se incompleti, due scheletri di mammiferi tipici dei sedimenti quaternari della pampa argentina: il Megatherium americanum e il Glyptodon clavipes. Questi resti sono emblematici di come sia difficile conservare le collezioni perchè, ritrovati nella prima metà dell’Ottocento, subirono i danni del lungo viaggio in nave, quelli dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale e successivamente le lesioni causate dalle infiltrazioni d’acqua. Un’altra curiosità è il meteorite caduto nei pressi di Casale Monferrato nel 1868 e altri ancora che sono oggetto di attenta ricerca. Teniamo presente che il museo conserva un gran numero di collezioni entomologiche di importanza mondiale, un patrimonio unico nel panorama museale italiano. Una scatola di farfalle esotiche raccolte dal poeta Guido Gozzano ricorda i suoi interessi di “letterato entomologo”. Sono presenti inoltre diversi esemplari di uccelli scomparsi che attirano l’interesse di molte Università straniere.
Può elencare i percorsi tematici del museo?
Ci sono 5 sezioni: mineralogia con petrografia e geologia, paleontologia, zoologia, botanica ed entomologia per un patrimonio di inestimabile valore. Integrano e ampliano l’attività del museo la ricchissima biblioteca e la sezione didattica che propone una gamma di percorsi educativi mirati agli studenti di ogni ordine e grado quali attività di animazione, sperimentazione di percorsi interdisciplinari e naturalistici, conferenze. Il museo è però una realtà che cresce ogni giorno. Le collezioni mineralogiche sono caratterizzate da esemplari di grande valenza ostensiva, con forme e colori che ne esaltano la bellezza. Molti campioni, per le loro caratteristiche, risvegliano il gusto del bello ed acquisiscono una funzione comunicativa. La scienza non è un gioco, ma deve essere popolare al di là del contenuto. Abbiamo curato le storie di viaggiatori naturalisti che hanno arricchito le raccolte del Museo. Dall’inizio dell’800 viaggi ed attività di ricerca hanno incrementato le nostre raccolte: dal minuscolo coleottero alla balenottera spiaggiata a Bordighera nel 1844. Guardi questi lepidotteri dalle infinite forme. Non sono bellissimi? Bizzarri, grotteschi, di tante forme e colori, superano ogni nostra fantasia. I loro adattamenti e le loro strutture sono così complessi e raffinati che noi non siamo ancora in grado di comprenderli e tantomeno imitarli.
Quale è stata la sfida più impegnativa affrontata finora e quali i prossimi obiettivi?
Certamente riaprire nell’arco di 7 mesi un museo rimasto chiuso per 10 anni non è stata una passeggiata! Ora abbiamo l’allestimento museale su 2000 mq dei 10.000 destinabili all’attività ostensiva. Per il futuro prevedo molti lavori per un ulteriore ampliamento e anche la sistemazione del cortile con nuovi servizi per il pubblico e la ristrutturazione della Chiesa di San Giovanni. Ricordiamoci che questo museo in passato era un ospedale progettato dall’architetto conte Amedeo di Castellamonte nel 1680. Nel 1978 diventò sede di museo al tempo in cui era presidente della Regione Piemonte Aldo Viglione, avvocato di Morozzo, ma vide la luce solo nel 1992. Per me sarà fondamentale relazionare i reperti agli eventi che ne hanno visto l’acquisizione, ai personaggi protagonisti di eventi e al contesto storico e sociale in cui tali eventi si sono svolti. Molti reperti, al di là del loro significato scientifico, sono resi fortemente comunicativi da circostanze spesso anedottiche e anche rilevanti per la storia della ricerca scientifica.
In tal modo si ravviva l’interesse del visitatore. Può dirci quali erano i suoi sogni da bambino?
Da bambino ne avevo tanti, troppi... Volevo fare il veterinario, ma anche il musicista e il fisico. Adolescente, mi appassionava la filosofia cui mi sono accostato con la lettura di Hermann Hesse e Luciano De Crescenzo. Amo leggere perchè la lettura è un vascello che mi porta lontano e mi fa sognare, ma soprattutto colgo il tempo per me e coltivo idee.
Quali sono i musei di Scienze naturali che apprezza maggiormente a livello internazionale?
Sicuramente il museo di Londra per la straordinaria sezione della storia naturale; quello di Parigi, bello ma frazionato. Il museo che dirigo non ha però nulla da invidiare perchè ha contenuti unici ed è valorizzato in modo diverso.
Che cosa può dirci della ricerca e delle collaborazioni con altri enti?
Purtroppo negli ultimi anni la ricerca è stata fortemente limitata dalla chiusura del museo. Ora che finalmente siamo tornati agli onori del mondo, molti sono gli enti che desiderano collaborare con noi e tra questi l’Università degli studi di Torino, il Parco Alpi Marittime e altri parchi più lontani. Nel museo, oltre alle attività di conservazione, catalogazione, valorizzazione, installazioni multimediali, promuoviamo studi e pubblicazioni. Abbiamo grandi scienziati capaci e con una grande passione per il loro lavoro.
Quali sono i valori fondanti la sua vita?
La libertà di essere, la tenacia, la passione per ciò che faccio, ma soprattutto l’amore per la vita e per le sue infinite strade. Il cardine sono gli amici e la mia famiglia: moglie e due figli cui sono legatissimo, ma che ora viaggiando ogni giorno in treno da Borgo San Dalmazzo dove risiedo, riesco a vedere solo alla sera. Io sono cuneese, mia moglie è borgarina. Posso dire che per me il museo sta diventando anche una bella famiglia?
Qualche consiglio per la visita del museo.
Gli orari sono dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 18.30, chiuso il martedì. Consiglio la prenotazione online del biglietto per le visite del sabato e della domenica. Occorre preventivare circa un’ora e mezza per la visita.
cultura
Visitare un museo di scienze naturali è una imperdibile occasione per nuove scoperte nel mondo della natura e della cultura scientifica che oggi conosce un nuovo favore del pubblico, ma che per molti decenni è stata considerata una sorta di sapere “minimo”. Per me è anche una occasione per colloquiare con il nuovo direttore, l’ingegnere cuneese Marco Fino che si presta a farmi da guida per il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Nelle sale affollatissime del museo sono presenti tante famiglie con bambini piccoli che osservano curiosi e divertiti e anche gli adulti esprimono a parole e a gesti grande interesse e meraviglia davanti ai reperti e ai percorsi di tipo narrativo negli spazi espositivi. Vengo coinvolta da una euforia insolita in un luogo museale e le parole del direttore non mi trasmettono solo una profonda conoscenza di un ricco patrimonio scientifico, ma anche un contagioso entusiasmo.
Come è avvenuto il passaggio da ingegnere elettrico a direttore di un museo?
Come atterrare su un pianeta alieno... Sono stato per anni un funzionario che si occupava di energia e le fonti rinnovabili della Provincia di Cuneo, ma ultimamente cercavo nuove opportunità per nuove sfide. Ho così partecipato e vinto un concorso regionale che mi ha offerto la carica di direttore del Museo Regionale di Scienze Naturali rimasto chiuso per 10 anni dopo l’esplosione di una bombola di gas il 3 agosto 2013. Io vi ho messo piede il 17 maggio 2023 con l’impegno di riaprirlo entro la fine dell’anno. Il lavoro da fare non era poco: le sezioni espositive occupano 10.000 mq su una superficie totale di 20.000 mq. L’entusiasmo, unito al gusto del bello, mi è stato un prezioso alleato nel vincere una scommessa che sembrava quasi impossibile. Abbiamo riaperto il 12 gennaio 2024 grazie al grande lavoro di una squadra molto affiatata: 9 scienziati, 2 addetti alla comunicazione, 4 impiegate amministrative e il sottoscritto. Il patrimonio è costituito da circa sette milioni di reperti, compresi anche i modelli. Guardi ora questa raccolta botanica: ogni foglia è diversa e si è adattata all’ambiente in cui vive. Non è meraviglioso?
La natura non finisce mai di stupirci. Quali sono gli elementi più curiosi, più famosi, più rari delle vostre collezioni?
Il più famoso è l’elefante Fritz, donato dal vicerè d’Egitto nel 1826 al re Carlo Felice e allora ospitato nel serraglio della palazzina di caccia di Stupinigi. Si era molto affezionato al suo custode e, quando questi morì, non volle accettare il nuovo custode. Voglio precisare che noi ricerchiamo le storie legate ai reperti esposti e che così entrano anche nelle nostre vite. Posso inoltre citare la tigre che rievoca quella celebrata da Emilio Salgari, assiduo frequentatore dell’antico Museo di zoologia. Aggiungo il modello in resina dell’esemplare del mastodonte di sette metri, il cui originale è stato rinvenuto nel 1880 a Villafranca d’Asti. Nelle collezioni paleontologiche sono conservati, anche se incompleti, due scheletri di mammiferi tipici dei sedimenti quaternari della pampa argentina: il Megatherium americanum e il Glyptodon clavipes. Questi resti sono emblematici di come sia difficile conservare le collezioni perchè, ritrovati nella prima metà dell’Ottocento, subirono i danni del lungo viaggio in nave, quelli dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale e successivamente le lesioni causate dalle infiltrazioni d’acqua. Un’altra curiosità è il meteorite caduto nei pressi di Casale Monferrato nel 1868 e altri ancora che sono oggetto di attenta ricerca. Teniamo presente che il museo conserva un gran numero di collezioni entomologiche di importanza mondiale, un patrimonio unico nel panorama museale italiano. Una scatola di farfalle esotiche raccolte dal poeta Guido Gozzano ricorda i suoi interessi di “letterato entomologo”. Sono presenti inoltre diversi esemplari di uccelli scomparsi che attirano l’interesse di molte Università straniere.
Può elencare i percorsi tematici del museo?
Ci sono 5 sezioni: mineralogia con petrografia e geologia, paleontologia, zoologia, botanica ed entomologia per un patrimonio di inestimabile valore. Integrano e ampliano l’attività del museo la ricchissima biblioteca e la sezione didattica che propone una gamma di percorsi educativi mirati agli studenti di ogni ordine e grado quali attività di animazione, sperimentazione di percorsi interdisciplinari e naturalistici, conferenze. Il museo è però una realtà che cresce ogni giorno. Le collezioni mineralogiche sono caratterizzate da esemplari di grande valenza ostensiva, con forme e colori che ne esaltano la bellezza. Molti campioni, per le loro caratteristiche, risvegliano il gusto del bello ed acquisiscono una funzione comunicativa. La scienza non è un gioco, ma deve essere popolare al di là del contenuto. Abbiamo curato le storie di viaggiatori naturalisti che hanno arricchito le raccolte del Museo. Dall’inizio dell’800 viaggi ed attività di ricerca hanno incrementato le nostre raccolte: dal minuscolo coleottero alla balenottera spiaggiata a Bordighera nel 1844. Guardi questi lepidotteri dalle infinite forme. Non sono bellissimi? Bizzarri, grotteschi, di tante forme e colori, superano ogni nostra fantasia. I loro adattamenti e le loro strutture sono così complessi e raffinati che noi non siamo ancora in grado di comprenderli e tantomeno imitarli.
Quale è stata la sfida più impegnativa affrontata finora e quali i prossimi obiettivi?
Certamente riaprire nell’arco di 7 mesi un museo rimasto chiuso per 10 anni non è stata una passeggiata! Ora abbiamo l’allestimento museale su 2000 mq dei 10.000 destinabili all’attività ostensiva. Per il futuro prevedo molti lavori per un ulteriore ampliamento e anche la sistemazione del cortile con nuovi servizi per il pubblico e la ristrutturazione della Chiesa di San Giovanni. Ricordiamoci che questo museo in passato era un ospedale progettato dall’architetto conte Amedeo di Castellamonte nel 1680. Nel 1978 diventò sede di museo al tempo in cui era presidente della Regione Piemonte Aldo Viglione, avvocato di Morozzo, ma vide la luce solo nel 1992. Per me sarà fondamentale relazionare i reperti agli eventi che ne hanno visto l’acquisizione, ai personaggi protagonisti di eventi e al contesto storico e sociale in cui tali eventi si sono svolti. Molti reperti, al di là del loro significato scientifico, sono resi fortemente comunicativi da circostanze spesso anedottiche e anche rilevanti per la storia della ricerca scientifica.
In tal modo si ravviva l’interesse del visitatore. Può dirci quali erano i suoi sogni da bambino?
Da bambino ne avevo tanti, troppi... Volevo fare il veterinario, ma anche il musicista e il fisico. Adolescente, mi appassionava la filosofia cui mi sono accostato con la lettura di Hermann Hesse e Luciano De Crescenzo. Amo leggere perchè la lettura è un vascello che mi porta lontano e mi fa sognare, ma soprattutto colgo il tempo per me e coltivo idee.
Quali sono i musei di Scienze naturali che apprezza maggiormente a livello internazionale?
Sicuramente il museo di Londra per la straordinaria sezione della storia naturale; quello di Parigi, bello ma frazionato. Il museo che dirigo non ha però nulla da invidiare perchè ha contenuti unici ed è valorizzato in modo diverso.
Che cosa può dirci della ricerca e delle collaborazioni con altri enti?
Purtroppo negli ultimi anni la ricerca è stata fortemente limitata dalla chiusura del museo. Ora che finalmente siamo tornati agli onori del mondo, molti sono gli enti che desiderano collaborare con noi e tra questi l’Università degli studi di Torino, il Parco Alpi Marittime e altri parchi più lontani. Nel museo, oltre alle attività di conservazione, catalogazione, valorizzazione, installazioni multimediali, promuoviamo studi e pubblicazioni. Abbiamo grandi scienziati capaci e con una grande passione per il loro lavoro.
Quali sono i valori fondanti la sua vita?
La libertà di essere, la tenacia, la passione per ciò che faccio, ma soprattutto l’amore per la vita e per le sue infinite strade. Il cardine sono gli amici e la mia famiglia: moglie e due figli cui sono legatissimo, ma che ora viaggiando ogni giorno in treno da Borgo San Dalmazzo dove risiedo, riesco a vedere solo alla sera. Io sono cuneese, mia moglie è borgarina. Posso dire che per me il museo sta diventando anche una bella famiglia?
Qualche consiglio per la visita del museo.
Gli orari sono dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 18.30, chiuso il martedì. Consiglio la prenotazione online del biglietto per le visite del sabato e della domenica. Occorre preventivare circa un’ora e mezza per la visita.
Le mille meraviglie del Museo Regionale di Scienze Naturali
10 marzo 2024
Cuneo
Visitare un museo di scienze naturali è una imperdibile occasione per nuove scoperte nel mondo della natura e della cultura scientifica che oggi conosce un nuovo favore del pubblico, ma che per molti decenni è stata considerata una sorta di sapere “minimo”. Per me è anche una occasione per colloquiare con il nuovo direttore, l’ingegnere cuneese Marco Fino che si presta a farmi da guida per il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Nelle sale affollatissime del museo sono presenti tante famiglie con bambini piccoli che osservano curiosi e divertiti e anche gli adulti esprimono a parole e a gesti grande interesse e meraviglia davanti ai reperti e ai percorsi di tipo narrativo negli spazi espositivi. Vengo coinvolta da una euforia insolita in un luogo museale e le parole del direttore non mi trasmettono solo una profonda conoscenza di un ricco patrimonio scientifico, ma anche un contagioso entusiasmo.
Come è avvenuto il passaggio da ingegnere elettrico a direttore di un museo?
Come atterrare su un pianeta alieno... Sono stato per anni un funzionario che si occupava di energia e le fonti rinnovabili della Provincia di Cuneo, ma ultimamente cercavo nuove opportunità per nuove sfide. Ho così partecipato e vinto un concorso regionale che mi ha offerto la carica di direttore del Museo Regionale di Scienze Naturali rimasto chiuso per 10 anni dopo l’esplosione di una bombola di gas il 3 agosto 2013. Io vi ho messo piede il 17 maggio 2023 con l’impegno di riaprirlo entro la fine dell’anno. Il lavoro da fare non era poco: le sezioni espositive occupano 10.000 mq su una superficie totale di 20.000 mq. L’entusiasmo, unito al gusto del bello, mi è stato un prezioso alleato nel vincere una scommessa che sembrava quasi impossibile. Abbiamo riaperto il 12 gennaio 2024 grazie al grande lavoro di una squadra molto affiatata: 9 scienziati, 2 addetti alla comunicazione, 4 impiegate amministrative e il sottoscritto. Il patrimonio è costituito da circa sette milioni di reperti, compresi anche i modelli. Guardi ora questa raccolta botanica: ogni foglia è diversa e si è adattata all’ambiente in cui vive. Non è meraviglioso?
La natura non finisce mai di stupirci. Quali sono gli elementi più curiosi, più famosi, più rari delle vostre collezioni?
Il più famoso è l’elefante Fritz, donato dal vicerè d’Egitto nel 1826 al re Carlo Felice e allora ospitato nel serraglio della palazzina di caccia di Stupinigi. Si era molto affezionato al suo custode e, quando questi morì, non volle accettare il nuovo custode. Voglio precisare che noi ricerchiamo le storie legate ai reperti esposti e che così entrano anche nelle nostre vite. Posso inoltre citare la tigre che rievoca quella celebrata da Emilio Salgari, assiduo frequentatore dell’antico Museo di zoologia. Aggiungo il modello in resina dell’esemplare del mastodonte di sette metri, il cui originale è stato rinvenuto nel 1880 a Villafranca d’Asti. Nelle collezioni paleontologiche sono conservati, anche se incompleti, due scheletri di mammiferi tipici dei sedimenti quaternari della pampa argentina: il Megatherium americanum e il Glyptodon clavipes. Questi resti sono emblematici di come sia difficile conservare le collezioni perchè, ritrovati nella prima metà dell’Ottocento, subirono i danni del lungo viaggio in nave, quelli dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale e successivamente le lesioni causate dalle infiltrazioni d’acqua. Un’altra curiosità è il meteorite caduto nei pressi di Casale Monferrato nel 1868 e altri ancora che sono oggetto di attenta ricerca. Teniamo presente che il museo conserva un gran numero di collezioni entomologiche di importanza mondiale, un patrimonio unico nel panorama museale italiano. Una scatola di farfalle esotiche raccolte dal poeta Guido Gozzano ricorda i suoi interessi di “letterato entomologo”. Sono presenti inoltre diversi esemplari di uccelli scomparsi che attirano l’interesse di molte Università straniere.
Può elencare i percorsi tematici del museo?
Ci sono 5 sezioni: mineralogia con petrografia e geologia, paleontologia, zoologia, botanica ed entomologia per un patrimonio di inestimabile valore. Integrano e ampliano l’attività del museo la ricchissima biblioteca e la sezione didattica che propone una gamma di percorsi educativi mirati agli studenti di ogni ordine e grado quali attività di animazione, sperimentazione di percorsi interdisciplinari e naturalistici, conferenze. Il museo è però una realtà che cresce ogni giorno. Le collezioni mineralogiche sono caratterizzate da esemplari di grande valenza ostensiva, con forme e colori che ne esaltano la bellezza. Molti campioni, per le loro caratteristiche, risvegliano il gusto del bello ed acquisiscono una funzione comunicativa. La scienza non è un gioco, ma deve essere popolare al di là del contenuto. Abbiamo curato le storie di viaggiatori naturalisti che hanno arricchito le raccolte del Museo. Dall’inizio dell’800 viaggi ed attività di ricerca hanno incrementato le nostre raccolte: dal minuscolo coleottero alla balenottera spiaggiata a Bordighera nel 1844. Guardi questi lepidotteri dalle infinite forme. Non sono bellissimi? Bizzarri, grotteschi, di tante forme e colori, superano ogni nostra fantasia. I loro adattamenti e le loro strutture sono così complessi e raffinati che noi non siamo ancora in grado di comprenderli e tantomeno imitarli.
Quale è stata la sfida più impegnativa affrontata finora e quali i prossimi obiettivi?
Certamente riaprire nell’arco di 7 mesi un museo rimasto chiuso per 10 anni non è stata una passeggiata! Ora abbiamo l’allestimento museale su 2000 mq dei 10.000 destinabili all’attività ostensiva. Per il futuro prevedo molti lavori per un ulteriore ampliamento e anche la sistemazione del cortile con nuovi servizi per il pubblico e la ristrutturazione della Chiesa di San Giovanni. Ricordiamoci che questo museo in passato era un ospedale progettato dall’architetto conte Amedeo di Castellamonte nel 1680. Nel 1978 diventò sede di museo al tempo in cui era presidente della Regione Piemonte Aldo Viglione, avvocato di Morozzo, ma vide la luce solo nel 1992. Per me sarà fondamentale relazionare i reperti agli eventi che ne hanno visto l’acquisizione, ai personaggi protagonisti di eventi e al contesto storico e sociale in cui tali eventi si sono svolti. Molti reperti, al di là del loro significato scientifico, sono resi fortemente comunicativi da circostanze spesso anedottiche e anche rilevanti per la storia della ricerca scientifica.
In tal modo si ravviva l’interesse del visitatore. Può dirci quali erano i suoi sogni da bambino?
Da bambino ne avevo tanti, troppi... Volevo fare il veterinario, ma anche il musicista e il fisico. Adolescente, mi appassionava la filosofia cui mi sono accostato con la lettura di Hermann Hesse e Luciano De Crescenzo. Amo leggere perchè la lettura è un vascello che mi porta lontano e mi fa sognare, ma soprattutto colgo il tempo per me e coltivo idee.
Quali sono i musei di Scienze naturali che apprezza maggiormente a livello internazionale?
Sicuramente il museo di Londra per la straordinaria sezione della storia naturale; quello di Parigi, bello ma frazionato. Il museo che dirigo non ha però nulla da invidiare perchè ha contenuti unici ed è valorizzato in modo diverso.
Che cosa può dirci della ricerca e delle collaborazioni con altri enti?
Purtroppo negli ultimi anni la ricerca è stata fortemente limitata dalla chiusura del museo. Ora che finalmente siamo tornati agli onori del mondo, molti sono gli enti che desiderano collaborare con noi e tra questi l’Università degli studi di Torino, il Parco Alpi Marittime e altri parchi più lontani. Nel museo, oltre alle attività di conservazione, catalogazione, valorizzazione, installazioni multimediali, promuoviamo studi e pubblicazioni. Abbiamo grandi scienziati capaci e con una grande passione per il loro lavoro.
Quali sono i valori fondanti la sua vita?
La libertà di essere, la tenacia, la passione per ciò che faccio, ma soprattutto l’amore per la vita e per le sue infinite strade. Il cardine sono gli amici e la mia famiglia: moglie e due figli cui sono legatissimo, ma che ora viaggiando ogni giorno in treno da Borgo San Dalmazzo dove risiedo, riesco a vedere solo alla sera. Io sono cuneese, mia moglie è borgarina. Posso dire che per me il museo sta diventando anche una bella famiglia?
Qualche consiglio per la visita del museo.
Gli orari sono dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 18.30, chiuso il martedì. Consiglio la prenotazione online del biglietto per le visite del sabato e della domenica. Occorre preventivare circa un’ora e mezza per la visita.