editoriale

L’azzardo morale: quando il fallimento non ricade su chi ne è responsabile

25 febbraio 2024

Cuneo

euro (foto Pixabay) (foto Pixabay) Il “moral hazard”, in italiano il “rischio morale” o “azzardo morale” è un principio caro ai puristi del capitalismo e descrive una situazione in cui i rischi del fallimento non ricadono su chi ne è responsabile. Da questa affermazione deriva l’idea che sia moralmente deplorevole chiedere che una comunità si faccia carico dei fallimenti dei singoli poiché, così facendo, si consente a chi si è macchiato della colpa dell’insuccesso di scaricare sulla collettività le conseguenze della propria incapacità. I richiami a una certa etica del successo riservato solo a chi se lo merita sono evidenti, così comele influenze di correnti di pensiero che vedevano (e vedono) con favore i processi di selezione attraverso l’eliminazione di chi non ce la fa. Già nel medioevo, in ambito commerciale, il fallimento era considerato una colpa e lo stigma sociale che ne conseguiva aveva connotati pubblici solo in parte legati alla necessità di prevenire il contagio delle vicende finanziarie sfavorevoli. La stessa parola “bancarotta” deriva da “banco rotto” perché, tra i banchieri, il banco di chi non onorava i propri impegni commerciali veniva letteralmente fatto a pezzi, per dare pubblicità al fatto che quel certo operatore era inadempiente. Lo scopo era, innanzitutto, di natura informativa, per mettere tutti sull’avviso sull’insolvenza del malcapitato; la distruzione del banco, però, aveva anche una valenza simbolica e afflittiva nei confronti di chi aveva fallito. L’idea della colpa necessariamente legata al fallimento è profondamente radicata anche nella nostra cultura. Basti pensare al mito, opposto, del merito e del successo, che si riflette nella tanto celebrata “meritocrazia”, per la quale deve emergere solo chi se lo merita; tutto ciò, senza considerare la situazione di partenza che ha consentito al “meritocrate” di fare meglio di altri (sempre che di “meglio” possa davvero parlarsi) e senza valutare le oggettive situazioni di svantaggio iniziale di chi non ha potuto neppure pensare di partecipare alla competizione. Comunque la si pensi al riguardo, la teoria dell’azzardo morale andrebbe riletta alla luce di almeno tre considerazioni di ordine economico e sociale. Per cominciare, infatti, uno sguardo globale sulle dinamiche economiche odierne non può che notare la stretta inter-relazione tra le sorti di ognuno. Se mai c’è stato un tempo in cui si poteva credere che i successi di alcuni e gli insuccessi di altri non siano legati tra loro e non abbiano effetto su tutta la collettività, oggi questo tipo di approccio sarebbe oggettivamente ingenuo. Basta osservare quanto capita nel commercio dall’avvento dei giganti del web. Le molte attività commerciali che non sono sopravvissute hanno dovuto fronteggiare una concorrenza oggettivamente impossibile da sostenere. Cercare di trovare una colpa in chi non ha retto di fronte allo strapotere finanziario, logistico e tecnologico di Amazon non avrebbe senso. Sono sotto gli occhi di tutti gli esiti di questa (impari) competizione in termini di occupazione e di vitalità del tessuto urbano. In secondo luogo, si deve constatare come il principio dell’azzardo morale si sia rivelato inapplicabile proprio nelle situazioni in cui, probabilmente, sarebbe stato doveroso farlo. Anche in tempi recenti, i salvataggi a carico della collettività di banche e realtà imprenditoriali di grandi dimensioni sono stati giustificati dalla necessità di evitare gravi ripercussioni su tutto il sistema. In queste circostanze, i dettami dell’azzardo morale sono stati (giustamente) dimenticati oppure sospesi. È stato un bene che alcune banche siano state salvate a spese della collettività. Forse, sarebbe stato opportuno introdurre regole che evitassero il ripetersi di scelte che avevano determinato i dissesti e, a maggior ragione, prevedere meccanismi di restituzione sociale dei benefici ricevuti, magari sotto forma di tassi di favore per i prestiti a famiglie e imprese o, addirittura, in divieti di distribuzione di utili al di sopra di una certa soglia. Infine, rispetto all’azzardo morale, dovrebbe valere la considerazione che il vero fallimento da non alimentare è proprio quello dell’economia di mercato dura e pura, per come è stata intesa e praticata anche in tempi recenti. Sono talmente tanti i fallimenti del capitalismo senza freni a livello globale e locale che, in effetti, il vero azzardo morale è quello di continuare a dare fiducia e credito ai guru del profitto a ogni costo.
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