editoriale

La “generazione della psicoterapia”

12 febbraio 2024

Cuneo

Studio di psicoterapia (foto Pixabay) (foto Pixabay) La “generazione della psicoterapia” è quella dei giovani adulti, culturalmente e concretamente molto attenti alla salute mentale. Alla loro, in primis. Si tratta di quel 60 per cento di under 35 che nel 2022 ha fatto richiesta del “bonus psicologo”. Vanno in terapia con naturalezza, ne parlano senza imbarazzo: “Martedì non posso, perché vado dalla/dallo ‘psi’”. Si tratta di una pratica normalizzata: c’è la salute fisica, per mantenere la quale vado dal medico, dal dietologo, in palestra o a pilates, e poi c’è quella mentale, per cui mi prendo cura delle mie ferite emotive, dell’ansia da troppa pressione, della rabbia inespressa, con lo scopo di diventare una migliore versione di me e di non andare in giro come una bomba a orologeria. Hanno capito che si può vivere meglio. Anzi, si deve. Hanno capito che chi vive male intossica se stesso e gli altri. Hanno un’idea vasta dell’ecologia, intesa come arte di mantenere l’ambiente in senso lato vivibile, respirabile, sostenibile. Hanno di solito molto chiaro come “non” vogliono essere, come “non” vogliono vivere. Hanno una sensibilità particolare nel cogliere il disagio di non poter essere sé stessi, del vivere in modo automatico. Vogliono scoprire com’è una vita autentica. Hanno bisogno di adultità, di coerenza, di verità (Stefania Andreoli). Dal terapeuta cercano un luogo protetto e autentico per non rimandare più l’incontro con sé stessi. Hanno bisogno di sentire che almeno lì accade ed è possibile, mentre il mondo degli adulti intorno spesso è troppo rigido e troppo sofferente per credere o testimoniare che quel tipo di spazio d’incontro sia ancora possibile. I giovani adulti invece ci credono. Per questo lo cercano. “Hanno alle spalle adulti che se sanno che vanno in terapia, non comprendono fino in fondo… si avverte nell’aria un vento di scherno. Sembra che viga il giudizio per il quale, insomma, questi giovani ne hanno sempre una, si vede che non hanno preso abbastanza calci nel sedere da piccoli e infatti adesso non sopportano niente…”, scrive Stefania Andreoli in “Perfetti o felici” (2023). E aggiunge che la sua ipotesi è che si prenda in giro l’interesse e la cura dei giovani per la salute e l’equilibrio mentali, perché ci ricordano che noi invece abbiamo ignorato di prestarvi attenzione e forse abbiamo fatto male. Irriderli ci permette di sentirci a posto, di affermare la nostra presunta salute, contro la loro presunta fragilità.
Salute mentale giovani adultii psicoterapia