editoriale

I “lobbisti” e la pressione su legislatori e governanti per tutelare gli interessi di una società commerciale

10 marzo 2024

Cuneo

Amazon (foto Pixabay) (foto Pixabay) Il 27 febbraio scorso, il Parlamento europeo ha revocato i permessi di ingresso a 14 lobbisti di Amazon. Le ragioni del provvedimento stanno nel reiterato rifiuto di Amazon di collaborare con le autorità comunitarie (nello specifico, con la Commissione per l’occupazione e gli affari sociali) per chiarire la propria posizione rispetto alle ripetute accuse di violazione dei diritti dei lavoratori, come quello di assemblea, contrattazione collettiva e di veder riconosciute condizioni di lavoro dignitose e giuste. Il leader delle vendite online, tuttavia, non rimarrà senza rappresentanti presso l’Unione Europea. Come riportato da “The Good Lobby” (organizzazione no profit impegnata nell’ambito delle relazioni democratiche tra istituzioni e cittadinanza), le attività di Amazon in Europa sono gestite da tredici diverse società specializzate nel settore, oltre a due ulteriori organizzazioni che hanno dichiarato i propri rapporti con il colosso statunitense. Parrebbe, quindi, che la notizia non sia tanto l’allontanamento di una sparuta minoranza dei lobbisti di Amazon, quanto la constatazione della massiccia presenza di specialisti della pressione su legislatori e governanti che, dichiaratamente ed esplicitamente, lavorano presso le istituzioni con l’obiettivo di tutelare gli interessi di una società commerciale di primaria importanza a livello globale. Constatato che le lobby sono estremamente attive a livello comunitario, per ciò che riguarda l’Italia, si deve osservare che si tratta di attività di cui non si sa molto, anche perché i tentativi di regolamentazione non hanno avuto, fino ad oggi, seguito. Nel 2023 è ricominciato l’iter parlamentare interrotto nel 2022, quando una proposta di legge già approvata dalla Camera non è stata esaminata in tempo dal Senato, prima della crisi di governo che ha portato alle elezioni. L’auspicio è che sia la volta buona, anche se non è difficile immaginare che gli interessi contrari alla regolamentazione sono molti e adeguatamente rappresentati. Nell’Unione Europea le cose funzionano diversamente, almeno in teoria. Esiste, infatti, un registro per la trasparenza, gestito congiuntamente dal Parlamento europeo, dal Consiglio dell’Unione europea e dalla Commissione europea; il registro è liberamente accessibile ai cittadini per reperire informazioni sulle attività di rappresentanza di interessi presso le istituzioni dell’UE. Tutti i soggetti iscritti nel registro devono rispettare il relativo Codice di condotta. Al 3 marzo 2024 risultavano 12.501 iscritti, dei quali 3.638 rappresentano interessi commerciali, 582 promuovono gli interessi dei loro clienti e 8.282 tutelano il proprio interesse o quelli collettivi dei loro membri. Il registro rappresenta, senza dubbio, un buon inizio, ma sono in molti a osservare come le regole a presidio della correttezza e della trasparenza delle iniziative comunitarie dovrebbero essere rafforzate. Secondo gli addetti ai lavori, infatti, sarebbe necessario prevedere che anche i funzionari di Stati non appartenenti all’Unione Europea siano soggetti all’obbligo di iscrizione e ai connessi doveri derivanti dal Codice di condotta. Oggi, infatti, le rappresentanze di stati terzi non sono tenute a iscriversi e a dichiarare le attività di pressione, con tutto quanto ne consegue in termini di potenziale opacità di alcuni processi decisionali. Un’altra misura ritenuta quanto mai opportuna è quella di estendere il perimetro e il periodo delle incompatibilità. E’ già capitato, infatti, che funzionari ed esponenti politici abbiano agito quali lobbisti neppure due anni dopo la cessazione dall’incarico, con evidenti dubbi sulla legittimità dell’utilizzo di esperienza acquisita in occasione dell’incarico istituzionale. A ben vedere, tuttavia, quello che pare necessario rafforzare è una adeguata consapevolezza su questi temi che, a sua volta, sia alimentata da una informazione seria e porti a mettere in atto linee di azione efficaci. Se le grandi realtà commerciali investono tante energie e tante risorse per rappresentare i propri interessi, altrettanto dovrebbero fare reti di associazioni, enti no profit e terzo settore. La sproporzione di risorse finanziarie non deve scoraggiare né, tanto meno, spaventare. Sarebbe un errore, infatti, sottovalutare la forza di un’idea giusta adeguatamente supportata e rappresentata.  
Parlamento europeo Unione europea Andrea Graziano Bernardi lobbisti