Così sembrano quelli vissuti dal protagonista di “Perfect days”, l’ultimo film di Wim Wenders, giorni caratterizzati da una ripetitività che diventa ritualità, finalizzata a preservare qualcosa. Siamo a Tokyo e Hirayama indossa ogni mattina una dignitosa tuta blu su cui è scritto “Tokyo Toilet” e si avvia con il suo furgoncino carico di scope a pulire i bagni pubblici della città. Lo fa con molta cura (il collega gli chiede: "Ma perché, se tanto si sporcano subito?") e con rispetto estremo per gli utenti: se arrivano mentre lui sta pulendo, esce con discrezione. Sorride sempre, resta in silenzio. Ogni mattina compie gli stessi gesti: prende un caffè al distributore automatico, in auto ascolta vecchie audiocassette. Niente digitale, solo analogico anche per la macchina fotografica con cui scatta ogni giorno in pausa pranzo una foto allo stesso albero e allo stesso ritaglio di cielo. La sera passa nello stesso locale e prima di addormentarsi sul tatami legge qualche pagina da un libro. Il punto non è tanto quello che succede (anche se si inseriscono alcuni incontri, che segnano lievi svolte narrative), il punto è entrare come spettatori in questa ritualità, nella bolla protettiva che il protagonista ha costruito con cura e in cui sta bene e grazie a cui riesce a far star bene anche quelli che incontra. Qualcosa da cui ha dovuto proteggersi c’è: lo si comprende dal breve incontro con la sorella benestante, che allude a un padre difficile, a un passato doloroso, a cui il protagonista non vuole tornare. Si congeda abbracciandola e torna nella sua bolla fatta di piccoli gesti, di sguardi attenti al movimento delicato delle cose, rispettosi dello spazio occupato dagli altri. È una bolla apparentemente solitaria, ma viva, di una vita che qualcuno alla fine vorrà condividere. Non è la bolla alla Don Chisciotte o alla Madame Bovary, un’illusoria via di fuga, ma la bolla necessaria a preservare, come in una serra, i valori irrinunciabili, quelli che, a prescindere da quello che accade, hanno il potere di rendere i nostri giorni perfetti.
editoriale
Così sembrano quelli vissuti dal protagonista di “Perfect days”, l’ultimo film di Wim Wenders, giorni caratterizzati da una ripetitività che diventa ritualità, finalizzata a preservare qualcosa. Siamo a Tokyo e Hirayama indossa ogni mattina una dignitosa tuta blu su cui è scritto “Tokyo Toilet” e si avvia con il suo furgoncino carico di scope a pulire i bagni pubblici della città. Lo fa con molta cura (il collega gli chiede: "Ma perché, se tanto si sporcano subito?") e con rispetto estremo per gli utenti: se arrivano mentre lui sta pulendo, esce con discrezione. Sorride sempre, resta in silenzio. Ogni mattina compie gli stessi gesti: prende un caffè al distributore automatico, in auto ascolta vecchie audiocassette. Niente digitale, solo analogico anche per la macchina fotografica con cui scatta ogni giorno in pausa pranzo una foto allo stesso albero e allo stesso ritaglio di cielo. La sera passa nello stesso locale e prima di addormentarsi sul tatami legge qualche pagina da un libro. Il punto non è tanto quello che succede (anche se si inseriscono alcuni incontri, che segnano lievi svolte narrative), il punto è entrare come spettatori in questa ritualità, nella bolla protettiva che il protagonista ha costruito con cura e in cui sta bene e grazie a cui riesce a far star bene anche quelli che incontra. Qualcosa da cui ha dovuto proteggersi c’è: lo si comprende dal breve incontro con la sorella benestante, che allude a un padre difficile, a un passato doloroso, a cui il protagonista non vuole tornare. Si congeda abbracciandola e torna nella sua bolla fatta di piccoli gesti, di sguardi attenti al movimento delicato delle cose, rispettosi dello spazio occupato dagli altri. È una bolla apparentemente solitaria, ma viva, di una vita che qualcuno alla fine vorrà condividere. Non è la bolla alla Don Chisciotte o alla Madame Bovary, un’illusoria via di fuga, ma la bolla necessaria a preservare, come in una serra, i valori irrinunciabili, quelli che, a prescindere da quello che accade, hanno il potere di rendere i nostri giorni perfetti.
Giorni perfetti
08 marzo 2024
Cuneo
Così sembrano quelli vissuti dal protagonista di “Perfect days”, l’ultimo film di Wim Wenders, giorni caratterizzati da una ripetitività che diventa ritualità, finalizzata a preservare qualcosa. Siamo a Tokyo e Hirayama indossa ogni mattina una dignitosa tuta blu su cui è scritto “Tokyo Toilet” e si avvia con il suo furgoncino carico di scope a pulire i bagni pubblici della città. Lo fa con molta cura (il collega gli chiede: "Ma perché, se tanto si sporcano subito?") e con rispetto estremo per gli utenti: se arrivano mentre lui sta pulendo, esce con discrezione. Sorride sempre, resta in silenzio. Ogni mattina compie gli stessi gesti: prende un caffè al distributore automatico, in auto ascolta vecchie audiocassette. Niente digitale, solo analogico anche per la macchina fotografica con cui scatta ogni giorno in pausa pranzo una foto allo stesso albero e allo stesso ritaglio di cielo. La sera passa nello stesso locale e prima di addormentarsi sul tatami legge qualche pagina da un libro. Il punto non è tanto quello che succede (anche se si inseriscono alcuni incontri, che segnano lievi svolte narrative), il punto è entrare come spettatori in questa ritualità, nella bolla protettiva che il protagonista ha costruito con cura e in cui sta bene e grazie a cui riesce a far star bene anche quelli che incontra. Qualcosa da cui ha dovuto proteggersi c’è: lo si comprende dal breve incontro con la sorella benestante, che allude a un padre difficile, a un passato doloroso, a cui il protagonista non vuole tornare. Si congeda abbracciandola e torna nella sua bolla fatta di piccoli gesti, di sguardi attenti al movimento delicato delle cose, rispettosi dello spazio occupato dagli altri. È una bolla apparentemente solitaria, ma viva, di una vita che qualcuno alla fine vorrà condividere. Non è la bolla alla Don Chisciotte o alla Madame Bovary, un’illusoria via di fuga, ma la bolla necessaria a preservare, come in una serra, i valori irrinunciabili, quelli che, a prescindere da quello che accade, hanno il potere di rendere i nostri giorni perfetti.